A Basket Time, su Teletutto, andato in onda ieri sera, si parla delle novità societarie. CdA sciolto (l’unica a prendere parola, sui social, è stata due mattine fa la presidente uscente Graziella Bragaglio), nuovo organo «snello» presieduto dal proprietario, Mauro Ferrari, amministratore delegato di Germani Spa. Out dalla governance anche Matteo Bonetti, marito di Bragaglio, ospite della trasmissione.
Che non nega – anche se da parte della Pallacanestro Brescia manca ancora un comunicato ufficiale – e ricalca le parole dell’ormai ex numero uno della società. «La nostra vita cambia – afferma Bonetti –. Ci teniamo le cose belle, nella speranza che il progetto prosegua. Circa il futuro sono ottimista». Sebbene senza più un ruolo, lui che nel 2009 riportò la pallacanestro a Brescia, tornerà al PalaLeonessa? «Io mi nutro di questo sport – prosegue Bonetti –. È la mia vita e guarderò le partite. Sono pronto a viverle con gioia, entusiasmo e condivisione. Cito il mio amico Luca Vialli e il testamento che ha lasciato: bisogna vivere per le cose che danno gioia, insieme alle persone che ti vogliono bene». Il ricordo più bello? «Il 24 giugno 2016, la promozione in serie A».
Memorie
Bonetti, per ragioni di opportunità (ricordiamo, al momento non esiste un comunicato che presenta il nuovo CdA della Pallacanestro Brescia, del quale lo stesso dottore farebbe ancora nominalmente parte), conferma tutto parlando di un futuro personale molto diverso. Sul passato, invece, c’è molto da dire. «Mobio ha salutato e sarà titolare a Udine? Ricordo quando lo lanciammo da giovanissimo in serie C Silver... Lui e Burnell (pronto ad essere annunciato all’Olimpia Milano, ndr), in modo diverso, in questi due anni sono cresciuti in modo esponenziale anche grazie al lavoro individuale svolto da David Moss, oggi player development coach», all’epoca eroe della promozione del 2016 e protagonista dei primi anni in serie A dei biancoblù.
A proposito di mercato, stavolta in entrata, si parla con insistenza di Jarrod Uthoff, ala americana di 33 anni, nelle ultime due stagioni a Trieste. Partendo dalla panchina – dotato di ottimo tiro, movenze felpate ed eleganza – potrebbe cambiare ala piccola e ala grande. «Si incastrerebbe benissimo in un reparto lunghi che ha già Bilan e Brown III – sottolinea Bonetti –, aumentando di molto la qualità». La formazione di una squadra comincia dal playmaker. Il «sogno proibito» della Germani è Paris Lee... «Si stanno facendo nomi di un certo livello – fa notare Bonetti –. Questo anche perché la serie A sarà sempre più competitiva, con due squadre italiane in Eurolega e cinque in Eurocup».
E Matiasic riuscirà a creare la famosa «Roma 2»? «Ha preso il PalaEur, ha preso il settore giovanile (Stella Azzurra, ndr), gli manca solo il titolo per portare nella Capitale una prima squadra». Il tempo stringe. Il tempo di Bonetti dentro al Consiglio di Amministrazione della Pallacanestro Brescia è terminato. Quello da appassionato di basket non terminerà mai.



