Quando, tre anni fa, Federico Cullurà andò a giocarsi il passaggio in C alla guida del Chiari si portò dietro famiglia e bagagli. «Per forza. I play off si erano prolungati fino alla finale del 3 luglio, giocata a 40 gradi nella palestra di Agrate, e da tempo avevamo prenotato le vacanze per il giorno dopo – ricorda –. Così i miei vennero a fare il tifo in gradinata e in auto tenemmo le valigie per il viaggio. Meno male che alla fine vincemmo noi. In caso contrario avrei rovinato le ferie di tutti a furia di lamentarmi. Partimmo di notte, macinai centinaia di chilometri per arrivare a destinazione. Ma ero felice».
La vocazione
Non come quando scoprì che la panchina era la sua vera vocazione. «Giocavo ancora, e a Borgosatollo mi chiesero di guidare l’Under 19. Sembrava una cosa da pazzi. Io allenatore? Col carattere fumantino che mi ritrovavo? Litigavo sempre con gli arbitri, figurarsi che esempio potevo essere per i più giovani. Invece fu un’esperienza esaltante, vincemmo subito una partita e nel tornare a casa ero letteralmente euforico, a un semaforo rosso levai le braccia al cielo in segno di esultanza». Da allora «Cico», come tutti lo chiamano, non ha più smesso, e alle promozioni da giocatore ha aggiunto quelle da coach, tutte maturate nell’incandescente mondo delle Minors.



