Riavvolgiamo il nastro di quasi un anno e ricordiamo quando, a Copper Mountain, Giovanni Franzoni vedeva del buono nel tredicesimo posto in superG. Sappiamo tutti come è stata poi l’annata (cinque podi di cui due vittorie in Coppa del Mondo, l’argento olimpico in discesa), per questo possiamo comprendere benissimo il motivo per cui riesca a vedere il bicchiere mezzo pieno anche senza essersi classificato nel gigante di Sölden che inaugurava la stagione di Coppa del Mondo.
Motivazioni
«Ho esultato dopo aver visto il tempo della prima manche (18esimo, poi scalato di una posizione; ndr) perché è stato un percorso lungo e a parte le finali di Lillehammer, non mi qualificavo alla seconda dall’unica volta ad Adelboden nel 2022. L’ho vista come una liberazione, mi mancava avere la carica per la seconda discesa. In generale la giornata non può essere produttiva, ma è positiva anche per i prossimi appuntamenti in Nordamerica».
Franzoni guarda giustamente a ciò che poteva essere anche se non è stato, in una disciplina che – sommata al livello raggiunto nella velocità – è la base dei grandi sogni futuri. Partito con il 31, anche tra le porte larghe il finanziere gardesano ha dimostrato di aver fatto un upgrade importante, chiudendo 19esimo la prima discesa con il miglior tempo nel tratto di scorrimento finale. La top15 era alla portata, un errore su un dosso nel finale della seconda discesa gli ha precluso punti importanti.
Lato positivo
«Ho fatto vedere che ci posso stare anche in gigante – racconta Franzoni dall’Austria – e alla fine la prova mi dà consapevolezza, perché era una pista difficile per le mie caratteristiche. Peccato per il finale, ho fatto un errore un po’ stupido, ma non posso essere arrabbiato. Gli ultimi giorni sono stati ok a livello tecnico e questo è importante anche a livello della velocità».
La sensibilità mostrata nello scorrimento finale è l’aspetto che invita all’ottimismo. Ma Franzoni va oltre la pista e spiega perché questo non-risultato va inquadrato come un bicchiere mezzo pieno. «Sono contento di come ho reagito alla prima gara da atleta top – dice il vincitore della scorsa discesa di Kitzbühel – perché è stata un’estate impegnativa a livello di media, di domande, di pressioni. Ma una volta al cancelletto, mi sono ricordato ancora di come si gareggia libero di mente. L’avvicinamento l’ho subito un pochino a livello mentale, ho faticato».
Una confessione a cuore aperto, con la consapevolezza di chi a quel livello non è arrivato per caso: «Era la prima volta che mi sentivo così ansioso. Non per le gare in sé, ma per tutto l’insieme. E invece sono contento perché ho capito che so quello che devo fare. Posso quasi dire – scherza il polivalente di Manerba – che le vacanze per me iniziano adesso».
Come già anticipato, in programma per lui ci sono anche i prossimi giganti di Copper Mountain e Beaver Creek, all’interno del programma della velocità. «Vediamo se riesco a tenere tra le porte larghe perché la polivalenza è sempre più difficile, ma ho le idee chiare su cosa devo fare in questa disciplina. Dopo gli allenamenti sono più consapevole, devo solamente trovare degli automatismi e della confidenza per i punti più difficili. Guardo sempre al quadro generale e mai al singolo risultato. La strada è giusta, sono positivo anche per la velocità».
Riavvolgiamo il nastro a un anno fa. C’era del buono ed è stata costruita una stagione memorabile. C’è del buono oggi e si possono coltivare sogni.



