Scelte e lungimiranza: così nascono i trionfi dell’Atletica Brescia 1950

I vertici del club in visita al Giornale di Brescia: «È tutto frutto di un processo naturale e graduale»
Mario Nicoliello
La festa per l'ottavo scudetto dell'Atletica Brescia 1950 - Foto Francesca Grana/Fidal
La festa per l'ottavo scudetto dell'Atletica Brescia 1950 - Foto Francesca Grana/Fidal

Otto scudetti consecutivi non nascono per caso, eppure non è possibile ravvisare un momento spartiacque. La crescita dell’Atletica Brescia 1950 è stata costante e i risultati sono frutto di una costruzione paziente, durata anni, fatta di scelte tecniche, programmazione e soprattutto di una cultura sportiva che ha trasformato la squadra in una famiglia.

A raccontarlo sono il presidente Sebastiano Di Pasquale e il vicepresidente Stefano Peli, ospiti ieri pomeriggio della redazione sportiva del Giornale di Brescia. «È stato un processo naturale e graduale», spiegano. Nessuna rivoluzione improvvisa, né un momento preciso in cui tutto è cambiato, bensì uno sviluppo accompagnato dalla capacità di attirare atlete di livello nazionale senza perdere di vista il valore del gruppo.

Dominio

Se oggi l’Atletica Brescia 1950 domina la scena, il merito è di una generazione di campionesse che negli anni ha costruito una mentalità vincente. Tra i simboli di questo ciclo c’è Gloria Hooper, leader tecnica della squadra. A 33 anni la velocista veronese continua a correre più forte di quanto facesse da giovane e nella recente finale Oro ha contribuito con ben 36 punti (prima in 100, 200 e 4x100). Accanto a lei ci sono atlete di spessore come Anna Polinari e Alice Mangione, pilastri dei 400 metri, perfettamente intercambiabili ad alto livello: la prima ha gareggiato in Coppa dei Campioni, la seconda nella Finale Oro di Rieti.

L’elemento decisivo è l’attaccamento alla maglia e qui l’esempio emblematico è quello della martellista Agata Gremi, capitana della squadra e punto di riferimento umano prima ancora che tecnico. «Nessuno sente la divisa dell’Atletica Brescia come lei», raccontano i dirigenti. Gremi è l’emblema di una filosofia che ha permesso alla società di creare un’identità forte, capace di andare oltre il singolo risultato. È anche per questo che atlete provenienti da tutta Italia accettano di vestire i colori bresciani. Tutte sanno che dovranno conquistarsi il posto e confrontarsi con una concorrenza interna elevatissima.

Il motore

Una competizione che diventa il motore del miglioramento, come dimostra la bresciana Alexandra Almici, una delle rivelazioni più belle della stagione in corso. La mezzofondista ha compiuto un salto di qualità importante proprio grazie a un ambiente dove nessun ruolo è garantito. La crescita delle compagne e la continua sfida interna hanno contribuito a far emergere il suo talento anche negli 800, fino a renderla protagonista di un’incredibile vittoria in rimonta nel caldo ambiente sabino.

Negli anni il club ha saputo anche rafforzare la propria struttura economica. Il budget è più che raddoppiato rispetto al passato (si viaggia sui 250 mila euro) perché sostenere una squadra da finale Oro richiede investimenti importanti. Tuttavia la forza dell’Atletica Brescia 1950 non è mai stata acquistare le migliori atlete sul mercato: «Non puoi pensare sempre di andare a comprare le nazionali», sottolineano i dirigenti. Per questo la società sta investendo sempre di più sul vivaio. Il vero segreto degli otto scudetti consecutivi è dunque la capacità di rinnovarsi senza perdere identità. Una costante ricerca di equilibri: tra esperienza e ricambio.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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