C’è modo e modo per chiudere una lunga storia d’amore. C’è chi se ne va senza mai voltarsi indietro, e chi lascia proteggendo, rispettando e dando valore a tutto quello che c’è stato. Ed è proprio così che Vincenzo Dolce ha deciso di interrompere la sua storia con l’An Brescia, con la riconoscenza di un uomo, prima ancora che di un giocatore di pallanuoto, che riserva all’umanità un peso maggiore rispetto al denaro.
Cammino
Dopo sei anni, uno storico scudetto, una medaglia di bronzo in Champions League e un’inaspettata Coppa Italia, lo «scugnizzo» si separa dalla sua Brescia e lo fa con le lacrime agli occhi: «Ci tengo a ringraziare tantissimo la società e la città perché in questi anni sono stato benissimo, venendo accolto come un figlio: mi hanno fatto sentire tutti subito a casa - racconta Dolce -. Qua sono cresciuto: arrivato che avevo 24 anni ora me ne vado che ne ho 31 e sono un uomo. È stato un percorso magnifico sia professionalmente, ma soprattutto umanamente: a Brescia lascio amici, affetti, un pezzo di cuore e una città che per me ormai è casa».

Emozioni
Una lunga pausa colmata dalle lacrime e poi il ricordo dei successi, con un pensiero speciale ai compagni d’avventura: «Quando sono arrivato nel 2020 non pensavo sarebbe stato così bello – continua –. Sono stato davvero fortunato ad avere accanto un gruppo di ragazzi magnifici, sempre, ogni anno, squadre fortissime. Non mi aspettavo di diventare un pilastro di questa società e spero di aver dato un buon esempio ai più giovani. Le emozioni dello scudetto, della Coppa Italia e del terzo posto in Champions League, sono state stupende: ringrazio il presidente Malchiodi e il patron Bonometti che mi hanno permesso di vincere senza aver mai indossato la calottina del Recco. E per me questo è un grande orgoglio».
Dolce spiega anche la scelta dell’addio: «Ho deciso con grande fatica di cambiare per fare un’esperienza diversa all’estero (in Grecia, al Panathinaikos, ndr) ma qui lascio davvero il mio cuore. Il Brescia è l’unica squadra che cerca ogni anno di cambiare per ribaltare lo scontato che questo campionato italiano ormai ci ha abituato a vivere. Ed è anche per questo che è una società che merita tantissimo rispetto e tantissimi elogi anche da parte delle istituzioni e della Federazione. Senza Brescia il campionato sarebbe fallimentare».
E così la storia non racconta di veloci e fredde strette di mano, ma di lunghi abbracci silenziosi: «Ho vissuto emozioni vere, sia quelle tristi sia quelle belle – conclude Dolce –. Auguro all’An il meglio: di lottare sempre così, di crederci sempre fino alla fine, e di vincere ancora nei prossimi anni. Noi ci rincontreremo, magari da avversari, magari ancora dalla stessa parte, ma in altre vesti. È stato tutto così magico che resterà indimenticabile».



