Ci sono calciatori che, appena ricevono la medaglia d’argento al termine di una finale persa se la tolgono immediatamente. Marcell Jacobs non appartiene a questa categoria, così sul podio di Istanbul è apparso sorridente nonostante il colore del metallo sul suo petto non fosse quello desiderato. Al termine dei 60 metri dell’Europeo indoor di Istanbul ha reso onore al compagno di squadra Ceccarelli. Avrebbe potuto abbandonare zoppicante la scena e amplificare il suo dolore fisico, ha invece continuato la recita esaltando colui che lo aveva battuto. Campioni si nasce e Marcell sin da piccolo ha sempre rispettato l’avversario.
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A queste due istantanee ne va aggiunta un’altra: sul tabellone luminoso accanto al crono del bresciano è apparsa ancora la sigla «SB», ossia primato stagionale. Per la quinta volta dopo Torun, Tokyo, Belgrado e Monaco, anche in Turchia nell’appuntamento clou Jacobs ha dato il meglio di sè. In Polonia non aveva rivali, in Giappone è andato oltre l’inimmaginabile, in Serbia il corpo lo aveva sorretto e aveva quindi sfoderato quella che sinora è la miglior volata della carriera (6’’41 e americani trafitti al fotofinish), in Germania e in riva al Bosforo è arrivato in finale zoppo e incerottato, eppure semplicemente con la testa ha stampato il miglior tempo dell’anno. Ad agosto bastò per l’oro, adesso no.



