Venticinque candeline e tanta amicizia. Al Laboratorio Lanzani la festa per il primo quarto di secolo di Freezone è stata nei giorni scorsi l’occasione per riavvolgere il nastro di una storia cominciata per scherzo e trasformatasi in una esperienza di successo all’insegna dello sport e dell’aggregazione.

Gli inizi
Le radici affondano al 2001, quando un gruppo di amici appassionati di triathlon si ritrovava quotidianamente in piscina per allenarsi. Tra una vasca e l’altra nacque l’idea di fondare la società con Germano Raddi, primo presidente, affiancato da Fabio Abbondati, Massimo Colosio, Luigi Manfredi, Franco Cavalleri, Paolo Bonardi e Marco Rossi.
Gli esordi furono scanditi dal triathlon. Già nel 2001 nacque infatti il Triathlon Freezone di Iseo, appuntamento destinato a proseguire fino al 2008 e a diventare un riferimento per gli specialisti della multidisciplina all’insegna dell’originalità: lo spumante stappato sul podio come in Formula 1, i gazebo sui campi gara quando ancora non rappresentavano un’abitudine consolidata e soprattutto un’attenzione maniacale alla sicurezza e all’accoglienza degli atleti. La società contribuì poi a riportare in vita la storica traversata a nuoto Predore-Iseo e ideò il Tuffo di Santo Stefano, il giorno dopo Natale nelle acque del Sebino.
Tante medaglie
La seconda vita di Freezone si è sviluppata nell’atletica leggera. Tra il 2012 e il 2022 il bilancio è stato di 55 medaglie ai Campionati italiani assoluti e di categoria, delle quali 37 d’oro: quattordici su pista, tredici su strada e dieci tra corsa in montagna e cross. Una parte fondamentale della crescita è stata firmata dalla squadra femminile di corsa in montagna e campestre, guidata tecnicamente da Tito Tiberti e sostenuta dal direttore sportivo Gianpietro Squassina. Con la maglia Freezone sono passate atlete come Sara Bottarelli, Monica Pont, Barbara Bani, Gloria Giudici, Elisa Ducoli, Sophia Favalli, Giulia Bellini, Silvia Radaelli, Roberta Vignati, Samira Manai e Aurora Bado.

Nel settore maschile hanno invece lasciato il segno Marco Losio, Francesco Alliegro, Simone Gobbi, Massimo Zucchi, Filippo Squassina e infine l’assoluto protagonista dell’odierno mezzofondo italiano, Francesco Pernici, campione nazionale e primatista italiano degli 800 metri. Il tutto combinando due dimensioni: da un lato occasioni di crescita a chi muoveva i primi passi, dall’altro pieno sostegno a chi coltivava ambizioni importanti. Senza dimenticare il settore giovanile, nel quale Elena Di Mella e Raffaello Alliegro hanno alimentato il ricambio generazionale e il legame con il territorio.

Ovviamente pure il triathlon ha regalato soddisfazioni agonistiche. Tra queste spicca il titolo italiano nella cronometro a squadre conquistato da Stefano Mosconi, Fabio Civera, Paolo Ciscato, Eric Ontini e Gabriele Salini, ulteriore testimonianza della capacità di Freezone di esprimersi ad alto livello in discipline differenti.
Lo spirito
Limitarsi alle medaglie significherebbe però tradire lo spirito del sodalizio, trasformatosi ben presto in una comunità dove gli allenamenti si prolungano nelle chiacchierate, le trasferte sono occasioni di amicizia e le cene sociali momenti importanti quanto le premiazioni. Si corre per migliorarsi, si gareggia per vincere, ma soprattutto ci si sente parte di qualcosa.

E come afferma l’attuale presidente Simonpietro Olivieri (il quarto della serie dopo Raddi, Arnaud Brunelli e Valentino Pellenghi) «la formula che meglio riassume il primo quarto di secolo è prendere lo sport sul serio senza prendersi troppo sul serio. Una leggerezza mai confusa con la superficialità, capace anzi di accompagnarsi alla competenza organizzativa e alla ricerca dell’eccellenza agonistica». Oggi la realtà supera i duecento tesserati tra triathlon, ciclismo e atletica, ma resta sempre basata sull’amicizia.



