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Franzoni, orgoglio e incredulità: «Sbalordito dal mio atteggiamento»

Il vicecampione olimpico della discesa: «Non mi rendo ancora conto della medaglia». Lo sportivo di Manerba del Garda si racconta a tutto tondo
Giovanni Franzoni a Casa Italia - Foto di Luca Pagliaricci Coni © www.giornaledibrescia.it
Giovanni Franzoni a Casa Italia - Foto di Luca Pagliaricci Coni © www.giornaledibrescia.it
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«Non ho ancora avuto l’occasione per realizzare quello che ho fatto e forse è un bene, così rimango focalizzato sulle prossime gare e con la fame di raccogliere altri risultati». Basta una frase a riassumere la voglia di Giovanni Franzoni: a Casa Italia a Livigno ieri è stato il momento della celebrazione dell’argento in discesa, eppure la testa andava già al futuro. Ma tra l’orgoglio, qualche rimpianto e alcuni aneddoti, il campione di Manerba del Garda si è raccontato a tutto tondo, tra pista, passioni e curiosità.

Franzoni, cosa significa quest’argento al collo?

«Fa un po’ strano, ripenso a tutto quello che è successo. A inizio stagione partivo indietro in discesa libera e ora mi ritrovo con una medaglia, nell’ultima disciplina in cui me la sarei aspettata. Sono entrato in squadra per il gigante, mi sono evoluto per il superG, non molti credevano in questa specialità e invece è quella in cui ho fatto lo step più grande. Per chi non segue lo sci la medaglia vale più di qualsiasi altra cosa, ma è stata tutta una stagione che mai mi sarei aspettato».

Quale è la cosa che più la gratifica?

«Ho dimostrato che anche nella gestione della pressione, pur arrivando all’Olimpiade in casa quasi da favorito, ho tenuto. Non me ne rendo ancora di quanto pesa questa medaglia, forse quest’estate quando sarò sotto al sole a correre ci penserò un po’ di più di quanti sacrifici ci sono stati per prenderla».

Le bruciano un po’ quei due decimi di troppo in discesa?

«Il mio skiman Coriani e il preparatore atletico Rosi hanno fatto un lavoro immenso per farmi arrivare qui in queste condizioni. Ciò che mi dà più fastidio di non aver preso l’oro è il sapere quanto è difficile arrivare ai Giochi ed essere competitivi e in forma su un certo tipo di pista. Quando il treno passa bisogna salirci in tutti i modi, l’argento vale tantissimo ed è la ciliegina su una stagione incredibile e non ancora terminata».

L'ingresso di Giovanni Franzoni a Casa Italia - Foto di Luca Pagliaricci/CONI © www.giornaledibrescia.it
L'ingresso di Giovanni Franzoni a Casa Italia - Foto di Luca Pagliaricci/CONI © www.giornaledibrescia.it

Vale di più questa medaglia o la vittoria sulla Streif?

«Fosse stato l’oro avrei detto quello, però il successo di Kitzbühel è stato qualcosa di incredibile, mi ha lasciato più il segno finora».

Ha pensato in questi giorni a quanto complicata è stata la salita per arrivare fin qui?

«Sì, gli ultimi anni sono stati tosti. Se penso che due fa ero in Coppa Europa a partire col 60 e ora sono vicecampione olimpico fa strano, ma quando le cose girano fai lo switch mentale che ti fa prendere fiducia e poi raccogli i frutti, non per caso».

Cosa le ha detto suo padre?

«È sempre stato uno abbastanza criticone, solo con me. Ma so che è un papà orgoglioso e contento dei propri figli. Mi ha detto «ce l’hai fatta, bravo», qui e a Kitzbuehel sono tra le poche volte che mi ha detto di aver sciato davvero forte. Anche io quando l’ho riguardata sono rimasto impressionato dall’atteggiamento avuto».

Già l’ha fatto quest’anno, ma dalla prossima stagione l’impegno sarà sempre più incentrato sulle tre discipline: pensa di poterlo reggere essendo sempre competitivo?

«I 500 punti Wsc erano fondamentali da raggiungere per poter partire più avanti in gigante. Non pensavo sarebbe arrivato così presto questo traguardo, adesso quest’estate ci sarà un volume davvero alto da inserire per una stagione con tre discipline. Qualche gara di gigante la scarteremo, ma l’obiettivo è fare discesa, superG e gigante».

Quali sono le sue passioni?

«La musica, qualsiasi, dal rock al rap a quella italiana, tranne l’heavy metal di Paris - scherza - perché è un po’ troppo. Mi piace spaziare, è bello ascoltare tanti generi. D’estate faccio surf e kite, uno dei pochi sport in cui posso provare le stesse situazioni sugli sci senza rischiare troppo, visto che mi sono già fatto male facendo downhill in mountain bike. Gli sport d’acqua mi appartengono fin da piccolo, è un modo per scappare dalla neve».

Ma è vero che guarda ancora i cartoni?

«Sì, mi piacciono le anime giapponesi. È un modo che in questi anni ho usato per staccare dalla realtà, estraniarmi e tornare bambino per essere in pace con la mia testa».

Le piace leggere?

«Sì, ho letto dei libri, specialmente in estate quando ho tempo libero. Soprattutto autobiografie sportive».

Notiamo che i tatuaggi sul braccio sinistro sono due ora, cosa significa?

«Uno è su un documentario e parla di un “percorso diverso”, del pugile Marvin Hagler. È stata la mia filosofia in tutta la riabilitazione del 2023. Il secondo è dedicato a Matteo Franzoso, siamo io e lui (due volatili, ndr) e in mezzo c’è il tempo del suo ultimo intermedio prima dell’incidente. L’ho fatto subito dopo a settembre».

Giovanni Franzoni con l'argento al collo - Foto di Luca Pagliaricci/CONI © www.giornaledibrescia.it
Giovanni Franzoni con l'argento al collo - Foto di Luca Pagliaricci/CONI © www.giornaledibrescia.it

Ci sarà un giorno la sciata con Sinner?

«Se lui ha voglia sì. La partita a tennis non so, dovrei iniziare a prendere lezioni perché sono scarsissimo».

Chi era il suo idolo?

«Sugli sci gigantisti e slalomisti. Ted Ligety, che ho conosciuto in questi giorni. E poi Henrik Kristoffersen, tecnicamente mi piaceva tantissimo. La velocità non la guardavo, per fortuna mi sono spostato».

Il rapporto con la velocità come nasce?

«È innato, mi piace andare con i go kart o in pista con l’auto. Una scarica adrenalina di cui ho bisogno: sono tranquillo, ma ho sempre avuto bisogno di sfoghi perché da piccolo ero iperattivo».

Parla molto bene ed è riflessivo, è sempre stato così?

«Può darsi, da piccolo papà diceva che non smettevo mai di parlare. Sicuramente è grazie all’istruzione che mi hanno dato i miei genitori, non hanno mai voluto che saltassi la scuola per lo sci. E un po’ di cultura non fa mai male».

Le piacerebbe prendere una laurea?

«Sarebbe bello, ma al momento ho altre priorità. Non ne sento il bisogno di avere un foglio in mano, ma mi informo. Se un giorno sentirò la necessità lo farò».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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