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Il dt Carca come un secondo padre: «Franzoni è davvero speciale»

Il responsabile della Nazionale azzurra: «Lo mandai in allenamento con gli svizzeri in slalom e superò Yule, Raich mi ha detto che è forte ed intelligente»
Il direttore tecnico piemontese Massimo Carca - © www.giornaledibrescia.it
Il direttore tecnico piemontese Massimo Carca - © www.giornaledibrescia.it
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«Io come un fratello maggiore? Magari più uno zio o un secondo padre, vista la differenza d’età». Dietro all’esplosione di Giovanni Franzoni, c’è un nome su tutti, quello di Max Carca. Il direttore tecnico della Nazionale italiana ha accompagnato il bresciano negli ultimi sette anni, ha puntato su di lui fin da giovane, l’ha protetto dalle critiche, ha insistito anche quando i risultati non arrivavano e alla fine si trova ora un vicecampione olimpico di discesa libera, già vincitore a Kitzbühel.

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Franzoni, la festa in hotel dopo l'argento

Il progetto

«Onestamente non pensavo nemmeno io potesse arrivare tutto così. Che potesse competere per il podio spesso sì, ma da qui ad andare quasi sempre nei tre...». Massimo Carca racconta come è nato il progetto Franzoni: «Ho fatto Coppa del Mondo in tutti i ruoli dal 2002 al 2016 (è stato anche in Canada due anni;ndr), dallo slalom alla discesa. Ho fatto un anno sabbatico, poi nel 2019 la Federazione si lamentava del poco ricambio generazionale. Avevo visto tanti ragazzi, tra cui Giovanni, Della Vite, Abruzzese ed Alliod. Ho presentato un progetto a maggio 2019, un mese prima dell’assegnazione dei Giochi a Milano Cortina. Diciamo che il tempismo è stato buono».

Gli aneddoti

Carca racconta alcuni aneddoti sul Franzoni degli esordi: «L’ho visto a delle Fis Giovani all’Abetone e quando fece l’apripista della Coppa Europa femminile a Passo San Pellegrino, un ragazzo sensibile a 360 gradi, sia a livello di sciata, che di confronto. Ho sempre avuto una grande empatia ed è sempre stato bravo in tutto, dallo slalom alla velocità. Polivalenti come lui ne abbiamo avuti pochi, forse solo Peter Fill».

La multilateralità delle discipline è stata la base del progetto di Carca e del suo staff. Che Franzoni volesse fare lo slalomista è risaputo, ma il tecnico piemontese racconta una cosa inedita: «A dicembre 2020 c’erano gli svizzeri in allenamento a Pozza di Fassa e chiesi a Matteo Joris (attuale tecnico elvetico; ndr) di poter mandare un paio di ragazzi nello speciale. Al quarto giro ha fatto il miglior tempo, davanti a Yule che avrebbe vinto Campiglio la settimana dopo. Joris mi disse che avevo mandato un buon slalomista, io gli risposi che quella sarebbe stata la quarta disciplina, perché aveva un motore per fare altro. Abbiamo scelto la velocità».

Il rapporto

Come nasce il vostro rapporto? «Più di uno m’ha detto che sono il secondo padre per come l’ho gestito. Lui ha qualcosa in più, è speciale. In questo mese è stata disarmante la lucidità nel leggere situazioni. Qualcuno mi ha chiesto di risparmiarlo nell’ultimo periodo, ma stava bene e ha fatto tutto al meglio. Abbiamo sacrificato il gigante perché le Olimpiadi erano su questa pista, ma l’anno prossimo può entrare nei 10 tra le porte larghe».

Secondo Carca, anche la forza di superare gli ostacoli e il rapporto con gli esperti sono tra i plus di Franzoni: «A Paris è piaciuto da subito perché recepisce, hanno fatto un programma assieme, con Innerhofer ha legato più quest’anno. A volte è un po’ distratto, una volta si è fatto male inciampando con un turista il primo dell’anno. Lui è così, ma è la sua forza. Nel 2022 dovette ritardare la partenza per i Mondiali Junior, ci fu una tempesta di neve, andai a prenderlo di sera a Montreal per portarlo a Calgary. Lo misi sul monovolume dove dormì, dopo quattro ore di auto andò in prova e due giorni dopo vinse l’oro in discesa».

E ora convince tanti: «Benjamin Raich (ex olimpionico, ndr) mi ha detto che si vede la sua forza e la sua intelligenza, anche in Austria piace a tutti. Se ho insistito su di lui è perché un tecnico non deve guardare solo le classifiche su un foglio Excel».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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