Vecchione, il campione gentiluomo del biliardo alla prova dei Mondiali

Originario di Nola, 48 anni, è bresciano d’adozione: palmares lunghissimo, umanità e intelligenza lo rendono unico
Daniele Ardenghi

Daniele Ardenghi

Giornalista

Fioravante Vecchione in azione - Foto Franz Gagliardi
Fioravante Vecchione in azione - Foto Franz Gagliardi

La speranza è che, in Argentina, riesca a entrare «nella bolla», come ama definirla. Usando un termine più psicologico, si potrebbe dire «in uno stato di flusso». Ossia quella condizione – per semplificare – in cui ci si isola dal contesto e si compiono, con naturalezza, i gesti (tecnici, in questo caso) che portano, uno dopo l’altro, alla vittoria.

Uno dei migliori giocatori di biliardo d’Italia è bresciano. Si chiama Fioravante Vecchione. Originario di Nola (in provincia di Napoli), è tesserato per la Nuova Accademia Verona, ma è nostro concittadino adottivo da quasi dieci anni. Quarantottenne, fa parte degli atleti che si contenderanno il prossimo titolo mondiale (la manifestazione va in scena una volta ogni biennio). La rassegna iridata è in programma dal 25 al 30 agosto a Marcos Juarez, in Argentina, appunto.

Cinque birilli

La specialità è il Five pins, ossia il biliardo con cinque birilli. Con lui si sono qualificati Riccardo Barbini, Matteo Gualemi, Biagio Maceri, Severino Marchioretto, Riccardo Nuovo, Pierpaolo Pepe e Andrea Quarta. Le qualificazioni si sono svolte a Rho (in provincia di Milano, dove Vecchione ha ottenuto il pass) e a Salerno. Sarà certamente ai Mondiali anche Andrea Ragonesi, altro giocatore italiano, campione uscente.

Alla spedizione si aggiungeranno, nei prossimi giorni, altri atleti del nostro Paese. Per Vecchione si tratta della terza partecipazione alla rassegna, dopo quelle di Milano (nel 2015) e di Pistoia (nel 2019).

Palmares e umanità

Quando si scrive che è uno dei più forti del Bel Paese, vale la pena ricordare il palmares del giocatore. Nel 2004 è stato campione italiano a squadre in serie B. Poi è passato alla categoria Nazionali nella stagione 2005-2006. Nel corso dell’annata 2007-2008 il salto tra i professionisti.

Fioravante Vecchione, vincitore a Gallarate - © www.giornaledibrescia.it
Fioravante Vecchione, vincitore a Gallarate - © www.giornaledibrescia.it

Nel 2010 è diventato campione europeo con la Nazionale italiana. Ha ottenuto lo stesso risultato nel 2016. Vanta un prestigioso terzo posto ai Principi del Biliardo, programma ideato da Fox Sports. Nel 2019 è stato vicecampione europeo individuale. Nel medesimo anno ha vinto il Gran Prix Saint Vincent. A livello nazionale, circa un centinaio le gare vinte.

Quanto segue non finisce invece nelle statistiche e nemmeno nelle bacheche, ma è un elemento che arriva diretto, a livello di pelle, quando si conosce «Fiore». Elegante, pacato, educato, sensibile, profondo, dotato di un’umanità non esattamente comune.

Vecchione, per prima cosa, come è arrivato a Brescia?

Sono stato chiamato, nel settembre del 2017, dall’Asd Campo Marte, in sostituzione dell’argentino Gustavo Torregiani, del quale mi sono trovato a ricoprire il ruolo di istruttore. Si tratta, in realtà, di una mansione più ampia, con anche funzioni simili a quelle di un direttore tecnico-sportivo. In precedenza avevo una mia sala biliardi a Nola. Ho ricoperto questo ruolo fino al giugno del 2024. Poi, il passaggio a Verona. Ma Brescia resta casa, anche perché è la città della mia compagna, Milly. E in questa città ho ancora qualche allievo, che alleno al club Leonessa dell’amico Rocco Summa. In realtà, comunque, ho sempre coltivato l’idea di trasferirmi al Nord. I miei amici mi definiscono un meridionale piuttosto atipico.

Al di là dei luoghi comuni tra Nord e Sud, come si descrive a livello personale?

Sono preciso e metodico. Lo ero di mio, ma in questo senso mi hanno aiutato molto gli studi universitari.

Cioè?

Sono laureato in Conservazione dei Beni culturali. Ho terminato, nel 2005, un percorso a indirizzo archeologico. Sono figlio di un avvocato e di una insegnante. Avevo iniziato con Giurisprudenza, ma avevo capito presto che non era la mia strada.

E il biliardo?

Avevo talento e ci ho giocato con assiduità tra il 1996 e il 1997. Avevo vinto anche un campionato di Seconda categoria. Il mio maestro era Nestor Gomez, argentino. Mi allenavo a Pompei. Nel 1998 è arrivata la chiamata per il servizio militare. Ho completamente smesso per sei anni, fino al 2004, quando un amico mi ha invitato a giocare di nuovo.

Saltando da un argomento all’altro, come procede l’avvicinamento al Mondiale?

Bene. In queste settimane sono e sarò impegnato in una gara a Schio, ai Campionati italiani (categoria Nazionali, ndr) a St. Vincent e ci sarà la gara interna della Nuova Accademia Verona. Abbiamo già 250 iscritti. L’obiettivo è arrivare a 300. Nel frattempo, lo scorso 12 aprile, ho vinto il Memorial Giampiero Rosanna a Gallarate, gara mista 5-9 birilli, con oltre 400 partecipanti. A dirla tutta, è stato un... piccolo mondiale».

Lei è stato ed è tutt’oggi un buon giocatore di tennis. C’è qualche similitudine tra i due sport?

Amo il tennis e non lo abbandonerò mai anche perché mi ha aiutato molto dal punto di vista tattico nel biliardo. Ci sono diverse somiglianze.

Entrambe sono discipline tecniche, ma anche molto «di testa». Si può dire così?

Sì. Le mie percentuali? Per me il biliardo è 75% testa e 25% talento e tecnica. Se sei a posto con la testa, senza pensieri, «nella bolla», vinci. Se sei tecnicamente preparato, ma perdi la serenità mentale, sei spacciato.

Fino a che età si è competitivi nel biliardo?

Il mio maestro Nestor Gomez fu un gran giocatore fin dopo i settant’anni....

E lei, in che fase della carriera si sente, adesso?

Nell’età della maturità. In cui mi sembra di aver trovato il giusto bilanciamento tra la componente tecnica e quella tattica. Riesco a leggere meglio i momenti della partita.

Fioravante Vecchione studia il colpo giusto - Foto Franz Gagliardi
Fioravante Vecchione studia il colpo giusto - Foto Franz Gagliardi

E ad entrare in quella «bolla»?

Sto ritrovando questa bellissima sensazione. Mi è capitato di provarla, ad esempio, quando ho vinto il Gran Prix Saint Vincent, una delle competizioni più prestigiose del nostro mondo. Non senti niente, non senti il brusio, vedi solo «l’arrivo». All’epoca avevo degli amici che seguivano la mia gara, ma nella mia testa era come se non ci fosse null’altro che l’obiettivo. Ho provato le medesime sensazioni a Rho, quando ho staccato il pass per il prossimo Mondiale. Più in generale, ho sviluppato sempre più la convinzione che nel nostro sport si vince giocando semplice. Ho bilanciato le mie caratteristiche naturali di attaccante puro con la tecnica e, soprattutto, con la mentalità. Non mollo mai, anche quando la partita sembra compromessa. Tra l’altro, il gioco si sta facendo sempre più arrembante. I colpi fortunosi sono aumentati. Capita un po’ a tutti di vincere partite che erano perse e di perdere partite vinte.

È possibile allenare questa capacità?

Esistono tecniche che aiutano. In primo luogo, la respirazione, prima della partita e durante. Si deve poi imparare a «cancellare» i momenti negativi. Capita mille volte di subire un colpo fortunoso da parte dell’avversario. Capita anche che sia tu a sbagliare una biglia in modo banale. Una volta che è successo, il pensiero di quel colpo va spazzato via. Bisogna distaccarsi dalle distrazioni. Qualcuno (dato che da qualche tempo è concesso) ascolta musica in cuffia. Io preferisco immaginare il fruscio del vento tra gli alberi su una collina.

Altre strategie?

Dipende spesso anche da dove si gioca. Sei in un posto al freddo? Immagina di trovarti in spiaggia. La sala è calda? Immagina la neve.

Perché qualcuno dovrebbe avvicinarsi al biliardo?

Perché tira fuori tutto ciò che sei. E, al contempo, ti modifica il carattere. Ti fa crescere mentalmente. Ti fa conoscere ogni tipologia di persona.

Se qualcuno comincia da zero, quanto tempo impiega per iniziare a divertirsi?

Non è uno sport da «birra e amici». In tanti vengono dal pool (biliardo americano con buche larghe, ndr). Inizialmente consiglio di approcciarsi alla nostra disciplina con tranquillità per almeno un annetto. Dopo si comincia a migliorare davvero. Il vantaggio che ha chi inizia oggi è che ci sono tanti spunti on-line. Ai miei tempi, per rubare qualche idea a un campione, dovevi andare a vederlo dal vivo....

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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