Essere primatista del mondo comporta un cambio di programma. Così per Sabastian Sawe e il suo team, dopo l’incredibile 1h59’30” siglato alla maratona di Londra c’è stata una giornata di incontri nella City, prima di volare in Germania, dove ieri e oggi l’agenda si è riempita di pubbliche relazioni nel quartier generale di Adidas. A scortare il trentunenne keniano è stato il suo allenatore, il quarantaseienne di Passirano Claudio Berardelli, fondatore nel 2016 del 2 Running Club.
Esperienza
«Io sono il responsabile tecnico degli atleti che vivono nel training camp di Kapsabet, mentre dal punto di vista manageriale il punto di riferimento fino all’anno scorso era Gianni Demadonna, mentre adesso è la Lane 2 di Eric Lilot, statunitense di base a Trento, e Monica Pont Chafer, una spagnola che vive a Provaglio d’Iseo. Dopo il diploma al Calini e la laurea in scienze motorie a Milano, mi sono trasferito in Kenya nel 2006: nei primi dieci anni ho lavorato col Rosa Team, poi ho creato il mio gruppo, attualmente con 30 atleti e 3 assistenti».

Incontro
Proprio uno di questi, Abel Mutai, presentò Sawe a Berardelli nel 2021: «Intuito il suo potenziale chiesi di trovargli una gara in Europa. Lo portammo alla mezza maratona di Siviglia nel 2022 con l’idea di fargli fare la lepre per 10 km, e lui invece tirò fino in fondo e vinse. Poi fece un paio di Mondiali di cross senza medaglie e conquistò l’oro al Mondiale di corsa su strada di Riga nella mezza maratona».
L’approdo ai 42 chilometri è stato naturale: «Non aspettavo altro che me lo chiedesse. Ha esordito a Valencia nel dicembre 2024, poi l’anno scorso ha trionfato a Londra e Berlino, dove era già pronto per fare il record del mondo se non ci fosse stato tanto caldo». Al quarto tentativo non solo è arrivato il primato, ma ha anche frantumato la barriera delle due ore: «Nell’ultimo mese e mezzo ha corso una media di 200 chilometri a settimana, con un picco di 241. Ero conscio che potesse battere il record, ma non sotto le due ore».
Condizioni perfette
L’incredibile si è materializzato grazie a una serie di aspetti. Dalle condizioni climatiche («Temperatura perfetta per correre, tra i 12 e i 15 gradi») alle lepri («Sono state scelte minuziosamente per passare alla mezza in 60’29”, condurre fino al 27esimo chilometro e lasciare ai big gli ultimi 15), passando dalla battaglia con Kejelcha e Kiplimo («Sabastian ha spinto come un forsennato perché sapeva che doveva staccarli; se si fossero fermati per un istante a studiarsi sarebbe crollato tutto; ha scelto di tirare senza voltarsi e ha percorso la seconda parte più veloce della prima in 59’01”») fino all’aiuto della tecnologia.
Tecnologia
In questo capitolo compaiono le scarpe («Adidas ci ha fornito un modello evoluto, sul mercato da fine mese a 500 euro. Pesano 97 grammi, assorbono energia e danno un ritorno propulsivo, così che l’atleta consumi meno») e gli integratori.
«L’azienda svedese Maurten ci ha dato gel che hanno consentito a Sabastian di ingerire 105 grammi di zuccheri all’ora senza avvertire problemi intestinali». Sposato con Claudia («È keniana e pensa che l’arrivo di Sawe nel team sia stato un regalo di Dio») e padre di Pietro e Filippo, di 6 e 3 anni, Berardelli torna nel Bresciano solo a Natale: «Sono stanziale in Kenya, seguo i ragazzi negli allenamenti e frequento poche gare. A Londra però non potevo mancare».
E adesso? «Correre sotto l’ora e 59’ è possibile, dichiararlo non è folle». Parola di chi è abituato a bloccare il cronometro.



