Trentacinque anni in Kenya non bastano per spiegare fino in fondo l’impatto che il dottor Gabriele Rosa ha avuto sull’atletica mondiale. Non solo per i risultati – straordinari – ma per il cambio di mentalità che ha portato in un paese ricchissimo di talento e povero di strutture.
La sua è una storia che parte dalla maratona e arriva molto più lontano: all’educazione, alla dignità, alla possibilità di scegliere il proprio futuro. «Sono arrivato in Kenya trentacinque anni fa – spiega in una lunga intervista concessa durante il Discovery –, quando Tanui mi disse che c’era bisogno di qualcuno che allenasse. Accettai a una sola condizione: lavorare esclusivamente sulla maratona, che era la mia vera passione. All’epoca però i kenyani non volevano correre la maratona, perché erano convinti che potesse portare alla sterilità. Mi resi conto che gli atleti che riuscivano ad andare all’estero per pista e cross erano pochissimi, mentre la maratona rappresentava uno spazio enorme, una possibilità concreta per tanti. Così riunii alcuni atleti in un training camp e, dopo un anno, arrivò la prima vittoria. Oggi siamo l’unica squadra al mondo ad aver vinto 61 volte le grandi maratone internazionali».



