L’emergenza stuzzica la fantasia. Se poi diventa cronica, può fare miracoli. È quanto dimostra la storia della squadra di baseball della nostra città, costretta da ben sette anni ad andare sempre in trasferta perché non ha un campo in cui giocare. Era riuscita a procurarsene uno di hockey dove allenarsi, ma era così piccolo che troppo spesso le palline si perdevano. Allora i tesserati dell’Ecotherm si sono costruiti in pochi giorni un vero e proprio tunnel dentro il quale i giocatori riescono a provare quanto meno lanci e battute. La struttura è stata realizzata nel campo da hockey a tempo di record, è lunga 21 metri, alta 3 e mezzo e larga 6.
Chi ci ha lavorato? Tutti: giocatori, dirigenti, familiari, amici. «Si è mobilitata la grande famiglia del Brescia Baseball Softball – spiega Stefano Sbardolini, vicepresidente della società, da sempre anima del sodalizio – e ognuno ha fatto il suo. La rete protettiva, ad esempio, è stata messa a disposizione dal papà americano di un nostro giocatore, se l’è fatta arrivare dagli Stati Uniti, dove costa meno. Ai tubi e all’erba sintetica hanno provveduto amici e sponsor».

Condizioni estreme
Così il baseball viene giocato in condizioni estreme. È un po’ come se nel calcio l’Union Brescia si allenasse all’oratorio. Gli schemi sono immaginati più che provati. Questo sport si pratica in impianti di ben altre dimensioni, nei quali i giocatori tra le basi possono esprimere tutta la loro velocità. Ma questi ragazzi, ormai, sono abituati a tutto, è come se non volessero arrendersi a un crudele destino deciso dagli altri. E il lavoro svolto assieme per la realizzazione del tunnel ha finito col rinsaldare ulteriormente lo spirito di squadra.
Un istinto di sopravvivenza affinato da anni di sacrifici, se si pensa che le domeniche di questi atleti cominciano spesso all’alba e si concludono a tarda sera per giocare tutte le volte lontano da casa. Col triste record, unico in Italia, di 550 trasferte consecutive affrontate da quando l’area del Cus Brescia (era il 2019) non è più stata disponibile perché destinata al padel. Non si può dire che gli appelli siano rimasti inascoltati, né è mancata la solidarietà degli altri club di serie B, che ospitano l’Ecotherm sul loro terreno quando dovrebbe giocare in casa. Ma non si è ancora arrivati a una soluzione.
Dignità tecnica
Un aspetto caratterizza l’esperienza del club, ed è quello comunque di rappresentare al meglio Brescia, anche se il nome della città figura solo sulla maglia. Anno dopo anno non c’è mai stata aria di smobilitazione. Semmai, di rivincita.

Le difficoltà logistiche, dopo anni di salvezze strappate coi denti, hanno inevitabilmente portato alla retrocessione in B. Eppure la squadra ha sempre una sua dignità tecnica, perché si è affidata sempre ad allenatori di esperienza internazionale, guidati dal manager di origine argentina Lisandro Corba, ormai di casa nella nostra città. Nonostante tutto, l’Ecotherm rimane un club che sforna talenti a getto costante. «Il problema è che poi vanno a giocare in altri club, giustamente lusingati dalla prospettiva di esibirsi in serie A – sottolinea Sbardolini –, anche se poi restano ancora legati al nostro ambiente».
Difficoltà
A ciò si aggiunge l’impossibilità di creare un punto di riferimento societario, e cioè una sede stabile nella quale tutti possano ritrovarsi, prima o dopo le partite e anche durante la settimana, per rinsaldare amicizie o approfondire conoscenze. Per i più piccoli non c’è nemmeno la prospettiva di identificarsi nei giocatori della prima squadra, perché non li vedono mai, né alle partite, né negli allenamenti, che si svolgono in orari o in luoghi diversi.

L’opera di reclutamento diventa poi molto complicata se non mostri ai ragazzi come si gioca a baseball: quello nel tunnel è ben diverso da quello vero. I fine settimana, nel settore giovanile, si trasformano per i genitori in autentici tour de force, perché – giocando Brescia sempre in trasferta – devono portarsi i figli in auto ovunque, anche a centinaia di chilometri di distanza. Logico che dopo qualche tempo molti si arrendano alle difficoltà. E anni fa un’intera squadra è stata cancellata. Fu una sconfitta per tutti quelli che amano lo sport.
Tifosi
Resiste il nucleo degli irriducibili, tra i quali non mancano due inguaribili tifosi: Alessandro è un frequentatore anche della curva nord, tifa per l’Union ma anche per l’Ecotherm e ha contagiato con la sua passione la moglie Manuela.
I due non sono mancati mai alle partite, anche se il posto più vicino da raggiungere è Lodi e in certe trasferte ci si è spinti fino a Mondovì. Un attaccamento ai colori incarnato dall’ormai storico capitano Giovanni Alloisio, che da oltre vent’anni disputa ininterrottamente i campionati federali. Ha anche giocato nove campionati di serie A e nel 2025 si è meritato l’Oscar dello sport bresciano come premio alla sua fedeltà. Lui non ha mollato mai, ed è un esempio per tutti gli altri. Brescia non si arrende, ma datele un campo.



