Dopo aver finito il turno in fabbrica alle 14, in un’azienda del paese, fino alle 18.30 di mercoledì sera Ezio Galesi rimane al bancone del bar della piazza di Castegnato. Quello che frequenta ogni giorno sul lato opposto rispetto a casa sua. Con la solita gente, le solite persone con le quali solo domenica aveva pranzato per poi trascorrere il pomeriggio all’oratorio.
Verità o fantasia da strada? Resta un mistero. «Mai sentito dire una cosa così. Al massimo che si sarebbe ammazzato perché non aveva mai soldi» ribatte un altro avventore. A proposito, una settimana fa un suo amico del bar si era tolto la vita. Galesi aveva accusato il colpo e ne aveva sofferto. «E anche lui era apparso a tutti noi la solita persona di sempre».
Ma torniamo a mercoledì sera e alla giornata del 59enne ora in carcere con l’accusa di omicidio volontario dopo che l’unico precedente di polizia era datato 1981, quando venne denunciato per spaccio di hashish. Dopo il pirlo come aperitivo Ezio Galesi non torna a casa, ma va al negozio Obi in zona Mandolossa. Dove incrocia Elena Casanova. Non è chiaro se i due si parlino. Sta di fatto che il 59enne esce dal centro commerciale con un martello in tasca. «Lo ha preso senza pagarlo, l’ho visto» racconta una dipendente. È l’arma del delitto che userà mezz’ora più tardi per uccidere la ex fidanzata. Conosce le abitudini della donna e sa che il mercoledì la figlia 17enne sta con il padre. «Ho aspettato che arrivasse e ho deciso di ucciderla» dirà dopo essere stato arrestato.



