Tasche numerate, cassette chiuse a chiave e schermate o un tavolino dedicato. Il divieto di cellulari alle superiori non coglie Brescia impreparata. Gli istituti bresciani avevano già accolto, negli anni, la richiesta già contenuta in una circolare del 2007 firmata dell’allora ministro Giuseppe Fioroni. Ora la richiesta è di maggiore severità e c’è l’obbligo per ogni istituto di stabilire le sanzioni da applicare in caso di trasgressione.
I dirigenti
La maggior parte dei dubbi riguarda l’impossibilità di controllare centinaia di ragazzi in ricreazione o in gita e come sorvegliare i dispositivi messi nelle tasche o lasciati sulla cattedra durante la ricreazione (finora la maggioranza degli istituti permettevano agli alunni di riprendere i telefoni durante l’intervallo). «Ne abbiamo discusso durante il primo collegio docenti – dice il dirigente dell’Istituto Pastori, Augusto Belluzzo –. Premesso che noi abbiamo già le tasche in aula, le nostre perplessità sono legate ad alcuni aspetti legati alla ricreazione, al frequente cambio di aula per andare nei laboratori e le esercitazioni in aziende agricole». Belluzzo aggiunge: «Sono convinto che si debba lavorare con i ragazzi sull’educazione perché il semplice divieto non risolve il problema».




