Telefoni in classe, scuole bresciane pronte ad applicare il divieto

È dibattito sulla gestione in sicurezza dei dispositivi e sull’equilibrio tra controllo e autonomia degli studenti. Nota, sospensione o 6 in condotta: in via di definizione i pacchetti di sanzioni
Una studentessa ripone il suo smartphone in una scatola - Foto Ansa/Claudio Peri © www.giornaledibrescia.it
Una studentessa ripone il suo smartphone in una scatola - Foto Ansa/Claudio Peri © www.giornaledibrescia.it
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Tasche numerate, cassette chiuse a chiave e schermate o un tavolino dedicato. Il divieto di cellulari alle superiori non coglie Brescia impreparata. Gli istituti bresciani avevano già accolto, negli anni, la richiesta già contenuta in una circolare del 2007 firmata dell’allora ministro Giuseppe Fioroni. Ora la richiesta è di maggiore severità e c’è l’obbligo per ogni istituto di stabilire le sanzioni da applicare in caso di trasgressione.

I dirigenti

La maggior parte dei dubbi riguarda l’impossibilità di controllare centinaia di ragazzi in ricreazione o in gita e come sorvegliare i dispositivi messi nelle tasche o lasciati sulla cattedra durante la ricreazione (finora la maggioranza degli istituti permettevano agli alunni di riprendere i telefoni durante l’intervallo). «Ne abbiamo discusso durante il primo collegio docenti – dice il dirigente dell’Istituto Pastori, Augusto Belluzzo –. Premesso che noi abbiamo già le tasche in aula, le nostre perplessità sono legate ad alcuni aspetti legati alla ricreazione, al frequente cambio di aula per andare nei laboratori e le esercitazioni in aziende agricole». Belluzzo aggiunge: «Sono convinto che si debba lavorare con i ragazzi sull’educazione perché il semplice divieto non risolve il problema».

La dirigente del Castelli, Simonetta Tebaldini, è come sempre pratica: «Il cellulare va spento all’entrata, se lo si lascia a casa meglio; in classe va lasciato nei contenitori appositi, così come tablet, smart watch e tutti gli altri dispositivi». Consentito l’utilizzo solo per persone con disabilità, disturbi dell’apprendimento e per alcuni corsi specifici legati all’informatica. «Abbiamo aggiornato il regolamento e il patto di corresponsabilità – dice il dirigente del Mantegna Giovanni Rosa –; abbiamo chiesto ai ragazzi di tenere i telefoni spenti, ma non ce li facciamo consegnare perché è troppo complicato dato che si spostano tra cucine e laboratori. Diverso durante gite e banchetti: in quel caso sarà il docente referente a decidere».

L’ipotesi turni

Al liceo Leonardo, dove fino ad ora i telefoni venivano lasciati sulla cattedra e ripresi in ricreazione o al cambio di classe, «si procederà – dice il dirigente Massimo Cosentino – ad integrare il regolamento e applicheremo le disposizioni previste». «La norma è ben fondata – sottolinea la dirigente dell’Arnaldo, Elena Lazzari – faremo riporre i dispositivi, come l’anno scorso, nelle tasche e, per la ricreazione, stiamo pensando di istituire dei turni all’interno della classe per controllarli. In Collegio docenti è emersa qualche perplessità sull’uso didattico come per prove di verifica e questionari. Certo è che così alcuni progetti come “Bring your own device” o i libri digitali su tablet decadono. Ci confronteremo, ma credo lasceremo portare i tablet per i libri e gli appunti».

Studenti utilizzano il loro smartphone a scuola - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Studenti utilizzano il loro smartphone a scuola - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Anche al Capirola di Leno nessuna corsa all’adeguamento: «Abbiamo in classe dall’anno scorso delle tasche in cui si depositano i telefoni – dice il dirigente Gianmarco Martelloni –. Lo scorso anno abbiamo comminato qualche sanzione per il mancato rispetto del divieto, ma non moltissime. Penso di poter dire che il nostro primo anno sperimentale è andato bene e che la concentrazione dei ragazzi ne ha risentito in modo positivo».

I docenti

«Il decreto non è chiaro – dice Elisa Bordiga che insegna inglese al De André – ha delle zone d’ombra e pare scarichi la responsabilità sulle scuole. Noi peraltro non possiamo prendere in carico un dispositivo personale, è stato anche ribadito in un corso di aggiornamento dello scorso anno scolastico. Aggiungo che il telefono veniva utilizzato anche per fotografare le verifiche sulle quali poi gli alunni devono lavorare a casa (i compiti in classe non vengono più portati a casa e non si fanno fotocopie, ndr) –, e che per me il telefono, usato sapientemente, è un aiuto, si pensi al dizionario digitale o ad applicazioni come Kahoot». E aggiunge: «Ci fanno fare corsi, giustamente, sull’intelligenza artificiale e poi vietano i dispositivi personali. Mi pare non essere al passo coi tempi».

«Sono d’accordo sul divieto perché, come dicono recenti studi, la concentrazione dei ragazzi con il cellulare viene meno e la ricreazione non è più un momento per stare insieme – dice una docente di lettere del Calini –. Nel mio istituto ci stiamo strutturando perché il telefono non venga più ridato durante l’intervallo. Come deciso in collegio docenti, quando i ragazzi dovranno fotografare le verifiche, scriveremo sul registro che abbiamo permesso di prendere il dispositivo. Per i lavori che necessitano del device, poi, si è convenuto che è per finalità didattica e che, quindi, va prevista in registro di classe e approvata in Consiglio. Bisognerà, però, che alle scuole arrivino fondi per avere tablet personali perché, per noi docenti, c’è un contrasto tra la normativa e l’esigenza di competenze digitali che non si possono avere se non forniscono dispositivi o laboratori informatici sufficienti».

I trasgressori

Punizioni per i trasgressori ci saranno, è certo, ma la maggior parte degli istituti ha scelto di partire con un semplice richiamo: «Dalla terza infrazione – dice Tebaldini – ci sarà la sospensione di due giorni con obbligo di frequenza e un lavoro sull’uso dei cellulari in classe. Per i recidivi si arriverà anche al 6 in condotta». Al Mantegna, dopo tre diffide, si avvia il procedimento di sospensione che si attiva anche per chi fa video o foto durante il tempo scuola. All’Arnaldo ancora da decidere le misure sanzionatorie: «All’inizio segneremo sul registro ed i primi di ottobre avremo una proposta da portare in Consiglio d’istituto – dice la dirigente –. Dovremo pensare ad azioni educative e convenzioni con enti esterni, con volontariato o approfondimenti sulla dipendenza tecnologica, ma non sarà semplice».

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