Scuola

Insegnanti di sostegno, «ruolo delicato e fondamentale»

Anita Loriana Ronchi
Nel Bresciano sono circa un migliaio quelli che operano nei vari istituti scolastici
Nel Bresciano ci sono circa 1.000 insegnanti di sostegno - © www.giornaledibrescia.it
Nel Bresciano ci sono circa 1.000 insegnanti di sostegno - © www.giornaledibrescia.it
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La figura dell’insegnante di sostegno è fondamentale nella scuola, per garantire l’inclusione scolastica degli alunni con disabilità e con Bisogni educativi speciali (Bes), anche se la sua funzione si estende in realtà a tutta la classe.

Sebbene non esista un dato preciso sul totale nel Bresciano, sappiamo che nel 2023 si contavano oltre 800 docenti di sostegno in ruolo, suddivisi tra scuola dell’infanzia, primaria, secondaria di primo e di secondo grado ed un numero elevato di cattedre scoperte e posti per supplenze.

Alta specializzazione

Nella tornata di immissioni in ruolo del 2025, una parte consistente (più di 300) ha riguardato proprio l’assegnazione di cattedre per il sostegno negli istituti di vario ordine e grado. Eppure questa classe di concorso resta ancora quella con maggiori criticità nel reperimento di personale scolastico, considerato che si tratta di un profilo altamente specializzato, che richiede un’apposita formazione: si tratta infatti di lavorare per creare un ambiente di apprendimento adatto alle reali capacità di ogni studente, favorendone anche la socializzazione e, alla fine, il successo scolastico qualsiasi siano le condizioni di partenza.

Diritto allo studio

«Operiamo proprio per questo, perché venga garantito il diritto allo studio ad ogni bambino/bambina o ragazzo/ragazza – racconta Antonio L., docente di sostegno nella scuola media di un Istituto comprensivo di Brescia –. Oltre agli alunni con una disabilità acclarata e documentata, seguiamo anche altre situazioni in classe, quindi ragazzini con fragilità oppure con difficoltà socio-economiche, specie nelle attività un po’ più libere dal punto di vista didattico quali possono essere attività espressive o laboratori teatrali».

Insomma, un lavoro complesso e delicato, che richiede una preparazione specifica. «Il nostro intervento – prosegue il docente – viene realizzato in maniera coordinata e collegiale con tutti gli altri docenti curriculari. A volte non si dà molta importanza al nostro compito, ma dobbiamo anche coordinare i rapporti con le famiglie, le quali non sempre sono preparate per intraprendere percorsi di prima certificazione, specie se sono straniere; collaboriamo con specialisti ed in sinergia con tutte le figure che ruotano attorno all’alunno». Certo, l’alto tasso di mobilità degli insegnanti in questo settore a volte può influire sul progetto complessivo. «Nel mio istituto – specifica Antonio – siamo al 75-80% stabili, il che ci consente di programmare in maniera coordinata e di verificare il nostro operato».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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