Ridurre di un paio di gradi la temperatura delle aule, spalmare le lezioni su cinque giorni anziché sei o fare tutti la Dad il sabato. Le istituzioni e il mondo della scuola si interrogano sulle strategie da adottare contro il caro energia. La terza ipotesi, quella più recente, è stata sollevata da Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione nazionale presidi, e nel Bresciano sta incassando molti «no».
Super contraria Simonetta Tebaldini, dirigente dell’Itis Castelli: «Mai più didattica a distanza. Ha già fatto troppi danni a livello di apprendimento e soprattutto di socialità». Come lei, non intendono prendere in considerazione l’idea anche altri colleghi: da Luca Alessandri del Cossali di Orzinuovi («Mi sembra un’opzione poco efficace, abbiamo fatto così tanto per tornare in presenza...) a Elena Lazzari dell’Abba-Ballini («Il Ministero l’ha abolita anche per gli alunni positivi»). Lo stesso dirigente dell’Ufficio scolastico territoriale (Ust) di Brescia appare scettico: «È un’ipotesi che va ragionata: servirebbe una normativa unica di riferimento a livello regionale o nazionale. Lasciare, su questo tema, libertà organizzativa alle scuole sarebbe inopportuno. Il sabato, poi, è di per sé un giorno poco sentito dagli studenti: prevederlo in Dad penalizzerebbe l’apprendimento delle materie di giornata, che andrebbero quindi fatte ruotare». Il provveditore ripropone quindi l’idea della settimana corta.



