Scuola

Dress code nelle scuole, a Brescia «vince» il buon senso

Le scuole della città e della provincia puntano sul dialogo, ma c’è chi apre all’idea delle divise: «Abbatterebbero le barriere socio-economiche»
Lucia Lazzari
Studenti in aula - Foto Ansa/Massimo Percossi © www.giornaledibrescia.it
Studenti in aula - Foto Ansa/Massimo Percossi © www.giornaledibrescia.it

«La moda passa, lo stile resta»: lo diceva Coco Chanel incoraggiandoci a sviluppare uno stile personale che vada oltre le mode, dove la vera eleganza si trova nella semplicità e nel comfort. Attenzione però, perché vestirsi liberamente non significa indossare abiti inappropriati al contesto in cui ci si trova. La scuola non è di certo una passerella; eppure, basta guardare un po’ oltre i nostri confini bresciani per capire che ci sono alcuni studenti che prediligono indossare abiti alla moda, non curandosi del decoro che la scuola richiede.

A Taormina la preside di un istituto superiore ha fatto distribuire un depliant dove sono illustrati i capi d’abbigliamento ritenuti più consoni. In generale il dress code sollecita la sobrietà, con il divieto di indossare gonne troppo corte, jeans strappati, infradito, cappelli e cappucci in aula e unghie eccessivamente lunghe.

La panoramica

Curiosi di sapere cosa indossano gli studenti bresciani abbiamo deciso di contattare alcuni dirigenti scolastici. All’istituto Capirola di Leno adottano il seguente regolamento: «Art. 53 - Abbigliamento e linguaggio. Tutti coloro che sono presenti nell’Istituto sono tenuti ad avere un abbigliamento consono e ad utilizzare un linguaggio adeguato all’ambiente in cui si trovano». Nel concreto, come ci spiega il dirigente Gianmarco Martelloni: «Niente shorts, jeans strappati, canottiere o magliette troppo corte. Buon senso, insomma. Non è mai stato necessario sanzionare qualcuno, sono bastati gli inviti a rispettare questa norma».

Al liceo classico Arnaldo di Brescia non sono invece presenti circolari. «I ragazzi adottano spontaneamente dei look adeguati, indossando jeans, maglietta o felpa – spiega la dirigente Elena Lazzari –. Non si è sentita la necessità di adottare regolamenti specifici». Anche al Copernico la situazione è simile, niente obblighi o imposizioni, ma inviti a vestirsi in modo adeguato.

Controcorrente

Eppure, ci sono delle nazioni come il Regno Unito e il Giappone dove l’uniforme scolastica è una pratica ampiamente accettata. Su questo fronte la dirigente dell’istituto Copernico Claudia Marchi si mostra in disaccordo: «Meglio lasciare ragazzi e ragazze liberi di esprimersi in questi anni formativi». Concorda con lei Simonetta Tebaldini, preside del Castelli: «Niente divisa nella nostra scuola, non è necessaria. Per quanto riguarda l’abbigliamento non abbiamo stampato circolari, però ci sto pensando. Invitiamo con il dialogo gli studenti a vestirsi in modo consono, non voglio vedere canottiere o infradito».

Una strada da valutare

Maurizio Quartini, coordinatore educazione adulti all’istituto Piero Sraffa ci racconta che «la divisa potrebbe essere una soluzione per abbattere le differenze socioeconomiche». Al corso serale non è stato però ancora adattato un regolamento specifico per il dress code. «Da noi vengono spesso persone adulte – conclude –, va da sé che sappiano già vestirsi in modo appropriato. In ogni caso siamo promotori del dialogo e preferiamo agire sul piano educativo per evitare comportamenti inopportuni».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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