Salute e benessere

Villa: «Informazione e salute, se ciò che leggi ti piace troppo, dubita»

La divulgatrice sarà prima ospite ai «Dialoghi sul Sociale» di Intesa Sanpaolo, martedì a Palazzo Negroboni
Daniele Ardenghi

Daniele Ardenghi

Giornalista

Una ragazza che si vaccina
Una ragazza che si vaccina

Perché quella determinata fonte mi sta dando proprio quell’informazione? In che modo lo sta facendo? Non è che, forse, sta cercando di far leva su una mia credenza preesistente, per rafforzarla? Secondo Roberta Villa sono tre domande utili per navigare il mondo dell’informazione, anche soprattutto nell’ambito della salute.

La divulgatrice scientifica, ricercatrice e giornalista, che ai tempi della pandemia fu inserita nella task force contro la disinformazione sul Covid grazie alla propria forte presenza sui social, e che ha scritto per Corriere della Sera, Repubblica e Le Scienze, sarà protagonista del primo incontro del ciclo Dialoghi sul Sociale, progetto di Intesa Sanpaolo, martedì 20 ottobre. L’appuntamento è alle 18 nel Palazzo Negroboni di Brescia, in via Trieste 8. Il suo intervento, moderato dal podcaster Mario Moroni, s’intitola «La cura comincia dall’accesso». Il sottotitolo? «La salute come diritto: dal diritto a capire all’essere informati correttamente».

La giornalista divulgatrice e ricercatrice Roberta Villa - © www.giornaledibrescia.it
La giornalista divulgatrice e ricercatrice Roberta Villa - © www.giornaledibrescia.it

Villa, nel pratico, quando dovremmo porci qualche domanda su ciò che stiamo guardando, ascoltando o leggendo?

«Paradossalmente, quando una notizia che si intercetta o una particolare raccomandazione ci piacciono un po’ troppo. Se è così, è il momento di fare una verifica in più. S’attiva il bias di conferma, meccanismo per il quale le persone cercano, notano, interpretano e ricordano le informazioni che convalidano le proprie convinzioni. Un esempio? Ho paura dei vaccini e finisco per cercare o ricordare le notizie che affermano che i vaccini fanno male».

Come ci si può orientare in modo più ordinato?

«Sapere è potere. Questo vale in ogni ambito della vita e vale anche per la cura del corpo. In realtà sapere non basta, ma è un presupposto fondamentale. Il problema è che, appunto, la disinformazione imperversa. E non dobbiamo dare la colpa solo alla rete e ai social media. Informazioni non corrette arrivano anche da canali televisivi e giornali. Ma pure da professori di scuola, e infine dai medici stessi. Un concetto non è necessariamente vero se è espresso da un singolo che avrebbe diritto a esprimersi in quanto, magari, proprio medico. Penso al caso del Covid: c’erano dottori che sconsigliavano di vaccinarsi. Serve l’umiltà di capire che qualcosa è vero se esistono grandi gruppi di studiosi che sono giunti a delle conclusioni precise. Se chi si esprime cita le proprie fonti con chiarezza e non aneddoti o episodi che non hanno alcun valore statistico. E poi esistono le istituzioni: l’Organizzazione mondiale della sanità, il Ministero della salute, la Federazione nazionale degli Ordini dei medici. Purtroppo, però, l’autorevolezza è un concetto che sta vivendo una sorta di paradosso...».

Cioè?

«Cinquant’anni fa se una notizia era ufficiale era vera. Oggi sembra che la notizia stessa vada messa in discussione proprio quando è ufficiale».

Se l’informazione e la comunicazione scientifica rendono liberi, quali sono le loro sfide principali per il prossimo futuro?

«Anche in questo ambito l’orizzonte è occupato dall’intelligenza artificiale. Se utilizzata nel modo migliore potrebbe avere un impatto immenso sulla storia, maggiore di quello avuto da antibiotici e vaccini, anche in ambito di diagnostica, organizzazione delle strutture sanitarie e creazione di nuovi farmaci. Il lato oscuro? Il proliferare, anche in questo campo, di pericolose contraffazioni».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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