Tumore dell’ovaio, l’ospedale Civile nella rete della complessità

«Garantire cure di altissima qualità, in centri con comprovata esperienza e volumi adeguati, secondo standard europei di eccellenza». È l’obiettivo, illustrato dall’assessore al Welfare Guido Bertolaso, della nuova rete regionale per la presa in carico delle donne con neoplasie ginecologiche che, in questa prima fase, è composta da 9 centri selezionati sulla base di indicatori Esgo (European society of gynaecological oncology) relativi a volumi e qualità dell’offerta. L’unico centro bresciano è il Civile, che può contare sulla struttura complessa di Ostetricia e Ginecologia diretta dal professor Franco Odicino.
Chi ne fa parte e perché
Gli altri sono l’Istituto europeo di Oncologia, l’Istituto nazionale dei Tumori e il San Raffaele di Milano, l’ ospedale Del Ponte dell’Asst Sette Laghi di Varese, il San Gerardo dei Tintori di Monza, la Casa di cura San Pio X di Milano, il Policlinico San Matteo di Pavia e il Papa Giovanni XXIII di Bergamo.
Dal primo aprile le strutture pubbliche e private accreditate a contratto non inserite nell’elenco non potranno erogare, a carico del Servizio sanitario nazionale, interventi di resezione del tumore dell’ovaio. Dalla Regione precisano che «sono vincolate all’esecuzione solo nei centri riconosciuti in delibera solo le procedure chirurgiche del tumore dell’ovaio a maggiore complessità oncologica. Ossia le citoriduzioni stadio Figo (Federation of gynecologists and obstetricians) III e IV». Quindi non quelle al primo e al secondo stadio, che putroppo sono le meno frequenti.
La rete, inoltre, è aperta a nuove candidature: le richieste verranno vagliate dalla Direzione generale Welfare in relazione all’evoluzione epidemiologica e alla coerenza con la programmazione sanitaria regionale. Tra i criteri di inserimenti ci sono, ad esempio, volumi minimi (20 interventi citoriduttivi annui per carcinomi in stadio avanzato Figo III–IV), presenza di un team multidisciplinare per la gestione diagnostico-terapeutica; terapia intensiva all’interno della struttura per il trattamento chirurgico e percentuale di pazienti con residuo tumorale assente al termine della chirurgia citoriduttiva inferiore al 50%. «La concentrazione della chirurgia del tumore dell’ovaio in strutture selezionate - commenta l’assessore Bertolaso - significa maggiore sicurezza, migliori esiti clinici e percorsi più appropriati».
L’esperienza del Civile
Il professor Franco Odicino, ordinario dell’Università degli Studi di Brescia e direttore della struttura complessa di Ostetricia e Ginecologia dell’Ospedale Civile, ha fatto parte del working group che ha lavorato all’individuazione, in modo oggettivo, dei centri in grado di garantire una presa in carico completa delle pazienti con tumore dell’ovaio, secondo criteri qualitativi e quantitativi in linea con le raccomandazioni dell’Esgo.
«Criteri stringenti - osserva - tra i quali ricordo la partecipazione a studi clinici controllati che definiscono la qualità della ricerca. E la presenza di ginecologi che si occupino di Oncologia medica in modo tale che non sia necessario demandare all’Oncologia medica il trattamento chemioterapico. Elementi, questi, che caratterizzano la nostra attività. A ciò aggiungo che da noi, grazie all’Istituto di Medicina Molecolare Angelo Nocivelli, vengano eseguiti studi multicentrici internazionali di biologia molecolare che hanno portato a nuove conoscenze sulla possibile gestione personalizzata del trattamento medico». Il Civile nel 2025 ha seguito 200 pazienti con tumore dell’ovaio delle quali all’incirca sessanta hanno subìto un trattamento chirurgico.
Poliambulanza accreditata Esgo
A proposito di tumore ovarico, la Poliambulanza ha ottenuto l’accreditamento della Esgo come «Esgo accredited centre in advanced ovarian cancer surgery», con validità quinquennale. Il riconoscimento è stato comunicato di recente a Federico Quaglia, direttore della Unità di Ostetricia e Ginecologia. «L’accreditamento Esgo - fanno sapere dalla Poliambulanza - non è una designazione amministrativa o regionale, ma una certificazione scientifica internazionale che attesta la conformità del centro a criteri definiti a livello europeo dalla società scientifica di riferimento per l’oncologia ginecologica».
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