Il trend TikTok «That girl» e l’ipocrisia della perfezione

Marta Marino
L’insidia dei social tra frustrazione e autosvalutazione. Abbiamo intervistato lo psicoterapeuta Mirko Manzella: «L’essere umano è un animale sociale, l’istinto lo spinge a mostrarsi agli altri per affermarsi»
Sui social è diffusa l'ostentazione della perfezione ad ogni costo
Sui social è diffusa l'ostentazione della perfezione ad ogni costo
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«Siamo una società della pornografizzazione di ogni esperienza», così Matteo Lancini, psicologo e psicoterapeuta, ha commentato nelle scorse settimane l’impellente necessità di voler mostrare sui social la propria vita. Instagram e TikTok sono i più grandi palcoscenici di questa abitudine. Da un lato foto di viste mozzafiato, colazioni invidiabili e hotel di lusso, dall’altro video racconti di una routine ineccepibile e di uno stile di vita perfetto. L’essere umano ha bisogno di approvazione, così da poter percepire un senso di appartenenza.

That girl

A cavalcare l’onda dei like è l'hashtag «That girl», il trend che consiste nel mostrare le proprie mattinate super produttive: sveglia alle 5 del mattino, allenamento, cura personale, colazioni bilanciate e impiattate in modo impeccabile. Eppure, dietro a questi contenuti che possono apparire leggeri e d’intrattenimento, c’è la necessità profonda di sentirsi elogiati, apprezzati e anche invidiati.

Un senso di produttività che erroneamente viene definito come tale e che porta ad alzare sempre di più quegli standard di perfezione di cui i media sono sempre stati portatori. Il paragone è qualcosa da cui nessuno può scappare, nemmeno chi è sicuro di sé, e questo crea un senso di insoddisfazione che ci porta a pretendere da noi stessi sempre di più. È quando non raggiungiamo gli obiettivi prefissati che sorge la frustrazione e si genera quella voce convincente nella testa che ripete: «Non sei in grado. Non hai fatto abbastanza».

Mostrarsi

Sulla piattaforma Tiktok si concentrano le routine da «That girl»
Sulla piattaforma Tiktok si concentrano le routine da «That girl»

Per comprendere al meglio questo fenomeno ci siamo rivolti al dottor Mirko Manzella, psicologo e psicoterapeuta, specializzato in sessuologia. «L’essere umano è per natura un animale sociale e come tale il suo istinto lo spinge a mostrarsi agli altri per affermarsi – spiega il dottor Manzella –. Il problema che è emerso con l’utilizzo dei social network, è che mostriamo solo un frammento della nostra vita casualmente in cui appariamo perfetti. Ciò genera un confronto continuo e silenzioso tra chi osserva e chi si mostra».

È così che questo trend, come tanti altri, prende una piega negativa e controproducente: un messaggio anche sano diventa fonte di insicurezza, ansia e frustrazione, ma perché? «La falla di queste tipologie di video – spiega Manzella – non è tanto il messaggio che sta alla base, più che altro è l'estremizzazione di quest'ultimo. Ci porta a pensare che questo è il ritmo giusto da seguire e che esistono persone che lo sostengono tranquillamente ogni giorno, ma non è così: ognuno ha i propri ritmi e i propri bisogni».

@valeriadenzel La “that girl” morning routine è irrealistica🧘🏼🍵 #thatgirl #thatgirlroutine #aestheticmorningroutine #morningroutine #morningvlog #dayinmylife ♬ Life Will Be - Cleo Sol

La perfezione

La domanda sorge spontanea: perché il trend «That girl» prende il nome dal genere femminile? Di certo non può essere un caso: le malattie mentali che si nutrono di un’insufficiente autostima, come i disturbi alimentari, colpiscono principalmente le ragazze. «È una questione culturale – afferma lo psicoterapeuta –: fino a non troppi decenni fa, la donna non aveva alcun riconoscimento nella società, ma doveva essere sempre perfetta: un oggetto d’esposizione. Questa stortura è rimasta anche nella società d’oggi. Spesso le donne per ottenere qualcosa devono sempre mostrare di più, da qui la ricerca quasi maniacale della perfezione».

L’arma

Un malessere generazionale, una forte fragilità e la necessità di esibirsi per trovare approvazione, tanti i problemi, ma un unico capro espiatorio: il cellulare e i social.

«Non possiamo pensare di risolvere il problema togliendo le piattaforme web, ormai fanno parte della nostra vita – conclude Manzella –. Possiamo però cercare di mostrare l’altra parte della quotidianità, forse quella più reale. Legittimiamo il fatto che nella vita spesso non va tutto come previsto, che può capitare a tutti la giornata storta o in cui si è troppo stanchi».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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