Salute e benessere

Stesso lavoro, paga diversa: l’appello dei sindacati per gli infermieri

Il contratto della sanità privata è fermo al 2018: Cgil, Cisl e Uil lamentano un divario retributivo fino al 20% e chiedono alla Regione di vincolare accreditamenti e finanziamenti a condizioni economiche più eque
Salvatore Montillo
Un'infermiera
Un'infermiera

Stesso lavoro, stessi pazienti e responsabilità analoghe. Ma stipendi e tutele diversi a seconda che la corsia sia pubblica o privata. È la disparità denunciata da Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fp, che a Brescia hanno aperto un nuovo fronte nella mobilitazione per il rinnovo del contratto della sanità privata, fermo ai livelli del 2018«Chiediamo uguali stipendi per uguale lavoro», sintetizza Gian Marco Pollini, segretario Cisl Fp. Il divario, secondo i sindacati, arriva al 15-20%: un infermiere del pubblico, grazie alle indennità, può avvicinarsi ai 1.900 euro netti al mese; nel privato si fermerebbe attorno ai 1.600. A pesare sono anche i 300-400 euro riconosciuti nei pronto soccorso pubblici e negati ai colleghi delle strutture accreditate.

I sindacalisti bresciani che hanno sollevato la questione
I sindacalisti bresciani che hanno sollevato la questione

Bilanci

Il problema riguarda un pezzo decisivo della sanità bresciana: oltre il 40% dei posti letto provinciali dei circa 5mila complessivi è gestito da operatori privati profit e no profit. «Per un cittadino andare al Civile o alla Poliambulanza è la stessa cosa: il servizio è equivalente e devono esserlo anche i contratti», insiste Pollini.

La richiesta alla Regione è netta: subordinare accreditamento e finanziamenti pubblici a condizioni economiche allineate al pubblico. E a sostenere la denuncia ci sono anche i bilanci. Gli Istituti ospedalieri bresciani del Gruppo San Donato - Città di Brescia, Sant’Anna e San Rocco - hanno chiuso il 2025 con un valore della produzione di 216,5 milioni e un utile di 17,2 milioni, con ricavi derivanti da attività inserite nel sistema sanitario accreditato pari a oltre il 91%. Nello stesso esercizio sono stati distribuiti 16 milioni alla controllante e per l’utile 2025 è proposta la distribuzione di altri 17 milioni. Il costo dei dipendenti è stato di 47 milioni (il 24,1% dei costi), ai quali si aggiungono 48,9 milioni per medici e personale sanitario esterno.

Diverso il caso della Poliambulanza, fondazione no profit: il 2025 si è chiuso con un disavanzo di 4,6 milioni e investimenti in strutture e tecnologie. Ai dipendenti e collaboratori sono andati 129,8 milioni, pari al 51,9% del valore economico distribuito. Ma per Nadia Lazzaroni, segretaria della Fp Cgil, resta il nodo: «La Regione ha affidato al privato servizi equivalenti a quelli pubblici, ma il personale non è pagato allo stesso modo. Nessuno vieta a questi operatori di applicare il contratto pubblico».

Fuga verso il pubblico

Il risultato, denunciano le organizzazioni, è la fuga di infermieri, Oss e tecnici verso il pubblico o l’estero (18% di dipendenti negli ultimi due anni) e il ricorso ad appalti e liberi professionisti. «La politica taglia i nastri delle nuove strutture, ma mostra disinteresse per la qualità della cura e per chi la garantisce», attacca Andrea Riccò della Uil Fp. La mobilitazione proseguirà il 24 luglio con un presidio davanti al Ministero della Salute. «La sanità privata è un asset strategico – concludono i sindacati – ma non può reggersi sul dumping contrattuale».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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