Lo consumiamo ogni giorno, spesso senza rendercene conto. Eppure il sale, se assunto in quantità eccessive, può rappresentare un rischio per la salute. Ma quanto ne dovremmo assumere? E il sale iodato è davvero la scelta migliore? Ne abbiamo parlato con Daniele Nucci, dietista di Ats Brescia.
«L'eccesso di sale è un fattore di rischio ampiamente riconosciuto dalla letteratura scientifica internazionale per diverse patologie, tra cui le malattie cardiovascolari, il tumore dello stomaco e l’osteoporosi – spiega Nucci –. L’Organizzazione mondiale della sanità raccomanda di non superare i 5 grammi al giorno. Purtroppo, però, in Italia il consumo medio è ancora molto più elevato: se ne assumono circa 10 grammi al giorno, il doppio rispetto alla quantità consigliata». Come fare, quindi, a ridurne il consumo?
I consigli del dietista
Per limitare il consumo di sale, Nucci – che fa parte del Gruppo Nutrizione della Struttura di Igiene, Alimenti e Nutrizione di Ats diretta da Roberta Ferranti – suggerisce innanzitutto di prestare attenzione alle etichette dei prodotti. «Oggi abbiamo a disposizione una vasta scelta di alimenti e possiamo orientarci verso quelli meno ricchi di sale», spiega.
Un criterio utile è quello dei colori: gli alimenti che contengono più di un grammo di sale ogni 100 grammi di prodotto rientrano nella fascia rossa, quindi ad alto contenuto; quelli che ne contengono tra 0,3 e un grammo sono classificati nella fascia gialla, a medio contenuto; sotto gli 0,3 grammi si entra invece nella fascia verde, quella dei prodotti a basso contenuto di sale.

Tra le strategie suggerite dal dietista c’è anche quella di sostituire il sale con erbe aromatiche e spezie (pepe, origano, rosmarino, zenzero, curcuma...), capaci di esaltare i sapori naturali dei cibi. «Può essere utile anche il succo di limone – aggiunge Nucci – perché aumenta la percezione della sapidità». Chi cerca un’alternativa può inoltre ricorrere al gomasio, un condimento di origine orientale composto da semi di sesamo tostati e sale: «La proporzione più utilizzata è di 12 parti di sesamo per una di sale».
Perché è meglio il sale iodato
E il sale iodato? «Sceglierlo, sempre nel rispetto delle quantità raccomandate dall’Organizzazione mondiale della sanità, è una semplice abitudine che può portare grandi benefici», spiega Nucci. Per molti anni, infatti, in Italia e in particolare in alcune aree del Paese, la popolazione ha sofferto di una carenza di iodio, responsabile di diverse patologie, tra cui il gozzo tiroideo.
Per contrastare questo fenomeno, nel 2005, è stata introdotta una legge che ha reso obbligatoria la disponibilità del sale iodato nei punti vendita, accompagnata da campagne di sensibilizzazione rivolte alla popolazione.
I risultati non hanno tardato ad arrivare. Nel 2024 l’Italia è stata dichiarata «iodosufficiente», come certificato da uno studio coordinato dall’Osservatorio nazionale per il monitoraggio della iodoprofilassi in Italia dell’Istituto superiore di sanità. «È un traguardo importante – conclude Nucci – che ora va mantenuto, attraverso le abitudini quotidiane».




