Salute e benessere

Settembre, il mese dei pidocchi: come riconoscerli e come comportarsi

I consigli del pediatra Ferrari: «Non è vero che arrivano perché ci si lava poco. Per la pediculosi servono controllo, trattamento corretto e qualche attenzione in più»
Daniela Affinita
Un pidocchio e bozzoli di lendini
Un pidocchio e bozzoli di lendini

Settembre, il mese del ritorno a scuola, è anche il mese in cui i genitori tornano a fare i conti con i pidocchi. Un problema piuttosto comune tra i bambini, che dopo le vacanze può ripresentarsi con maggiore facilità, in estate, infatti, aumentano le occasioni di contatto e può capitare di condividere asciugamani, cappelli, pettini e altri oggetti personali.

Ma niente allarmismi: la pediculosi non è un'emergenza e, soprattutto, non ha nulla a che vedere con la scarsa igiene. A spiegare ai genitori come riconoscerla, come intervenire e quali sono invece i falsi miti da sfatare è il dottor Bernardino Ferrari, pediatra, che abbiamo intervistato per fare chiarezza su uno dei piccoli grandi problemi che accompagnano il ritorno sui banchi.

Dottore, come si riconoscono i pidocchi?

Sono piccoli parassiti, lunghi circa 1-3 millimetri, dotati di sei zampe uncinate che permettono loro di aggrapparsi al capello. Vivono mediamente tre-quattro settimane e la femmina può deporre ogni giorno diverse uova, le lendini, alla base del capello, dove trovano condizioni favorevoli di temperatura e umidità. In circa una settimana le uova si schiudono e le ninfe diventano adulte nell'arco di un paio di settimane.

Il pediatra Bernardino Ferrari
Il pediatra Bernardino Ferrari

Qual è il primo campanello d’allarme?

Il primo campanello d'allarme è il prurito, legato sia al movimento del parassita sia alla puntura con cui si nutre di sangue. Possono comparire irritazione della pelle e piccole lesioni provocate dal grattamento, le zone da controllare con maggiore attenzione sono soprattutto la nuca e l'attaccatura dei capelli dietro le orecchie. Per verificare la presenza dei pidocchi è utile controllare i capelli, meglio se bagnati, utilizzando un pettine a denti molto fitti e partendo dalla base del capello. Si possono trovare i pidocchi oppure i lendini, che sono piccole uova bianco-grigiastre, allungate e saldamente attaccate al capello. Una differenza importante da ricordare: il pidocchio si muove, la lendine rimane attaccata al capello. Quando l'uovo è morto, tende a diventare bianco e, con la crescita del capello, si allontana progressivamente dalla cute.

Cosa dobbiamo fare se si trovano i pidocchi?

La prima cosa è informare la scuola, così da consentire i controlli e limitare la diffusione, non è invece necessario un certificato medico per la riammissione. Il trattamento deve essere rivolto sia ai pidocchi sia alle uova. Esistono prodotti specifici di tipo chimico, come quelli a base di derivati del piretro, e prodotti ad azione fisica, compresi alcuni preparati a base di oli. È importante seguire attentamente le indicazioni del prodotto utilizzato e ripetere il trattamento nei tempi previsti, perché alcune uova possono sopravvivere e schiudersi successivamente. Un alleato fondamentale rimane il pettine a denti fitti, da utilizzare accuratamente per rimuovere pidocchi e lendini. Dopo l'uso va lavato con acqua calda e conservato, quando indicato, in un sacchetto pulito.

Come dobbiamo comportarci con il resto della famiglia?

È opportuno controllare tutti i componenti del nucleo familiare, soprattutto se hanno avuto contatti stretti con il bambino. Lenzuola, asciugamani e vestiti utilizzati recentemente possono essere lavati a 60 gradi, per poi ripetere il lavaggio dopo ogni trattamento. Pettini, spazzole, fermagli e altri oggetti che vengono a contatto con i capelli meritano particolare attenzione, sarebbe meglio metterli in ammollo con lo shampoo specifico. Gli oggetti che non possono essere lavati vanno ben chiusi in un sacco di plastica integro per almeno sette giorni e poi esposti bene all’aria. Sarebbe meglio evitare lo scambio di indumenti e asciugamani. Il bambino, dopo il primo trattamento, può tornare a scuola il giorno successivo. Non esiste invece una terapia preventiva: la prevenzione passa soprattutto dal controllo tempestivo e dall'evitare lo scambio di oggetti personali.

Ci sono false credenze in merito ai pidocchi?

Intorno ai pidocchi resistono ancora molti falsi miti, il primo è che arrivino perché ci si lava poco: falso! La pediculosi può colpire anche chi cura molto l'igiene personale. E poi: i pidocchi saltano? No, camminano e si spostano soprattutto attraverso il contatto diretto tra le teste. Volano? No, non hanno ali. Preferiscono i capelli biondi? No, non fanno distinzione di colore. E nemmeno essere calvi mette completamente al riparo: possono interessare anche altre zone con peli, come sopracciglia e ciglia. Infine, cani e gatti non trasmettono i pidocchi all'uomo, gli animali hanno i loro parassiti, ma quelli dell'uomo sono un'altra cosa. Insomma, niente vergogna e soprattutto niente panico: davanti a un caso di pediculosi servono controllo, trattamento corretto e qualche attenzione in più, senza trasformare un problema comune dell'età scolare in un'emergenza.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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