Pochi studenti sanno di avere una voce che può parlare a interlocutori di livello sempre più alto, fino al ministero. È la Consulta provinciale, l’organismo di rappresentanza studentesca istituito nel 1996 e diffuso in tutto il territorio nazionale. Le diverse consulte provinciali, infatti, partecipano a momenti di coordinamento regionale i cui risultati confluiscono una volta all’anno nel Consiglio nazionale dei presidenti di Consulta, luogo di scambio d’informazioni, discussione di problemi comuni, ideazione di progetti integrati e confronto diretto col Miur, pronto a ricevere pareri e proposte.
Le funzioni
Nel contesto provinciale, le consulte hanno in teoria molte utilissime funzioni, tra cui assicurare il più ampio confronto tra gli studenti di tutte le scuole superiori, ottimizzare e integrare in rete le attività extracurricolari, formulare proposte che superino la dimensione del singolo istituto e stipulare accordi con gli enti locali e la regione, le associazioni e le organizzazioni del mondo del lavoro.
La Consulta a Brescia
Fanno parte dell’organismo due studenti per ogni istituto, eletti dai loro compagni di scuola. A Brescia si tratta di una settantina di persone. Il presidente è Gianluca Di Napoli, che però dovrà presto interrompere il suo mandato biennale perché quest’anno si è diplomato (al Liceo Gabric Calvesi, ora proseguirà gli studi all’Istituto gemmologico italiano di Milano).

Il sostituto sarà eletto in novembre, intanto Gianluca resta punto di riferimento. Ed è lui a dire che «uno dei maggiori problemi della Consulta è che si conosce poco, almeno a Brescia. Nelle scuole si parla dei rappresentanti di classe e di istituto, ma pochissimo di questo organismo che ha un ruolo più ampio e politico». Non a caso, quando ha pronunciato il suo discorso di candidatura alla presidenza (con un’altra decina di aspiranti alla carica), Di Napoli ha parlato «più di società che di scuola» e più di metodo che di temi, sottolineando che «oggi si preferiscono gli slogan ai programmi perché gli italiani, prima ancora degli studenti, sono disillusi, non si sentono più rappresentati da nessuno; ma questo significa anche rinunciare al senso critico».
Oltre la scuola
Poi però l’impegno da presidente della Consulta si è ovviamente concentrato sulla scuola, seppur continuando a guardare anche a realtà a essa esterne. Come la Guardia di finanza, con la quale è stato organizzato un ciclo di incontri di educazione e sicurezza finanziaria che il presidente ricorda con particolare soddisfazione. «Ma – aggiunge - abbiamo anche partecipato all’Osservatorio permanente sulla condizione dell’infanzia e dell’adolescenza del Comune di Brescia e collaborato con lo stesso in attività contro la violenza di genere». Il rapporto con l’Ufficio scolastico territoriale, poi, è stato di ascolto e comprensione reciproca a fronte peraltro di un anno che Gianluca definisce tranquillo.
I bisogni degli studenti
Ma di cosa ha bisogno la scuola bresciana dal punto di vista degli studenti?
«Posso dire di cosa hanno bisogno gli studenti», risponde. «Hanno bisogno di non sentirsi dei numeri, di essere visti da vicino, considerati. Anche per questo durante il mio mandato è nata l’idea – non ancora realizzata – di una piattaforma dove ogni studente possa presentare un problema di qualsiasi tipo e raccogliere consensi in modo da prendere forza e con questa forza arrivare direttamente a chi lo può risolvere».
Un’esperienza preziosa
Da parte sua, Di Napoli dice che l’esperienza nell’organismo studentesco è stata decisamente positiva e gli ha regalato qualcosa di molto utile per il suo futuro: «puntualità, organizzazione, gestione della complessità e capacità di farmi sentire a livello istituzionale».
Parla addirittura di un’esperienza «fondamentale» Mateo Hernandez George, che all’interno della Consulta ha passato tre anni (uno dei quali da vicepresidente e l’ultimo, il difficilissimo anno del Covid, da presidente) e oggi è segretario dei Giovani Democratici di Brescia e presidente dell’associazione culturale AltreMenti (oltre che studente universitario e libraio).

«La partecipazione a questo organismo – spiega – cambia il modo di vivere la scuola, che viene conosciuta in tutte le sue componenti e in tutti i suoi aspetti; inoltre si impara a guardare oltre il proprio naso e si capisce che quando si fa politica (in questo caso non partitica) si parla anche a chi la pensa in modo diverso».
Un organismo all’avanguardia
Anche Mateo ritiene che la Consulta degli studenti sia poco conosciuta e lontana dalla realtà scolastica vera e propria, e per questo «sottovalutata da tutti – studenti, insegnanti, Ministero – nonostante sia un organismo all’avanguardia in Europa». E a sua volta rivendica la natura politica dell’attività che vi si svolge: «Non si tratta tanto di organizzare feste ed eventi, ma di occuparsi di questioni di politica scolastica: la rappresentanza, la didattica, la valutazione… per questo, durante la mia presidenza, ho organizzato (con la docente referente Antonella Greco) gli stati generali della rappresentanza con tutti i rappresentanti d’istituto della provincia di Brescia (anch’io lo ero al Liceo Gambara) oltre che con i membri della Consulta. In particolare, il primo incontro degli stati generali ha prodotto un documento sull’alternanza scuola-lavoro, poi purtroppo è arrivata la pandemia e ci siamo dovuti fermare. Ma in seguito l’iniziativa è stata ripresa e io ho continuato a dare una mano come tutor per due anni».
Quanto ai bisogni della scuola bresciana, Hernandez George risponde che «la scuola bresciana ha bisogno che gli studenti si sentano parte di qualcosa, che abbiano un’autocoscienza di categoria. Perché un conto è appassionarsi a temi singoli, un altro la volontà di fare le cose insieme. Ecco, quel che manca è un coscienza politica organizzata e anche un po’ di coraggio, ma questo non riguarda solo la scuola, riguarda la società».




