Salute e benessere

Sclerosi multipla, ora l’obiettivo è migliorare la qualità di vita

Il Centro di riferimento regionale che ha sede a Montichiari (Asst Spedali Civili) segue 2.800 pazienti. De Rossi: «Rispetto al passato l’approccio è olistico. Grande attenzione anche ad attività fisica, alimentazione e sonno». Sabato è la Giornata mondiale
Negli ultimi anni l'approccio alla sclerosi multipla è cambiato
Negli ultimi anni l'approccio alla sclerosi multipla è cambiato

«Per anni la sclerosi multipla è stata affrontata quasi esclusivamente sul piano terapeutico. Oggi, anche grazie a una rivoluzione in atto negli ultimi anni e con una significativa accelerazione nell’ultimo periodo, l’approccio è cambiato: al centro non c’è più soltanto la malattia, ma la persona, osservata nella sua complessità con l’obiettivo di migliorarne la qualità della vita».

A riconoscerlo, in vista della Giornata mondiale promossa dall’Aism (Associazione italiana Sclerosi multipla) che si celebra sabato 30 maggio, è Nicola De Rossi, responsabile del Centro di riferimento regionale per la Sclerosi multipla dell’Asst Spedali Civili che ha sede a Montichiari.

La Sclerosi multipla - che nel Bresciano colpisce oltre duemila persone - è una malattia infiammatoria, autoimmune e neurodegenerativa che agisce sul sistema nervoso centrale (cervello e midollo spinale). «Una malattia delicata - osserva il dottor De Rossi -, che non siamo in grado di guarire. Ma possiamo rallentare, spegnere e controllare».

I cambiamenti dell’ultimo anno

La rivoluzione è nero su bianco nell’ultima revisione pubblicata nel 2025 dei Criteri di McDonald che consentono di raggiungere il doppio obiettivo di anticipare quanto più vicino possibile all’esordio biologico di malattia la diagnosi di Sclerosi multipla e di estenderla in modo più specifico anche a popolazioni particolari, come le forme pediatriche e quelle ad esordio tardivo.

Inoltre, elemento innovativo, il nuovo «aggiornamento introduce un cambio di approccio alla diagnosi, prima prevalentemente clinica ora con un significativo elemento biologico, valorizzando metodiche di laboratorio specifiche e ampliando l’uso di strumenti di imaging innovativi». Questo, aggiunge il dottor De Rossi, «consente di intervenire prima, con terapie altamente efficaci, con uno sguardo alla interezza della vita della persona, per modificare il decorso della malattia nel lungo periodo. E cambia anche il ruolo del neurologo: oggi deve saper scegliere il trattamento giusto, per il paziente giusto, nel momento giusto. Noi la definiamo una terapia sartoriale».

All'ospedale di Montichiari il team guidato dal dottor De Rossi
All'ospedale di Montichiari il team guidato dal dottor De Rossi

Tre pilastri

In concreto questa rivoluzione consente di non concentrarsi solo sul controllo della malattia, ma offre la possibilità di considerare aspetti prima minoritari ora determinanti per migliorare la qualità di vita della persona affetta da Sclerosi multipla. Il dottor De Rossi cita «tre pilastri capaci di modificare l’impatto del sistema immunitario sulla malattia: attività fisica, alimentazione e sonno».

Ai pazienti vengono consigliate attività come idroterapia, pilates, yoga o anche semplici camminate, almeno tre volte alla settimana; il valore dell’attività fisica non è tanto nell’intensità quanto nella costanza. Grande attenzione viene riservata all’alimentazione: alcuni cibi, in particolare dolci, cibi ad alto contenuto calorico o cibi ricchi di carboidrati e prodotti molto raffinati, possono infatti influire sull’asse intestino-cervello: processi infiammatori stimolati localmente a livello intestinale alterano la funzione immunitaria con riflessi anche a livello cerebrale.

Fondamentale, infine, il sonno: sei-sette ore di riposo di buona qualità favoriscono un corretto assetto immunitario e promuovono la cosiddetta «potatura sinaptica», un processo essenziale per migliorare la plasticità cerebrale e il corretto funzionamento complessivo del cervello.

Nuove terapie

Un passo avanti ulteriore è atteso nei prossimi mesi: «Stiamo aspettando dei farmaci in grado di aumentare le nostre capacità di intervento in quelle forme di malattia prima orfane di terapia o con limitate opzioni di intervento e con un potenziale controllo di tutti gli attori cellulari immunitari che entrano in gioco nella varie fasi della malattia. Primi rappresentanti di questa nuova visione della malattia sono gli inibitori della BTK (tirosina chinasi di Bruton)».

Il Centro di Montichiari

Il Centro di Montichiari guidato dal dottor De Rossi è fra i più grandi tra quelli pubblici della Lombardia. «Valutiamo oltre quaranta pazienti al giorno, seguiamo 2.800 pazienti, molti dei quali arrivano anche da fuori regione, e oltre 1.700 sono attualmente in terapia - spiega -. Nonostante i lavori di ristrutturazione in corso nel presidio ospedaliero di Montichiari, l’attività del Centro non ha mai subìto interruzioni o limitazioni. Un risultato reso possibile anche grazie alla disponibilità e alla comprensione dimostrate dai pazienti in questi mesi».

L’équipe multidisciplinare può contare su diverse figure professionali, ma «un ruolo sempre più centrale - conclude il dottor De Rossi - è assunto dall’infermiere altamente specializzato nella Sclerosi multipla, punto di riferimento per i pazienti e figura chiave nel raccordo quotidiano con i medici e nel percorso di assistenza».

Quanti casi nel Bresciano

L’occasione per tornare a parlare di questa malattia, si diceva, è la Giornata mondiale pensata per informare, sensibilizzare e portare al centro dell’attenzione pubblica la vita delle persone con sclerosi multipla e patologie correlate. Molti Comuni della nostra provincia si illumineranno di rosso.

In Italia le persone affette da questa malattia sono 126mila: donne e uomini - le prime colpite in misura doppia rispetto ai secondi - che ricevono una diagnosi nella maggior parte dei casi tra i 20 e i 40 anni di età. Nel territorio di Ats Brescia, che non comprende la Valcamonica, sono 2.115 (dato 2025, l’ultimo disponibile), delle quali 1.386 sono donne.

Come fa notare il dottor De Rossi, i casi sono in aumento «così come per tutte le malattie autoimmuni. Il nostro stile di vita, evidentemente, non è sano. Su questa malattia multifattoriale possono, infatti, incidere fumo, obesità, carenza di vitamina D, ambiente inquinato. E il virus di Epstein-Barr (EBV): tutte le persone affette da sclerosi multipla sono state infettate da questo virus, ma non tutte le persone che sono state infettate da questo virus hanno la sclerosi multipla».

Più donne che uomini

Stando ai dati che ci ha fornito Cinzia Gasparotti, dirigente medico della Struttura Epidemiologia di Ats Brescia nel 2025 risultano presi in carico 2.115 assistiti con diagnosi di Sclerosi multipla (la prevalenza è di 173,9 casi ogni 100mila abitanti). Negli ultimi dieci anni il numero di persone assistite è progressivamente aumentato: nel 2015 i casi erano 1.652, con una prevalenza di 137,8 casi ogni 100mila abitanti. L’incremento osservato è del 28% nell’arco del decennio.

La Sclerosi multipla interessa soprattutto il sesso femminile. Nel 2025 la prevalenza tra le donne è pari a 227,9 casi ogni 100mila assistite, circa doppia rispetto a quella registrata tra gli uomini (119,9 casi ogni 100.000). In altre parole, per ogni uomo affetto da Sclerosi multipla si osservano circa due donne con la stessa patologia.

Tale distribuzione è coerente con quanto riportato dalla letteratura scientifica nazionale e internazionale. I dati della Ats di Brescia risultano sostanzialmente in linea con le stime nazionali

La dottoressa Gasparotti osserva che «l’incremento della prevalenza osservato negli ultimi anni non indica necessariamente un aumento del rischio di sviluppare la malattia nella popolazione. L’aumento del numero di persone prese in carico può infatti essere influenzato da diversi fattori, tra cui il miglioramento della sopravvivenza delle persone affette da sclerosi multipla grazie alla maggiore efficacia dei trattamenti oggi disponibili».

«Negli ultimi anni si è inoltre assistito a una crescente capacità di diagnosi precoce, favorita sia dal miglioramento delle tecniche diagnostiche sia da una maggiore attenzione clinica verso i sintomi iniziali della patologia. Questo consente di identificare la malattia in fasi più precoci e di avviare tempestivamente i percorsi terapeutici e assistenziali».

«Anche la disponibilità di terapie innovative e di percorsi di presa in carico strutturati ha contribuito a migliorare la qualità e l’aspettativa di vita delle persone con sclerosi multipla, determinando nel tempo un progressivo aumento del numero di assistiti presenti nella popolazione».

Fasca d’età 

Infine relativamente alla distribuzione per fasce d’età, dati Ats Brescia alla mano, la dottoressa Gasparotti evidenzia come la Sclerosi multipla interessi prevalentemente la popolazione adulta. Nel 2025 oltre la metà degli assistiti (55,8%) ha un’età compresa tra 40 e 64 anni, mentre quasi un quarto dei casi (23,5%) riguarda persone tra 20 e 39 anni.

La quota di assistiti in età pediatrica o adolescenziale risulta limitata (1,2%), mentre circa un quinto dei soggetti ha almeno 65 anni. Nel complesso, «i dati confermano il rilevante impatto della patologia sulla popolazione in età lavorativa, con possibili conseguenze sulla qualità di vita, sull’autonomia personale e sui bisogni assistenziali e sociosanitari nel lungo periodo».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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