«Non c’è salute senza salute mentale» non è solo lo slogan della Giornata mondiale della salute mentale ma la necessaria condizione del benessere. A maggior ragione se si volge l’attenzione all’età giovanile che oggi è sempre più segnata dall’incertezza e dall’insicurezza planetaria. Secondo vari report, gli adolescenti nella fascia 10-19 anni vivono un senso profondo di precarietà, percepiscono con ansia la prospettiva di una instabilità economica e lavorativa e avvertono l’orizzonte di una autonomia difficile da raggiungere.
Il disagio si diffonde e colpisce quasi 2 milioni di giovani e segnala l’aumento dei disturbi d’ansia e del sonno cui si aggiunge l’autolesionismo anche se non suicidario e un’estesa irritabilità che si manifesta come rabbia immotivata. Difficile nel tempo della complessità trovare cause univoche perché le ragioni sono varie e da ascrivere a una realtà liquida che si trasforma in continuazione. Molte per lo più sono connesse a vissuti di esperienze infantili avverse o difficili. Pensiamo a realtà evolutive in cui precocemente i bambini vengono chiamati a trovare un adattamento a un ambiente familiare conflittuale o a relazioni contorte e incoerenti e rapporti negligenti, dove domina un’avvilente povertà relazionale e educativa.
Il carico di stress allora può essere elevato e, in termini biologici, si traduce in una serie di risposte neurofisiologiche che vanno a impattare il cervello nella fase della vita, l’infanzia, in cui questo organo è estremamente plastico e sensibile e attiva risposte adattive alle emergenze e alla sopravvivenza in condizioni di pericolo. Quando ad esempio un bambino vive in famiglia esperienze forti di violenza o di prepotenze tra i pari a scuola, incontra condizioni acute di stress che gli «insegnano» come sopravvivere, ma che spesso in adolescenza, costituiscono un fattore di rischio perché lo rendono fragile e instabile da un punto di vista psicologico.
L’essere esposti precocemente a situazioni di pericolo di fatto mette in moto un sistema di controllo emotivo e uno stato di allarme costante e nei passaggi nevralgici della fase adolescenziale, aumenta il rischio di sviluppo di psicopatologie. Se poi non c’è l’immediata «presa in carico» della sofferenza, la crescita si fa difficile e può manifestare con anticipo, patologie quali la depressione e l’ansia che un tempo si registravano in età adulta.
Secondo le neuroscienze, al cervello servono dai 23 ai 25 anni perché giunga a completa maturazione e siano funzionanti le aree che presiedono il controllo emotivo. Se mancano, come mancano in genere, le attenzioni ai segnali dello sviluppo e ai sintomi precoci di un disagio fase-specifico, l’adolescenza si trova esposta a situazioni fortemente stressogene e risponde soprattutto con impulsività. Quando la sofferenza si manifesta con reazioni eccessive e tragiche, a volte però, è già troppo tardi.
Giuseppe Maiolo, psicoanalista - Università di Trento - www.iovivobene.it




