Nella parola lutto ci sono un insieme di stati che hanno a che fare con la morte e la perdita, il dolore e il vuoto.
Il sentimento è quello della sofferenza interiore che suscita il pianto (dal latino luctus) che è la manifestazione visibile del dolore per la perdita.
L’incontro con la morte per la perdita di una persona cara è l’esperienza più significativa, quella che genera sgomento. Sia che essa sia imprevedibile, determinata da un evento naturale o catastrofico, sia che possa e essere annunciata da una malattia o dall’età, ci travolge un senso profondo di svuotamento delle nostre certezze. La perdita di una persona amata ci fa sprofondare in un terreno denso della precarietà che ci fa perdere la sicurezza e la fiducia.
Ci coglie d’un colpo lo sgomento e la solitudine anche quando ci sembrava di essere preparati al commiato dalla persona che ci ha abbandonato.
Se il dolore è la reazione più immediata e comune, lo spaesamento e l’angoscia sono l’espressione più evidente della fragilità della nostra esistenza e in particolare quelle della ragione incapace di trovare sempre spiegazioni valide.
Il sentimento del lutto è allora quasi sempre un attraversamento delicato e complesso che apre una quantità di domande e di interrogativi volti alla comprensione di quello che ci risulta difficile capire.
Perché oggi la cosa maggiormente difficile da accettare è l’incapacità di non avere il controllo e la spiegazione di tutto.
Il lutto è allora il tempo necessario per ritrovare l’equilibrio interiore e rimettere a fuoco la realtà. Quello che ci serve per elaborare i nostri vissuti.
È fondamentale consentirsi il dolore e il sentimento del vuoto e della
Precarietà che sono dimensioni necessarie anche a contenere quell’illusione sempre più diffusa della nostra onnipotenza.




