Roberta Rossi, presidente di PinkCharity Odv, domenica 13 settembre porterà a Leno un Villaggio della prevenzione con otto medici specialisti e medici di medicina generale. Un progetto nato dalla collaborazione con StraLeno e che vuole portare la cultura della prevenzione direttamente tra le persone.
Roberta Rossi, da dove nasce PinkCharity?
«PinkCharity nasce da un’esigenza molto precisa: diffondere non soltanto la prevenzione, ma quella che ci piace definire la “cultura della prevenzione”. L’associazione è nata dall’iniziativa di tre farmacisti bresciani: io, Linda Pasini, vicepresidente, e Francesco Ferretti, tesoriere. Siamo tutti farmacisti territoriali e titolari delle nostre attività e conosciamo quindi molto bene sia i bisogni delle persone sia il mondo dell’impresa e dell’associazionismo».
Perché per voi era importante portare la prevenzione fuori dalla farmacia?
«Ogni giorno nelle farmacie italiane entrano milioni di persone e il farmacista è spesso un punto di riferimento: può dare un consiglio sull’utilizzo di un farmaco, sull’alimentazione, sull’attività fisica o sugli stili di vita. Ma cinque anni fa ci siamo posti una domanda: come possiamo raggiungere anche chi in farmacia non entra, magari proprio perché sta bene e non ne ha bisogno? Da qui è nata l’idea di portare la prevenzione fuori dal banco della farmacia e avvicinarla il più possibile alle persone».
E così siete arrivati anche alla collaborazione con StraLeno.
«Sì, il progetto è nato dopo la partecipazione del presidente di StraLeno, Zanelli, alla conferenza stampa del 23 aprile 2026, occasione nella quale è stata consegnata la prima maglia della società con il logo della nostra associazione. Da questa collaborazione nasce un’iniziativa che per noi è particolarmente importante».
Parliamo del Villaggio della prevenzione del 13 settembre. Cosa troveranno i cittadini?
«In occasione della tradizionale corsa podistica StraLeno abbiamo pensato di creare un vero e proprio Villaggio della prevenzione. Saranno presenti otto medici, tra specialisti e medici di medicina generale, che offriranno gratuitamente consulti ai cittadini e alle cittadine. Crediamo sia un’iniziativa di grande valore, non solo per Leno ma per tutta la Bassa bresciana».
La prevenzione, però, non è soltanto fare una visita quando qualcosa non va.
«Esatto, quando parliamo di prevenzione dobbiamo ricordare che esistono tre livelli. La prevenzione primaria serve a ridurre il rischio che la malattia insorga e comprende comportamenti come non fumare, seguire un’alimentazione sana, fare attività fisica e aderire alle vaccinazioni. La prevenzione secondaria punta invece a individuare precocemente una malattia, ed è qui che entrano in gioco gli screening, come quello mammografico, il Pap test o la ricerca del sangue occulto nelle feci. La prevenzione terziaria, infine, riguarda chi ha già avuto una malattia e mira a ridurre complicanze e recidive e a migliorare la qualità di vita».
Sul tumore al seno siete particolarmente impegnati.
«Sì, perché crediamo molto nell’importanza degli screening e dell’adesione ai percorsi di prevenzione. Come farmacisti siamo operativi da oltre dieci anni anche sullo screening del colon retto e oggi vogliamo contribuire a sensibilizzare sempre di più le donne anche sull’importanza dello screening mammografico».
PinkCharity ha scelto anche di sostenere la ricerca, in che modo?
«Abbiamo cofinanziato lo studio ACTIVE, che segue donne che hanno avuto una recidiva di tumore mammario, alcune terapie possono favorire un aumento del grasso viscerale e una diminuzione della massa muscolare, una condizione definita obesità sarcopenica, che può avere conseguenze sulla salute generale e sulla qualità di vita. Lo studio, condotto su 120 donne, prevede counselling alimentare, attività fisica e incontri di gruppo. L’obiettivo è valutare quanto uno stile di vita mirato possa contribuire al benessere delle donne e alla riduzione dei fattori di rischio».
Perché avete deciso di investire in questo progetto?
«Perché crediamo profondamente nel valore della prevenzione e del consiglio, non vogliamo limitarci a raccogliere fondi: vogliamo che le risorse raccolte si trasformino in progetti concreti, capaci di produrre conoscenza e strumenti utili anche agli operatori sanitari».



