Prenotare le visite specialistiche è sempre più difficile

Ecco il vademecum per orientarsi tra le nuove metodologie per accedere alle prestazioni sanitarie, tra pec, ricette e call center
Prenotare una visita specialistica per molti cittadini è un'impresa © www.giornaledibrescia.it
Prenotare una visita specialistica per molti cittadini è un'impresa © www.giornaledibrescia.it
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Per molti bresciani è una giungla. Tra acronimi, numeri di call center, numeri interni, mail e Pec, quando il cittadino entra nel labirinto delle visite specialistiche in ambulatorio rischia di uscirne a fatica.

Ecco perché l’Agenzia di tutela della salute di Brescia ha pubblicato un vademecum aggiornato con le istruzioni che tutti devono seguire per poter prenotare una prestazione di specialistica ambulatoriale di primo accesso.

Il vademecum

In sostanza, dopo aver ricevuto la prescrizione dal proprio medico, dal pediatra di famiglia o dallo specialista qual è il percorso da seguire? E ancora: come prenotare? Dove? E, soprattutto, con quali tempi?

Sono queste le domande che più «intasano» gli uffici delle Agenzie di tutela della salute e delle Aziende sanitarie. Ed ecco le indicazioni utili per gli utenti: si può prenotare una visita specialistica o una prestazione diagnostica o indagine strumentale online sul portale regionale «Prenota salute» o accedendo al Fascicolo sanitario elettronico, utilizzando l’app «Salutile» o l’app «Fascicolo sanitario», ma solo se si è in possesso di ricetta elettronica («dematerializzata»).

Chi ha meno confidenza con la tecnologia o possiede la ricetta «rossa» può prenotare telefonando al Contact center regionale (al numero verde 800.638638 da rete fissa o al 02.999599 da rete mobile), recandosi di persona presso qualsiasi farmacia o rivolgendosi a una struttura sanitaria pubblica o privata (telefonando al Centro unico di prenotazione della struttura o, eventualmente, recandosi di persona allo sportello del Cup stesso). Chiarite le modalità di prenotazione, veniamo ai tempi e alle famigerate «liste d’attesa», vero spauracchio per gli utenti della sanità (non solo bresciana).

L’impegnativa

Al momento dell’impegnativa del medico, viene riportata la classe di priorità della visita e i relativi tempi, anche di prenotazione: la lettera «U» sulla propria ricetta corrisponde all’Urgenza differibile (la visita è garantita entro 72 ore dalla prenotazione, ma la prenotazione deve essere effettuata entro 48 ore dalla prescrizione).

Si sperimenta il centro unico centralizzato © www.giornaledibrescia.it
Si sperimenta il centro unico centralizzato © www.giornaledibrescia.it

La lettera «B» («Breve») garantisce la prestazione entro 10 giorni dalla prenotazione, ma quest’ultima dev’essere fatta entro 10 giorni dalla consegna della ricetta.

La voce «D» («Differibile») prevede un’attesa massima di 30 giorni per le visite e di 60 per le prestazioni strumentali, a patto che le prenotazioni siano effettuate entro i rispettivi intervalli di tempo.

Infine la lettera «P» («Programmabile») indica prestazioni non urgenti ma programmabili, da eseguire entro 120 giorni dalla prenotazione, che deve essere fatta quanto prima. Per ogni classe, se il cittadino non prenota entro i termini indicati perde la priorità, che viene declassata (allungando i tempi).

E se la proposta di appuntamento non garantisse la prestazione nei tempi previsti dalla normativa? In questo caso specifico il cittadino può contattare l’Ufficio relazioni col pubblico della struttura sanitaria a cui ci si è rivolti, che prenderà in carico la situazione e seguirà degli step: prima cercherà la disponibilità richiesta tra le 24 strutture sanitarie nel territorio di competenza dell’Ats Brescia.

Se non si trovassero posti disponibili nei tempi indicati dall’impegnativa, il cittadino sarà quindi inserito in un’apposita lista d’attesa per riprogrammare l’appuntamento nella stessa struttura o in un’altra nel territorio di competenza di Ats Brescia.

Priorità e rimborsi

Se neppure in questo terzo caso è possibile fissare la visita nei tempi previsti dalla classe di priorità, la struttura sanitaria a cui ci si è rivolti dovrà erogare la prestazione in regime privato, chiedendo al cittadino di pagare solamente il ticket (qualora questo sia dovuto), cioè come se fosse una prestazione erogata passando attraverso il Servizio sanitario.

L’ospedale – questo è importante sottolinearlo in modo chiaro ed inequivocabile – non può proporre una visita o prestazione a pagamento, a meno che sia il cittadino a chiederla espressamente. Ma, se questo avvenisse, il cittadino stesso non potrà poi richiedere il rimborso per la prestazione.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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