«Ho il Parkinson». Dario Franceschini, senatore ed ex ministro, ha scelto di rendere pubblica la diagnosi ricevuta nel 2020. La sua decisione di raccontare la propria esperienza ha riportato l’attenzione su una patologia con cui, nel Bresciano, convivono oltre 6.300 persone. A fotografare la situazione, dati delle Ats alla mano, è il Gruppo di studio e lavoro Parkinson Brescia, che vede tra i suoi componenti più attivi Pier Luigi Fanetti e ha realizzato un vademecum, in continuo aggiornamento, sulle opportunità disponibili in città e provincia per le persone con Parkinson.
Nel solo territorio di Ats Brescia, esclusa quindi la Valcamonica, i casi registrati erano 5.885 nel 2025, in crescita rispetto ai 5.602 del 2023. Per approfondire le cause della malattia e le terapie disponibili ci siamo rivolti ad Alessandro Padovani, direttore della Struttura complessa di Neurologia dell’Asst Spedali Civili e della Clinica neurologica dell’Università degli Studi di Brescia, già presidente della Società italiana di neurologia. Dell’importanza dell’attività fisica e della socializzazione abbiamo, invece, parlato con la dottoressa Patrizia Crippa, geriatra responsabile dell’Unità di riabilitazione specialistica neurogeriatrica della Domus Salutis.

Professor Padovani, quali sono le cause della malattia di Parkinson?
La malattia di Parkinson è la seconda malattia neurodegenerativa per frequenza, incidenza e prevalenza dopo l’Alzheimer. In Italia colpisce 250mila persone. Tra le cause ci sono mutazioni genetiche ed esposizione a sostanze come gli inquinanti atmosferici, il manganese, i benzeni e organofosfati, presenti nell’industria dei colori e della benzina e nelle coltivazioni ad alta intensità. C’è poi una quota di pazienti che sviluppa la malattia in assenza di familiarità e in questi casi non si possono escludere forme rare dovute a mutazioni recessive su geni diversi. Ad oggi non conosciamo ancora tutti i fattori coinvolti.
Qual è l’età d’esordio?
È una malattia che tende a esordire tra i 60 e i 65 anni, quindi prima dell’Alzheimer, che si manifesta dopo i 75 anni. Ci sono poi forme a esordio giovanile. I primi segnali non sempre sono di tipo motorio. Tra questi ci sono, per esempio, la perdita dell’olfatto e il disturbo comportamentale del sonno Rem (Rbd). Non tutte le persone che soffrono di questo disturbo sviluppano il Parkinson, ma tra chi ha il Parkinson è frequente.
Quali sono le terapie oggi disponibili?
Oggi disponiamo di combinazioni di farmaci che progressivamente si sono raffinate e consentono di migliorare i sintomi per molto tempo, influenzando in modo positivo il decorso della malattia. Esistono, poi, terapie non farmacologiche, come la stimolazione cerebrale profonda (Dbs), che è possibile effettuare anche in Lombardia. Per le forme più ostinate di tremore ci sono terapie con campi magnetici mendiate MRGFUs; il nostro centro di riferimento in questo campo è l’Istituto neurologico Besta di Milano. Possono rappresentare un supporto anche gli integratori ad azione antiossidante. Gli antiossidanti sono presenti in natura in alimenti come pomodori e radicchio rosso, che dovremmo integrare nella nostra dieta, anziché riempirci di zuccheri e carboidrati. Peraltro è noto che tra i fattori di rischio vi sono il diabete e la sedentarietà.

Raccontando la sua storia, l’ex ministro Franceschini ha lanciato un messaggio alle persone che come lui affrontano ogni giorno la malattia: «Non isolatevi, continuate a vivere». A ribadirne il valore è la dottoressa Patrizia Crippa: «Socializzazione e attività motoria sono fondamentali». Dottoressa Crippa, quali sono i segnali della malattia?
Ci sono segnali motori che tutti conosciamo: la lentezza dei movimenti, il tremore, che tuttavia non è sempre presente, la rigidità, le difficoltà nella camminata e il freezing, ovvero il cosiddetto piede congelato. Accanto a questi ci sono i sintomi non motori, come la riduzione della capacità di percepire gli odori e i disturbi del sonno. Nel corso della malattia possono comparire anche difficoltà nella deglutizione e nella parola, che diventa più lenta, la micrografia e disturbi della memoria e delle funzioni cognitive.
Come si affronta il Parkinson?
Con le terapie farmacologiche. Nella fase iniziale si parla di «luna di miele», perché il paziente avverte un netto miglioramento. Con il passare del tempo, però, per ottenere lo stesso effetto può essere necessario aumentare le dosi.
Quanto è importante svolgere anche l’attività fisica?
È fondamentale. Lo indicano anche le linee guida internazionali: se iniziata precocemente, può contribuire a rallentare la progressione dei sintomi. Si parte con un’attività fisica adattata alle condizioni della persona. Abbiamo pazienti che partecipano a gare in bicicletta o praticano nordic walking. L’aspetto più importante è che l’attività sia regolare e continuativa.
La Domus Salutis si occupa di riabilitazione multiprofessionale. Che cosa significa?
Prendiamo in carico i disturbi motori e non motori dei pazienti e offriamo supporto anche ai caregiver, che svolgono un ruolo fondamentale. Il Parkinson è una malattia che coinvolge l’intera famiglia. Con la neurologa Tiziana Di Monda proponiamo anche pomeriggi di aggiornamento aperti ai familiari.
Quali figure sono coinvolte nella riabilitazione?
Dal logopedista al neuropsicologo, dal dietista al fisioterapista, dallo psicologo al terapista occupazionale.
Tornando al messaggio lanciato da Franceschini, quanto è importante non isolarsi?
Molto. Per questo proponiamo fisioterapia di gruppo e attività come la tangoterapia. Il confronto con gli altri e la possibilità di condividere esperienze aiutano a mantenere relazioni e a migliorare la qualità della vita.



