Un congresso internazionale negli Stati Uniti, un incontro casuale davanti a un caffè e un invito che pochi mesi dopo si è trasformato in un'esperienza professionale dall'altra parte del mondo. È la storia di Paolo Giotto, fisioterapista bresciano, originario di Castenedolo, specializzato nella riabilitazione della mano, chiamato all'Anam Hospital di Seul, uno dei più importanti ospedali universitari della Corea del Sud, per condividere il modello italiano di recupero funzionale dopo gli interventi chirurgici della mano.
Tutto prende il via nel marzo 2025 durante il congresso mondiale di chirurgia e riabilitazione della mano di Washington, dove Giotto viene invitato come relatore per presentare un progetto dedicato alla riabilitazione attraverso la realtà virtuale, un metodo ancora poco diffuso che in Italia trova applicazione solo in pochi centri altamente specializzati. Durante una pausa dei lavori conosce il professor Jong-Woong Park, direttore del Dipartimento di Ortopedia, Chirurgia della mano e Microchirurgia ricostruttiva dell'Anam Hospital della Corea University.
L’invito
Dal confronto emerge subito una differenza sostanziale tra i due sistemi sanitari: se la chirurgia della mano coreana rappresenta un'eccellenza riconosciuta a livello internazionale, la riabilitazione specialistica è invece un settore ancora in crescita. Da quel primo scambio nasce un dialogo professionale che prosegue nei mesi successivi attraverso mail e videoconferenze. Il professor Park vuole conoscere il metodo italiano, capire come vengono seguiti i pazienti dopo l'intervento chirurgico, quali protocolli vengono utilizzati e quale ruolo abbia il fisioterapista nel recupero della funzionalità della mano, così invita Giotto a raggiungere Seul per osservare da vicino il loro lavoro e, allo stesso tempo, mostrare come si lavora in Italia.
In Corea
Nel corso della permanenza all'Anam Hospital, Paolo Giotto trascorre due giornate in sala operatoria accanto al professor Park seguendo interventi di chirurgia della mano, visita il reparto di riabilitazione e approfondisce l'organizzazione del sistema sanitario coreano. «Ho trovato un ospedale enorme, moderno, con decine di sale operatorie, un campus universitario integrato e una struttura davvero impressionante – racconta – dal punto di vista organizzativo è una realtà molto avanzata, ma sotto l'aspetto metodologico non ho visto differenze tali da farci sentire inferiori. Anzi, per quanto riguarda la riabilitazione specialistica credo che il nostro approccio abbia molto da insegnare».

L'ultimo giorno viene organizzato un incontro scientifico multidisciplinare, ortopedici, fisiatri e terapisti coreani illustrano il loro percorso di cura, successivamente è il turno del fisioterapista bresciano, che presenta l'organizzazione italiana della riabilitazione della mano, il ruolo del Servizio sanitario nazionale, l'attività dell'Airm (Associazione Italiana Riabilitazione della Mano) e soprattutto l'importanza di un percorso riabilitativo personalizzato fin dai primi giorni successivi all'intervento. L'idea di costruire programmi personalizzati, seguire il paziente nel recupero della mobilità, della forza e della sensibilità e utilizzare strumenti innovativi come la realtà virtuale rappresenta un modello che i colleghi coreani decidono di approfondire. L'incontro non resta un episodio isolato, nei mesi successivi alcuni terapisti dell'Anam Hospital iniziano infatti a frequentare corsi specifici di riabilitazione della mano e il confronto con Giotto continua ancora oggi.
Collaborazione continua
I due professionisti si sono ritrovati anche al congresso europeo di chirurgia della mano di Basilea e il professor Park continua a mantenere i contatti con Brescia, chiedendo consigli e confrontandosi sui protocolli riabilitativi utilizzati in Italia per alcune patologie particolarmente complesse. «È stato sorprendente vedere quanto interesse abbiano dimostrato verso il nostro modo di lavorare – racconta Giotto – spesso pensiamo che in Paesi come la Corea siano avanti in tutto, ma questa esperienza mi ha insegnato che ogni sistema sanitario ha i propri punti di forza».
L'esperienza coreana rappresenta anche un importante riconoscimento per la professionalità sviluppata a Brescia. Essere invitati in uno dei principali ospedali universitari asiatici non per imparare, ma per insegnare e condividere competenze, dimostra come la scuola italiana della riabilitazione della mano sia oggi considerata un punto di riferimento anche a livello internazionale. Un viaggio nato quasi per caso e trasformato in una collaborazione scientifica destinata a proseguire nel tempo, con un obiettivo comune: migliorare sempre di più il recupero funzionale dei pazienti operati alla mano, mettendo in rete esperienze, tecniche e conoscenze provenienti da due realtà lontane migliaia di chilometri, ma accomunate dalla stessa attenzione alla qualità delle cure.


