Salute e benessere

«Paghe basse e turni sfiancanti»: così si lascia il lavoro di infermiere

La testimonianza di Monica, che dopo 15 anni ha abbandonato l’impiego nel Pronto soccorso di un ospedale privato: «La carenza di personale costringe a orari pesanti»
Marco Papetti

Marco Papetti

Giornalista

Un'infermiera in corsia
Un'infermiera in corsia

«Paghe basse, turni sfiancati, pericoli di aggressioni». E una responsabilità troppo alta «se rapportata al compenso economico che si riceve». Monica ha 40 anni e per 15 ha lavorato come infermiera in un gruppo ospedaliero privato nel Bresciano. Ora non più: «Da un anno e mezzo lavoro come libera professionista: prendo quasi il doppio di quanto prendevo prima e ho una qualità della vita completamente diversa». La sua testimonianza racconta di un lavoro, quello dell’infermiere, diventato negli ultimi anni sempre più gravoso: anche perché i professionisti di questo tipo cominciano a scarseggiare e il ricambio generazionale è in affanno, con anche gli iscritti al corso in Infermieristica in calo. 

Il racconto

Nel caso di Monica, che per anni ha lavorato in Pronto soccorso, sulla scelta di abbandonare il lavoro ospedaliero hanno influito diverse ragioni: «Per prima cosa la parte economica non era sufficiente per le responsabilità che avevo in quell’azienda – racconta –. A questo si deve aggiungere che quasi ogni giorno dovevamo chiamare le forze dell’ordine per stare al sicuro, a causa di soggetti aggressivi con cui ci trovavamo ad aver a che fare».

Paghe basse e pericolo costante, ma anche turni sfiancanti: «I riposi venivano messi in secondo piano. Mi sono licenziata con mille ore di ferie arretrate». Inoltre, aggiunge, «sentivo di non essere più compatibile con le scelte aziendali: mi sembrava che si puntasse di più ad avere tanti accessi che a gestire bene i pazienti».

Un'ambulanza fuori da un Pronto soccorso - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Un'ambulanza fuori da un Pronto soccorso - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Il cambio di vita

Così, Monica ha maturato la decisione di lasciare l’ospedale: «Adesso da libera professionista svolgo servizi domiciliari e ambulatoriali, questi ultimi con i medici dello stesso ospedale in cui lavoravo. Posso gestire i miei tempi, dormire tutte le notti nel mio letto e avere i weekend liberi, non dovendo più fare turni. Certo, i pensieri sono di più perché devo organizzarmi da me, ma i benefici sono tanti».

«In peggioramento»

Alla domanda se il mestiere dell’infermiere sia sempre stato così impegnativo o se invece la situazione sia peggiorata negli anni, Monica non ha dubbi: «C’è stato un deterioramento della condizioni di lavoro nel tempo – dice –. Soprattutto, oggi manca il personale, per cui gli infermieri devono fare turni molto pesanti per coprire tutto quello che è possibile, spesso anche a scapito della vita privata».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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