Salute e benessere

La chimica bresciana negli Usa: «Lo stile di vita conta più delle creme»

Luisa Fanzani ha fondato il suo brand di cosmetici e divulga il benessere della pelle sui social: «Solo spf, retinoidi, acido ialuronico e pochi altri sono davvero efficaci»
Sara Polotti

Sara Polotti

Giornalista

Luisa Fanzani in laboratorio
Luisa Fanzani in laboratorio

Consiglio spassionato di una chimica cosmetica: «Imparate a prendere decisioni usando la vostra testa, per non cadere vittima del marketing. Nella skincare è più importante leggere l’etichetta degli ingredienti piuttosto del claim sulla confezione. Perché gli ingredienti che funzionano davvero sono pochi. Pochissimi». A parlare è Luisa Fanzani, bresciana trapiantata negli Usa che ha fondato la sua azienda di cosmesi: Luisa. Così come pochi sono gli ingredienti affidabili, così anche i suoi prodotti sono pochi ma buoni: protezione solare, retinolo, vitamina C…  

La sua filosofia parte dunque dalle evidenze scientifiche, più che dalle promesse che da anni le case cosmetiche propinano su carta patinata (e più recentemente via Instagram e TikTok). Una posizione che porta avanti anche sui social, dove fa divulgazione e smonta claim, consigli e abitudini della skincare dando, invece, consigli che si basano sulla scienza. Con un particolare focus: le donne trenta e quarantenni, come lei.

Luisa, com’è arrivata negli Usa?

Mi sono laureata in Chimica e Tecnologia Farmaceutiche all’università di Milano, dopodiché ho iniziato un dottorato in scienze farmaceutiche. Non volevo però finire a fare un lavoro monotono, magari stando per trent’anni dietro il bancone della farmacia. E ho sempre avuto una passione per la vendita: al liceo compravo cose e le rivendevo a prezzi maggiorati su Ebay. Appena prima di terminare il dottorato mi si è presentata l’occasione di lavorare per un’azienda cosmetica a Los Angeles. Ho lasciato il dottorato e mi sono trasferita lì: un altro mio sogno era quello di vivere negli Stati Uniti. Ho lavorato per quell’azienda per qualche anno, poi come freelancer per altre realtà e infine ho costituito la mia azienda, con mie formule e prodotti.

È stato difficile aprirla?

No, negli Usa si fa business in maniera facile. L’ho aperta in trenta minuti, online, senza dovermi recare in alcun ufficio. Quella è la parte più facile: quella difficile – essendo laureata in Ctf e non avendo un background economico – sono stati il marketing e il lato economico.

Quali sono i primi prodotti che ha sviluppato?

Il primo è stato un olio, dopodiché sono passata al siero all’acido ialuronico. Ho deciso di puntare su pochissimi prodotti: avendo un background scientifico sono molto rigida sulla scienza. I fatti dicono che i prodotti cosmetici che hanno un vero effetto sulla pelle si contano sulle dita di una mano. Non serve avere un catalogo con cento prodotti: sono sempre variazioni della stessa ricetta. Bastano dieci prodotti, con criterio.

E quali sono?

I retinoidi sono gli ingredienti con più ricerca scientifica e studi clinici in assoluto. Quelli più forti hanno bisogno di ricetta medica: un elemento che dice molto. E poi: la protezione solare, l’acido ialuronico, la niacinamide, il pantenolo. Gli emollienti che non hanno un’azione specifica ma aiutano a tenere pelle morbida e protetta possono essere utili. Per esempio la vaselina. E poi le vitamina C ed E. Anche i peptidi funzionano, ma non tutti sono stati testati.

Cosa, invece, non fa praticamente nulla?

Gli estratti naturali delle piante. Non c'è nessuna evidenza che abbiano effetti. Magari funzionano anche, ma non si conosce la concentrazione nel prodotto finito poiché non c’è standardizzazione e poiché è impossibile sapere come escano dalla pianta. A seconda della stagione o della coltivazione, gli attivi hanno diverse concentrazioni e non danno mai gli stessi risultati.

Cosa cambia tra Usa e Italia a livello di regole?

In Usa i cosmetici hanno i principi attivi in concentrazioni più elevate. La causa sono la mentalità e l’approccio: in Italia si tende a puntare su prevenzione e su protezione della pelle delicata. Basandomi di nuovo sul mio background farmaceutico, la formulazione è sì importante, ma è soprattutto la concentrazione a dare i veri effetti. Anche perché è difficile superare la barriera cutanea. Mi piace l’idea di avere prodotti più concentrati, naturalmente entro i limiti per evitare di irritare la pelle.

Oltre ai prodotti, fa anche divulgazione. Quando e perché ha deciso?

Prima di tutto perché aiuta con le vendite. Ma sono convinta anche che l’educazione sia importante: mi fa rabbia vedere gente che spreca soldi per prodotti che non funzionano. È successo anche a me, come a tutti. E poi mi irrita leggere ovunque claim che suonano scientifici, ma che non lo sono. «Ricostruisce il collagene»: qualcosa che non esiste. Ci si prende gioco delle persone. Manca l’integrità.

Luisa Fanzani, bresciana in Usa
Luisa Fanzani, bresciana in Usa

Nei video si concentra sui consigli per la pelle delle donne trenta, quarantenni. Quali sono i consigli che dà e soprattutto cosa cambia rispetto al passato?

Mi concentro su quell’età perché è la mia: in Italia purtroppo oltre i trenta c’è l'idea che una donna sia finita, soprattutto se non sposata e senza figli. Qui è diverso. La vita qui inizia a quarant’anni, e così è anche per me. Mi rivolgo a queste donne perché voglio che si sentano bene e che abbiano successo. I consigli di un tempo sono figli di questa mentalità italiana. Molto è cambiato: un tempo c’era pochissima attenzione alla protezione solare, mentre oggi la si incoraggia. «L’abbronzatura è salutare, il sole asciuga i brufoli»... Assolutamente no! E poi il tonico per bilanciare il pH? Un consiglio che non ha senso dal punto di vista scientifico: il tonico è al 90% acqua e non è necessario. Di certo non bilancia il pH. Consigli che venivano o dati per ignoranza o promozione. L’evidenza dice altro: lo stile di vita salutare è ben più importante delle creme anti-age. Ecco il cambio maggiore. Non le routine complesse: oggi i rituali sono più snelli e scientifici. Si parla poi di riduzione dello stress, abbassamento dell’infiammazione e risoluzione dei traumi psicologici, ma anche di dieta bilanciata: abitudini e consigli che hanno molto più impatto rispetto all’accumulo di prodotti.

Dazi, dogane… Come si possono ricevere in Italia i suoi prodotti?

Purtroppo è un problema. Si possono ordinare, ma a volte vengono fermati in dogana. E poi ci sono le tasse doganali. Sto valutando di non spedire più all’estero: è rischioso e non ne vale la pena.

Chi sono quindi i clienti di Luisa?

Principalmente americani, italoamericani e italiani che vivono negli Stati Uniti.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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