C’è un bresciano tra i principali esperti internazionali nel campo del training in chirurgia robotica. È Andrea Moglia, originario di Gardone Riviera, inserito tra i massimi specialisti mondiali degli ultimi 35 anni da una recente analisi bibliometrica pubblicata sull’autorevole International Journal of Surgery.
Laureato in Ingegneria meccanica con specializzazione in Automazione industriale e Robotica a Brescia, Moglia si è trasferito a Pisa per il dottorato alla Scuola superiore Sant’Anna e ha poi proseguito il proprio percorso all’Università di Pisa, lavorando sulla formazione in chirurgia robotica.
Nel corso della carriera ha coordinato numerosi studi internazionali, compresi progetti finanziati dal Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, ed è stato per dieci anni responsabile del primo Centro italiano di formazione chirurgica accreditato dall’American College of Surgeons.
Oggi lavora al Politecnico di Milano, dove si occupa di Intelligenza artificiale applicata alle immagini mediche e alla chirurgia.
Ingegner Moglia, che cosa significa per lei essere l’unico italiano inserito tra i principali esperti mondiali nel training in chirurgia robotica?
Vedere il mio nome tra persone di quel calibro, tutte straniere e di estrazione clinica, è stato motivo di grande soddisfazione. Ho creduto fin da subito nella tecnologia – la simulazione basata su realtà virtuale, oggi supportata dall’Intelligenza artificiale – per migliorare la formazione in campo chirurgico, nonostante lo scetticismo iniziale degli addetti ai lavori.
Perché l’Intelligenza artificiale trova nella sanità un campo così promettente?
Perché l’essere umano ha dei limiti: la macchina non formula valutazioni soggettive, è più veloce ad analizzare i dati, può ripetere la stessa operazione senza perdere la concentrazione ed è in grado di elaborare una grande quantità di informazioni integrabili tra loro prima, durante e dopo l’intervento. In futuro potrebbe, ad esempio, prevedere in anticipo le complicanze post-chirurgiche.
Quanto stanno cambiando la chirurgia e la formazione dei medici grazie all’Intelligenza artificiale?
La ricerca sta andando molto veloce, ma le applicazioni cliniche sono ancora poche. Servono studi di traslazione clinica e certificazioni che garantiscano un utilizzo sicuro della tecnologia sui pazienti.
Perché la simulazione è destinata ad avere un ruolo sempre più centrale nella preparazione dei chirurghi?
Ha un vantaggio enorme: permette di sbagliare senza provocare danni. Si può provare, riprovare e imparare dagli errori. Proprio come succede da tempo coi piloti di aerei.
Quanto possono incidere simulazione e Intelligenza artificiale nella riduzione degli errori medici e nella sicurezza dei pazienti?
Tanto, perché la simulazione consente di imparare un gesto chirurgico, fino al raggiungimento e al mantenimento di un determinato livello di competenza. L’Intelligenza artificiale può, inoltre, prevedere la curva di apprendimento di un chirurgo e adattare il percorso in base al suo ritmo.
L’Italia è pronta ad affrontare la rivoluzione tecnologica nella sanità?
Agenas ha riconosciuto il ruolo strategico della simulazione per l’Educazione continua in Medicina (Ecm) soltanto quest’anno. Negli Stati Uniti l’American College of Surgeons lo aveva fatto nel 2002. Il ritardo c’è, ma mi piace pensare che, se oggi siamo al Medioevo, arriveranno anche Umanesimo e Rinascimento. Perché ciò avvenga, in Italia è necessario cambiare prospettiva, investendo sulle persone e sulle loro iniziative, prima che sull’acquisto di macchinari avanzati. Perché sono gli esseri umani a far funzionare i macchinari. Non il contrario.
Questo significa che la tecnologia non potrà mai sostituire i medici?
Se accadrà, sarà tra molto tempo. La chirurgia non è solo manualità: significa anche reagire agli imprevisti, comunicare con il resto del team, seguire il paziente anche dopo l’intervento. Tutto con la massima professionalità. È un lavoro complesso che i robot, al momento, non possono svolgere in maniera autonoma.



