Salute e benessere

Infarto, come riconoscere i segnali: «Ogni minuto conta»

Nell’ultima puntata stagionale di Obiettivo Salute si è parlato di quanto un intervento tempestivo possa fare la differenza tra un recupero completo e un danno permanente
Daniela Affinita
Riconoscere in tempo i sintomi di un infarto può salvare la vita
Riconoscere in tempo i sintomi di un infarto può salvare la vita

L'infarto può arrivare all'improvviso, ma spesso il nostro organismo invia segnali che non devono essere ignorati. Riconoscerli e intervenire tempestivamente può fare la differenza tra un recupero completo e un danno permanente al cuore.

Se n'è parlato nel corso dell'ultima puntata stagionale di Obiettivo Salute su Teletutto con il dottor Alberto Saporetti, responsabile dell'Unità Operativa di Cardiologia dell'Istituto Clinico Sant'Anna, e con il dottor Alberto Carrozza, cardiologo dello stesso reparto, che hanno spiegato come riconoscere i sintomi e perché il fattore tempo rappresenti l'arma più importante contro l'infarto.

Che cos'è la cardiopatia ischemica?

A.S.: La cardiopatia ischemica comprende un insieme di patologie accomunate da uno stesso meccanismo: lo squilibrio tra il fabbisogno di ossigeno e nutrienti del cuore e la quantità di sangue che riesce effettivamente a raggiungerlo. Può dipendere da diverse cause, come ad esempio un'anemia importante, ma nella stragrande maggioranza dei casi è provocata dall'aterosclerosi: le arterie coronarie si restringono progressivamente e il cuore non riceve più l'apporto di ossigeno necessario. Si tratta ancora oggi di una delle principali cause di morte in Italia, colpisce soprattutto le persone più anziane, ma non è raro riscontrarla anche in soggetti giovani.

Il dottor Alberto Saporetti - © www.giornaledibrescia.it
Il dottor Alberto Saporetti - © www.giornaledibrescia.it

Cosa succede durante un infarto?

A.S.: L'infarto si verifica quando una parte del muscolo cardiaco rimane senza ossigeno abbastanza a lungo da provocare la morte delle cellule. Quel tessuto non è più in grado di contrarsi e viene sostituito da una cicatrice, più estesa è l'area colpita, maggiore sarà il danno e minore la capacità del cuore di pompare il sangue in modo efficace.

Angina e infarto: non sono la stessa cosa, giusto?

A.S.: L'angina pectoris è un sintomo: rappresenta il dolore causato dalla temporanea sofferenza del cuore, l'infarto, invece, è il danno vero e proprio del muscolo cardiaco. Nella maggior parte dei casi l'angina rappresenta un campanello d'allarme che precede l'infarto, ma non sempre accade. Esistono infarti che compaiono improvvisamente, senza sintomi premonitori oppure con segnali così lievi da non essere riconosciuti.

Quali sono i sintomi da non sottovalutare?

Il dolore può irradiarsi al braccio sinistro, ma possono comparire anche sudorazione fredda e improvvisa, nausea, senso di debolezza, affaticamento improvviso e difficoltà a svolgere attività che fino al giorno prima erano assolutamente normali. In alcune categorie di pazienti, come i diabetici, i sintomi possono essere ancora più subdoli, a causa della neuropatia diabetica il dolore può essere poco evidente o addirittura assente. Per questo motivo non bisogna sottovalutare nessun sintomo, soprattutto se si è portatori di fattori di rischio.

Il dottor Alberto Carrozza - © www.giornaledibrescia.it
Il dottor Alberto Carrozza - © www.giornaledibrescia.it

Quando si sospetta un infarto, il tempo diventa il fattore decisivo?

A.S.: Parliamo della cosiddetta «golden hour»: l'«ora d'oro» è il tempo che intercorre tra la chiusura della coronaria e la sua riapertura attraverso l'angioplastica. Prima si interviene, maggiore è la quantità di muscolo cardiaco che si riesce a salvare. In cardiologia si utilizza anche l'espressione «door to balloon», cioè «dalla porta al pallone»: indica il tempo che passa dall'arrivo del paziente in ospedale fino all'apertura dell'arteria coronaria ostruita.

Dottor Carrozza è giusto chiamare subito il 112?

A.C.: La prima cosa da fare è chiamare immediatamente il 1112, non bisogna venire con mezzi propri, l'ambulanza permette già sul territorio di eseguire un elettrocardiogramma che viene trasmesso direttamente ai cardiologi dell'ospedale. Grazie alla telemedicina, infatti, il tracciato viene valutato ancora prima dell'arrivo del paziente. Se confermiamo il sospetto di infarto, possiamo attivare immediatamente la sala di Emodinamica, così, quando il paziente arriva, tutta l'équipe è già pronta a intervenire. In questo modo si risparmiano minuti preziosissimi, perché ogni minuto conta, ogni secondo che passa è importante per il cuore più rapidamente riusciamo a riaprire la coronaria, maggiore sarà la quantità di tessuto cardiaco che riusciremo a salvare. Non a caso uno dei motti della cardiologia interventistica è semplice quanto efficace: «Il tempo è muscolo».

Cosa succede una volta arrivati in ospedale?

A.C.: Se l'elettrocardiogramma conferma una sindrome coronarica acuta, il paziente viene trasferito direttamente in Emodinamica. Qui eseguiamo la coronarografia e, se necessario, l'angioplastica coronarica. Successivamente il paziente viene ricoverato in cardiologia, monitorato costantemente, sottoposto a ecocardiogramma e alla terapia farmacologica più appropriata per favorire il recupero del muscolo cardiaco. Il ricovero dura generalmente alcuni giorni, durante i quali viene valutata la risposta del cuore all'intervento e impostata la terapia da seguire anche dopo la dimissione. Il messaggio finale degli specialisti è chiaro: riconoscere tempestivamente i sintomi e chiamare subito il 112 può davvero salvare la vita e preservare il cuore da danni permanenti.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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