L’Australia è sempre più vicina a diventare il primo Paese al mondo a eliminare quasi del tutto il tumore della cervice uterina nelle giovani donne. Un risultato costruito in quasi vent’anni di campagne gratuite di vaccinazione contro il Papilloma virus (Hpv), accompagnate da una forte adesione della popolazione (più dell’80% tra gli under 15) e da programmi di screening diffusi ed efficaci, che comprendono anche l’autocampionamento.
Secondo gli esperti, tra le donne under 25 questo tumore potrebbe presto diventare una malattia rarissima. Una prospettiva che ha riacceso l’attenzione internazionale sul ruolo decisivo della prevenzione, dimostrando come vaccini e diagnosi precoce possano cambiare radicalmente il futuro della salute femminile.
Come si comporta il virus
Il tumore della cervice uterina – ricordiamo – è la prima neoplasia a essere stata riconosciuta dall’Organizzazione mondiale della Sanità come totalmente riconducibile a una infezione e, quindi, eliminabile attraverso una efficace strategia basata, appunto, sulle vaccinazioni e sulla diagnosi precoce.
L’Hpv responsabile di questo e altri tumori è un virus molto diffuso: l’infezione, nella maggior parte dei casi, è asintomatica e si risolve spontaneamente. In una quota minoritaria di situazioni, però, può cronicizzare e favorire lo sviluppo di lesioni precancerose che, se non intercettate attraverso Pap test o Hpv test e adeguatamente trattate, possono evolvere in un tumore.
Da qui l’importanza del vaccino e degli screening. Abbiamo affrontato il tema in Ats Brescia con Anna Caruana, responsabile della Struttura semplice di Malattie infettive, e Cinzia Gasparotti, dirigente medico della Struttura semplice dipartimentale di Epidemiologia.
La strategia in atto nel Bresciano
Il vaccino viene offerto attivamente a ragazze e ragazzi a 11 anni ed è comunque gratuito fino a 26 anni e 364 giorni. Anche in età adulta resta quindi un’opportunità importante da conoscere e cogliere. Chi fosse interessato può rivolgersi ai centri vaccinali o al proprio medico di famiglia.
La copertura vaccinale nel territorio dell’Ats Brescia (che comprende tutta la nostra provincia, Valcamonica esclusa) supera quota 80%. È 83,6% nella coorte di nascita 2012 rilevata nel 2025 e 80,3% nella coorte 2011 rilevata nel 2024. L’obiettivo, come per tutti i vaccini, è il 95%, ma si tratta comunque di numeri molto alti. Purtroppo, però, non è così in tutta Italia: stando ai dati del Ministero della Salute la media nazionale per la coorte 2011 (al compimento dei 13 anni nell’anno di rilevazione) è al 64,07% per le femmine e al 55,80% per i maschi.
La strategia, dicevamo, comprende vaccinazioni, ma anche un sistema per favorire la diagnosi precoce. Lo screening, a tal proposito, prevede l’utilizzo di due strumenti: il Pap test, che identifica le alterazioni cellulari, e il test Hpv che ricerca la presenza di Papillomavirus ad alto rischio.
Il primo, da effettuare ogni tre anni, viene proposto alle donne di età compresa tra i 25 e i 29 anni. Il secondo, previsto ogni 5 anni, è pensato per le donne di età compresa tra i 30 e i 64 anni. Le donne vaccinate contro l’Hpv entro i 15 anni, iniziano lo screening a 30 anni con il test Hpv in quanto, grazie agli effetti protettivi del vaccino, hanno un bassissimo rischio di sviluppare lesioni pretumorali del collo dell’utero prima dei 30 anni.
Nel 2025 sono state invitate a partecipare allo screening 81.700 donne di casa nel territorio di riferimento e l’adesione si è attestata al 56%. Tutte le informazioni sono disponibili sul sito di Ats Brescia.




