Garattini: «Per vivere a lungo bisogna alzarsi da tavola con la fame»

Il farmacologo 97enne fondatore dell’Istituto Mario Negri riferisce i segreti della longevità: «Prima di tutto la prevenzione, certe malattie possono essere evitate. Agli anziani dico: “Non è mai troppo tardi”»
Il prof. Silvio Garattini, farmacologo e fondatore dell'Istituto Mario Negri di Milano
Il prof. Silvio Garattini, farmacologo e fondatore dell'Istituto Mario Negri di Milano
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C’è chi a novantasette anni si gode il riposo. E chi, come il professor Silvio Garattini, continua a studiare, scrivere, prendere posizione. Nato a Bergamo, fondatore e presidente dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano, è una delle voci più autorevoli della farmacologia internazionale e, da oltre mezzo secolo, un punto di riferimento nel dibattito sulla prevenzione. Divulgatore instancabile, non ha mai smesso di ricordare che la salute non è soltanto una questione di cure, ma prima di tutto di responsabilità.

Professor Garattini, è vero che da bambino voleva diventare prete?

Sono cresciuto in oratorio, ho fatto il catechista e, come tanti miei coetanei in quel contesto, ho immaginato che sarei diventato sacerdote. Era un pensiero, non una scelta maturata.

Che cosa l’ha portata, invece, verso la scienza?

I problemi di salute vissuti in famiglia. Vedere persone a me care soffrire mi ha avvicinato alla medicina e, soprattutto, alla ricerca.

In che modo?

Sono perito chimico e a Bergamo ho avuto la fortuna di fare un’esperienza che raramente si vive a scuola: nel pomeriggio utilizzavamo un banco attrezzato per svolgere analisi. Venivamo valutati per la precisione con cui eseguivamo le operazioni. Grazie a quella formazione, a 18 anni sapevo già lavorare in laboratorio. Quando sono entrato alla Dalmine nessuno ha dovuto insegnarmi a fare le analisi. Per iscrivermi all’Università ho sostenuto l’esame integrativo del liceo scientifico. La mia era una famiglia modesta: studiavo e lavoravo.

In una pubblicazione si definisce «Guerriero gentile»: cosa intende?

Mi hanno chiamato così perché non mi arrendo di fronte alle difficoltà e perché cerco sempre il dialogo, senza lasciarmi andare alla rabbia. Magari dentro qualcosa si muove, ma non lo do a vedere.

In uno dei suoi libri parla di «Lunga vita». A 97 anni è un testimone diretto di quel titolo: qual è il segreto della sua longevità? Quanto contano genetica e stile di vita?

Non esiste un segreto per vivere a lungo. Esistono fattori sui quali possiamo intervenire poco, come la genetica, e altri sui quali, invece, è possibile agire per aumentare le probabilità di una vita più lunga e in salute.

Qualche esempio?

Il primo è evitare le dipendenze. In Italia si contano dodici milioni di fumatori e il fumo rappresenta un fattore di rischio per ventisette malattie diverse. Non soltanto tumori, ma anche patologie come l’artrite reumatoide e alcune malattie dei reni e della vista. Non meno pericolose sono le dipendenze da droghe e alcol. Quest’ultimo, è bene ricordarlo, è una sostanza cancerogena. E c’è poi una forma di dipendenza sempre più diffusa, quella dallo smartphone, che sottrae tempo ad altre attività e impoverisce le relazioni personali.

Altri fattori sui quali è possibile intervenire?

Dopo le dipendenze, il secondo ambito riguarda le buone abitudini. A cominciare dall’attività motoria. Oggi la pratica con regolarità appena il 30% dei giovani, mentre la maggioranza conduce una vita sedentaria. Eppure muoversi significa stimolare la produzione del Bdnf, una proteina che protegge i neuroni e favorisce memoria e apprendimento. Un’altra abitudine decisiva è il sonno. È necessario dormire almeno sette ore al giorno: il cervello ha un metabolismo elevato, produce scorie potenzialmente dannose che vengono smaltite più rapidamente durante il riposo. Serve, inoltre, scolarità: avere cultura rende consapevoli dell’importanza di occuparsi della salute. C’è poi l’alimentazione. Serve una dieta varia, sia per garantire il corretto apporto di micro e macronutrienti, sia perché alcuni alimenti possono contenere sostanze inquinanti: consumare sempre gli stessi cibi espone al rischio di accumulare nell’organismo le medesime sostanze. Non basta. Occorre anche moderazione. Alzarsi da tavola con un leggero senso di fame aiuta a non sovraccaricare l’organismo. Il sovrappeso, infatti, costringe il corpo a un lavoro eccessivo e continuo.

A pranzo? Il professor Garattini beve una spremuta e mangia, a volte, un tramezzino
A pranzo? Il professor Garattini beve una spremuta e mangia, a volte, un tramezzino

Lei cosa mangia?

A colazione mangio frutta cotta e bevo un caffè. A mezzogiorno una spremuta d’arancia, magari una banana, a volte un tramezzino. La sera qualcosa in più: antipasto, primo e un piccolo dessert.

La sua giornata tipo oggi com’è?

Mi sveglio tra le 8 e le 8.30, poi vado in Istituto, dove resto per buona parte della giornata. Spesso ho conferenze la sera ed è difficile che riesca ad andare a dormire prima di mezzanotte.

Nel suo ultimo libro affronta luci e ombre dei farmaci. Qual è il messaggio che sente di rivolgere ai cittadini?

Stiamo assistendo a un’esagerazione nell’uso dei farmaci. Sono strumenti importanti, certo, ma vanno assunti solo quando necessario. Prendere quindici pastiglie al giorno è assurdo.

Negli ultimi anni si sono diffusi nuovi farmaci per il diabete, utilizzati anche da persone con obesità per perdere peso. Che cosa ne pensa?

Occorre prestare attenzione agli effetti collaterali e al rischio di recuperare peso una volta sospesa l’assunzione. E ricordare che, per dimagrire, la cosa fondamentale è imparare a mangiare meglio.

Lei ripete spesso che «le malattie non piovono dal cielo». Quanto incidono davvero i nostri comportamenti sull’insorgenza di patologie come il diabete di tipo 2 o alcuni tumori?

Abbiamo paura dei tumori, ma non vogliamo ammettere che, in molti casi, dipendono da noi: il 40% è evitabile. Lo stesso vale per il diabete di tipo 2. Con i nostri comportamenti mettiamo sotto pressione il Servizio sanitario e poi ci lamentiamo delle lunghe liste d’attesa. La prevenzione, invece, dovrebbe essere il primo obiettivo della sanità.

Divulgatore instancabile, è un punto di riferimento per la farmacologia
Divulgatore instancabile, è un punto di riferimento per la farmacologia

Se dovesse indicare tre azioni concrete di prevenzione alla portata di tutti, quali sceglierebbe?

Vaccinazioni, screening e uno stile di vita sano.

In un altro suo libro sostiene che la medicina è stata pensata al maschile. In che senso? E quali conseguenze ha avuto questa impostazione sulla salute delle donne?

La medicina tratta le donne come se fossero uomini. Eppure la stessa malattia può presentarsi in modo diverso nei due sessi. Le donne sono state coinvolte troppo poco negli studi clinici controllati. È un grave errore, oltre che un’ingiustizia. La conseguenza è che spesso registrano effetti collaterali differenti e più frequenti.

Oggi si parla molto di medicina personalizzata. È davvero la strada giusta o rischia di essere uno slogan?

È la direzione giusta, ma anche ambigua. Se personalizziamo le cure, ma continuiamo a sviluppare farmaci pensati soprattutto per gli uomini, facciamo poca strada.

Guardando alle nuove generazioni, quale consiglio si sente di dare ai giovani per vivere a lungo e in salute? E agli anziani che vogliono invecchiare bene?

Ai giovani dico: fate prevenzione. Agli anziani ricordo che non è mai troppo tardi: smettere di fumare è sempre meglio che continuare.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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