Anziani, tra 10 anni a Brescia gli over 65 saranno 20mila in più

Garattini, presidente dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri: «Invecchiare bene dipende da noi, si punti alla prevenzione». Claudio Sileo (Ats): «Non è mai tardi per cambiare stile di vita»
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Dare anni alla vita e vita agli anni
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Il segreto di Enrico Zaglio, 94 anni, è «stare alle regole, essere sportivo nell’animo». Marta Damiano, lucidissima (e generosa) a 102 anni, ha una vita sociale super intensa. E Caterina Colosio, prossima ai 101, mangia sempre «frutta al mattino, arrosto, polentina... E faccio pure gli addominali». Sono l’incarnazione del concetto di «longevità attiva» al centro di un incontro che si è svolto ieri – in collaborazione con Ats Brescia – in un’affollata Sala Libretti del GdB.

I fattori di rischio

L'incontro in Sala Libretti con Garattini in collegamento - © www.giornaledibrescia.it
L'incontro in Sala Libretti con Garattini in collegamento - © www.giornaledibrescia.it

Chiaro il messaggio: «Nel nostro Dna non c’è scritto quanto vivremo e come vivremo – ha sintetizzato il direttore generale di Ats Claudio Sileo –: siamo padroni di determinare il nostro destino». Ne è convinto – e lo dimostra – Silvio Garattini, 96 anni, presidente e fondatore dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri in collegamento dal suo studio: «Le malattie non piovono dal cielo, siamo noi ad autoinfliggercele. Penso, ad esempio, al diabete di tipo 2, evitabile con alimentazione corretta, attenzione al peso e attività motoria. O al 40% dei tumori. Eppure 10 milioni di italiani fumano esponendosi al rischio di contrarre 27 malattie e rappresentando un danno per se stessi, per gli altri e per l’ambiente. L’alcol, poi, è cancerogeno come lo sono le sigarette, ma non viene trattato allo stesso modo perché fa parte della nostra cultura». Secondo il ricercatore «c’è bisogno di una rivoluzione culturale: la medicina non deve essere impostata sulle cure, ma sulla prevenzione in termini di buone abitudini, vaccinazioni e screening».

I numeri

Il tema affrontato nell’incontro condotto dal nostro direttore Nunzia Vallini è di grande attualità perché, come ha evidenziato Giovanni Maifredi, responsabile dell’Epidemiologia di Ats Brescia, la popolazione invecchia e, di questo passo, dovrà sempre più confrontarsi con malattie croniche. Tra 10 anni, nel territorio di Ats Brescia (che comprende la nostra provincia esclusa la Valcamonica e conta 1.182.607 persone con un’età media di 45,8 anni) gli over 65 saliranno da 270mila a 290mila, i bambini fino ai 14 anni caleranno da 148mila a 125mila e la popolazione attiva tra i 14 e i 65 anni passerà da 765mila a 760 unità.

Aspettativa di vita e nascite

Perché? «Aumenterà l’aspettativa di vita (da 84,2 a 85,3 anni) – ha spiegato – grazie al miglioramento delle condizioni socioeconomiche e nasceranno meno bambini, complice la presenza di meno donne in età fertile. Questo avrà un impatto in termini sanitari, assistenziali e previdenziali, ma anche sui consumi e sulla produzione di beni e servizi». Da qui la sfida: «Invecchiare bene, non come soggetti passivi bisognosi di cure, ma come una risorsa per la società». Determinanti, in questo, sono le scelte personali. È con questa consapevolezza che Sileo ha ricordato che «non è mai troppo tardi per cambiare stile di vita».

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