Il segreto di Enrico Zaglio, 94 anni, è «stare alle regole, essere sportivo nell’animo». Marta Damiano, lucidissima (e generosa) a 102 anni, ha una vita sociale super intensa. E Caterina Colosio, prossima ai 101, mangia sempre «frutta al mattino, arrosto, polentina... E faccio pure gli addominali». Sono l’incarnazione del concetto di «longevità attiva» al centro di un incontro che si è svolto ieri – in collaborazione con Ats Brescia – in un’affollata Sala Libretti del GdB.
I fattori di rischio

Chiaro il messaggio: «Nel nostro Dna non c’è scritto quanto vivremo e come vivremo – ha sintetizzato il direttore generale di Ats Claudio Sileo –: siamo padroni di determinare il nostro destino». Ne è convinto – e lo dimostra – Silvio Garattini, 96 anni, presidente e fondatore dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri in collegamento dal suo studio: «Le malattie non piovono dal cielo, siamo noi ad autoinfliggercele. Penso, ad esempio, al diabete di tipo 2, evitabile con alimentazione corretta, attenzione al peso e attività motoria. O al 40% dei tumori. Eppure 10 milioni di italiani fumano esponendosi al rischio di contrarre 27 malattie e rappresentando un danno per se stessi, per gli altri e per l’ambiente. L’alcol, poi, è cancerogeno come lo sono le sigarette, ma non viene trattato allo stesso modo perché fa parte della nostra cultura». Secondo il ricercatore «c’è bisogno di una rivoluzione culturale: la medicina non deve essere impostata sulle cure, ma sulla prevenzione in termini di buone abitudini, vaccinazioni e screening».



