Salute e benessere

Non solo fitness, fare pesi è un farmaco naturale per la longevità

Per dimagrire servono delle abitudini quotidiane. Così il personal trainer e nutrizionista bresciano Michele Martinetti: «Bisogna uscire dalla logica che sia qualcosa di narcisistico. Ora addirittura se ne parla anche in Oncologia»
Simone Bracchi

Simone Bracchi

Giornalista

In sala pesi per tenersi in forma
In sala pesi per tenersi in forma

La percezione di un fenomeno lascia sempre il tempo che trova, perché non è altro che la ricostruzione soggettiva della realtà influenzata dal contesto in cui ognuno di noi vive. Ma quando a sostenere un determinato fatto è un professionista, che da anni studia e si aggiorna, la fotografia di quel fenomeno diventa più nitida. E la conferma che la Gen Z - ragazzi nati tra il 1997 e il 2012 - sia di fatto più attenta al fitness rispetto alle precedenti generazioni arriva da Michele Martinetti, personal trainer e biologo nutrizionista di 34 anni, alla guida dell’omonimo studio, composto da un giovane team di seri professionisti. «Quando ho incominciato ad andare in palestra avevo 16 anni ed ero l’unico così giovane - spiega -. Oggi, invece, i ragazzi iniziano a fare pesi dai primi anni delle superiori».

Martinetti, come spiega questa tendenza oltre al fatto di voler aver un fisico definito?

Da una parte i giovani oggi fanno meno sport di squadra perché vogliono sentirsi meno vincolati dall’impegno; dall’altra l’entry-level in sala pesi è molto più basso, perché in uno sport di squadra devi rendere conto a una serie di persone. Ma non solo, oggi con la proliferazione delle palestre low-cost, a differenza delle boutique come la mia, iscriversi è alla portata di quasi tutti.

Questo è un argomento interessante, perché ovviamente i due tipi di servizi offrono «pacchetti diversi». Alla luce anche della tecnologia, dell’AI e dei social, che offrono consigli immediati e gratuiti, cosa rende un professionista come lei fondamentale per un’attività fisica corretta?

Cosa ti dà il professionista? Tutte quelle competenze trasversali, come la motivazione, o la scelta degli obiettivi. Perché un chatbot risponde alle domande che gli fai, ma non sai se sono quelle giuste. Non hai la capacità di valutare se quel programma è corretto. Per quanto riguarda l’allenamento, soprattutto con sovraccarico, la tecnica è importantissima. Il gesto deve essere armonioso. E lo si può imparare se si è seguiti. E mi riallaccio a quello che dicevo prima: l’entry-level è basso e il rischio di allenarsi da soli è di farlo male.

Il personal trainer e nutrizionista Michele Martinetti
Il personal trainer e nutrizionista Michele Martinetti

E questo vale anche per la dieta?

Assolutamente. Tu la segui, ma per quanto? Come fai a leggere i feedback? Come fai a sapere se è arrivato il momento di alzare le calorie? A livello psicologico sei in grado di reggerlo? Questo è il compito di un bravo nutrizionista.

La dieta oggi è spesso associata al desiderio di avere un fisico scolpito, soprattutto in vista dell’estate. Ma c’è un segreto per bruciare grassi che funziona meglio di altri? O è solo una questione di deficit calorico?

Parlare di deficit calorico è sicuramente giusto, ma non spiega come funziona il dimagrimento, che di fatto è una necessità energetica dell’organismo. L’unico modo per bruciare grasso, per ridurre il contenuto adiposo delle cellule (sarebbe più corretto il termine svuotare), è quello di creare questa esigenza energetica. Ma è molto difficile, soprattutto se ti muovi poco: in questo caso il corpo tende velocemente all’omeostasi, ossia all’equilibrio. Ecco perché dopo si ricorre a metodi strani o a punture. E qui torniamo al ruolo centrale dei professionisti che ti indirizzano verso una strategia precisa, anche psicologica. Se fosse cosi facile, avremmo tutti il corpo definito.

E quali sono i fattori di questa strategia?

Sicuramente un’attività fisica quotidiana. Ci sono sempre più evidenze che la paragonano a un farmaco. L’esercizio ha però effetti acuti: quando ti alleni hai dei risultati, quanto non lo fai più torni al punto di partenza. Quindi è necessario avere una certa costanza. Bisogna uscire dall’idea di allenarsi come degli atleti professionisti, non servono 3 ore. Basta mezz’ora fatta bene, ovviamente sempre in base all’età, alla salute e agli obiettivi. Camminare, correre, andare in bici o fare pesi.

E quante volte a settimana?

Tra le cinque e le sei volte, bisogna avere appuntamenti fissi, creare delle abitudini. L’Oms dice almeno 150 minuti di cardio a settimana e tre volte sala pesi. E questo vale anche per la dieta: è inutile seguirne una per sei mesi o un anno e poi mollare. Ma ci sono anche altri fattori. Come il sonno: se si dorme poco ad esempio si tende a preferire una serie di cibi particolarmente palatabili.

Martinetti, tra le attività che ha menzionato ci sono anche i pesi. In passato era uno sport più che altro legato al mondo dei culturisti. Oggi non è così, quanto è importante per il corpo questo tipo di esercizio?

Bisogna uscire dalla logica che sia qualcosa di narcisistico e dunque legato soltanto all’aspetto fisico. Ora addirittura se ne parla anche in Oncologia: in pazienti che hanno abbinato l’esercizio con i pesi all’attività aerobica sono stati riscontrati importanti benefici fisiologici. Il muscolo è un organo che produce sostanze antinfiammatorie e per questo va allenato.

La ricerca è molto attenta su questo punto: fare pesi fa bene. Ma non perché è necessario aumentare la massa muscolare, va bene anche preservarla, visto che invecchiando inevitabilmente la si perde. È di fatto un farmaco per la cosiddetta longevità. Tutto questo non vuole spaventare le persone, anche io ci vado piano con i miei pazienti perché hanno tutti degli impegni, ma va proprio cambiata la cultura.

Possiamo dire che negli ultimi anni la cultura è cambiata? Ci sono molte più persone che fanno attività fisica.

Assolutamente sì, è vero. Anche tra le persone anziane. Ma è altrettanto vero che oggi i lavori sono molto più sedentari e dunque c’è un’esigenza diversa.

Per concludere. Lei consiglia di assumere anche integratori?

Come abbiamo visto dipende tutto dalla persona e dallo sport e prima il trainer e il nutrizionista dovrebbero fare un esame approfondito, anche perché il futuro dei trainer è sempre più indirizzato a delle specializzazioni. Comunque direi sicuramente la creatina, che ha fortissime evidenze, è molto studiata e quindi sicura: importante per l’aumento della massa muscolare ma anche sotto il profilo della funzione cognitiva. Poi direi la vitamina D, quando, in inverno, siamo poco esposti al sole. Proteine in polvere sì, ma sono più che altro un supplemento all’alimentazione. Ma bisogna seguire il quantitativo che una persona deve assumere.

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