Alla Domus Salutis la casa che allena i pazienti a tornare alla vita

La Casa di cura dispone di due appartamenti e speciali set per chi ha vissuto un trauma invalidante: «L’obiettivo è favorire il loro reinserimento sociale»
Il set in cui esercitare la manualità - © www.giornaledibrescia.it
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Per accendere la luce basta sfiorare l’interruttore, lo spazio sotto il lavello della cucina è libero e la mensola sulla quale ci sono le tazze della colazione si alza e si abbassa in risposta alle varie esigenze. Piccoli (anzi grandi) accorgimenti che rendono quella nei toni del verde e del marrone una casa diversa dalle altre. Un luogo accessibile e accogliente in cui riflettere sul fatto che, come recita una frase di Proust impressa sulla parete, «il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi».

La «palestra»

Una «palestra» in cui allenarsi ad affrontare la vita quotidiana dopo un trauma invalidante, come un Ictus o un incidente stradale. La casa si trova alla Domus Salutis (Fondazione Teresa Camplani) ed è composta da due ampi alloggi pre-dimissioni dotati di domotica e arredo studiato per persone con disabilità. Fanno parte degli strumenti che l’Unità operativa di Riabilitazione specialistica neurologica utilizza per raggiungere la sua missione. Ossia: «Non limitarsi al recupero delle funzioni perse dal paziente – spiega il nuovo responsabile Edoardo Bandiera, che è succeduto, dopo averlo affiancato per anni, al dottor Michele Scarazzato –, ma favorire il suo reinserimento sociale. Un percorso complesso che ci vede attivi a più livelli con la consapevolezza che se un paziente torna a casa e a casa rimane per noi rappresenta un fallimento».

I numeri

Il primario nell'alloggio per sperimentare l'autonomia - © www.giornaledibrescia.it
Il primario nell'alloggio per sperimentare l'autonomia - © www.giornaledibrescia.it

L’Unità operativa dispone di 25 posti letto e accoglie, nell’80% dei casi, pazienti usciti da ospedali per acuti (situati anche fuori regione). Esegue all’incirca 170 ricoveri l’anno, per un terzo legati a lesioni del midollo (in una ventina di casi si tratta di persone in coma). L’età media è attorno ai 50 anni, la degenza massima 180 giorni (quella media 60) e le giornate totali di ricovero l’anno sono 8.600. L’offerta si completa con le attività ambulatoriali, in buona parte ad alta complessità, alle quali accedono duemila persone l’anno.

«Quando un paziente arriva da noi generalmente non è ancora consapevole della sua situazione – osserva Alessandro Triboldi, direttore generale di Fondazione Teresa Camplani –. Qui realizza le conseguenze di ciò che gli è accaduto. E, per esempio, capisce che non potrà più camminare». In situazioni così dirompenti il ruolo della Casa di cura va ben oltre la riabilitazione: «Cerchiamo di aiutare il paziente a trovare una dimensione di vita diversa. E cerchiamo di reintrodurlo nella quotidianità».

La sfida

Come? La sfida si gioca su più campi. Nel reparto con le immagini dell’atleta di tennis in carrozzina Alberto Saja appese nel corridoio lavorano infermieri riabilitativi. E bazzicano i volontari di Active Sport, coinvolti in un progetto di «aiuto tra pari» che, come spiega il presidente Marco Colombo, «permette alle persone che hanno appena subìto un trauma invalidante di avere un confronto diretto con chi ha vissuto le medesime esperienze in prima persona».

Gli stessi volontari – che, grazie al supporto degli imprenditori bresciani, dispongono di attrezzature specializzate – offrono ai pazienti anche la possibilità di provare a praticare sport adattati accompagnandoli ad esempio in metro verso i campi da tennis di Forza e Costanza. Per chi vive esperienze così complesse e delicate, lo sport può avere un valore che, come sottolinea il dottor Bandiera, «va oltre la medaglia. Significa reinserimento sociale, partecipazione, condivisione». L’attività fisica viene, poi, praticata anche nella piscina e nella palestra interne alla struttura.

Concretezza

Il set in cui i pazienti si confrontano con la quotidianità - © www.giornaledibrescia.it
Il set in cui i pazienti si confrontano con la quotidianità - © www.giornaledibrescia.it

A proposito di palestra la Domus Salutis dispone di speciali set in cui i pazienti con difficoltà motorie post-trauma possono «allenarsi» alla nuova vita quotidiana: seguiti da terapisti occupazionali provano a vestirsi, lavarsi, coricarsi sul letto, stirare, cucinare, prendersi cura delle piante, maneggiare un cacciavite. Azioni prima scontate e poi, purtroppo, non più.

Inoltre, sempre nell’ottica di sperimentare l’autonomia, prima delle dimissioni possono trascorrere un paio di settimane (da soli o con il caregiver) in uno dei due alloggi situati nella Casa di cura. Alloggi con arredi e ausili accessibili da riprodurre, eventualmente, a casa propria cogliendo l’opportunità di disporre della consulenza gratuita di un architetto. Tanti campi, si diceva, per affrontare e vincere insieme una sfida che passa dalla ricerca personale di motivazioni e forza di volontà e, come sottolinea Triboldi, «mira, davvero, alla rinascita».

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