Disregolazione emotiva: «Non è un fallimento educativo, va trattata»

Emozioni intense, sbalzi d’umore, rabbia improvvisa, tristezza che sembra senza fine. Ma quando tutto questo non è più “normale adolescenza” e diventa un segnale clinico? Se ne è parlato nella diretta di Obiettivo Salute, con un approfondimento dedicato alla disregolazione emotiva nei giovani.
Quando l’emozione è segnale clinico
«Per disregolazione emotiva – ha spiegato la dottoressa Cipani, direttore della Neuropsichiatria Infantile e dell’Adolescenza Asst Garda – intendiamo la difficoltà a modulare e gestire emozioni intense in modo adeguato al contesto». Non si tratta semplicemente di essere sensibili o impulsivi: il problema emerge quando l’intensità emotiva compromette relazioni, scuola, vita quotidiana.
L’adolescenza è una fase vulnerabile: circa tre quarti dei disturbi psichici esordiscono in età evolutiva. I campanelli d’allarme? Isolamento marcato, autolesionismo, esplosioni di rabbia incontrollata, alterazioni importanti del sonno o dell’alimentazione. La disregolazione non è di per sé una diagnosi, ma un sintomo trasversale che si ritrova in diversi disturbi psicopatologici, dai disturbi dell’umore ai disturbi alimentari, fino ai disturbi di personalità.
Il cervello adolescente e il rischio sostanze
Il cervello dell’adolescente è ancora in costruzione. Come ha sottolineato la dottoressa Laura Franceschini, responsabile del Servizio per le Dipendenze, le aree deputate al controllo degli impulsi e alla valutazione delle conseguenze – in particolare la corteccia prefrontale – sono ancora in fase di sviluppo, mentre i circuiti emotivi sono già molto attivi. In questo squilibrio si inserisce il rischio dell’uso di sostanze.
Alcol e cannabis interferiscono con i meccanismi di regolazione emotiva e l’uso precoce può aumentare la vulnerabilità a disturbi psichiatrici futuri. Non solo: cresce anche il fenomeno dell’uso improprio di psicofarmaci senza prescrizione, benzodiazepine e farmaci per l’ADHD reperiti in casa o tra coetanei.
«A volte – ha spiegato la dottoressa Elena Dordoni, psicologa e psicoterapeuta del Centro Psico Sociale di Leno – l’uso di sostanze diventa una forma di automedicazione: il ragazzo tenta di spegnere un dolore emotivo che non riesce a gestire».
L’importanza dell’intervento precoce
Il primo passo, quando un adolescente arriva in terapia con forte instabilità emotiva, è costruire un’alleanza terapeutica e valutare il contesto familiare. L’approccio è multidisciplinare: psicoterapia, eventuale supporto farmacologico nei casi indicati, lavoro con la famiglia e interventi riabilitativi.
Tra gli approcci più efficaci nella regolazione emotiva c’è la Dialectical Behavior Therapy (DBT), che insegna competenze concrete per gestire emozioni intense, tollerare la sofferenza e migliorare le relazioni. Il lavoro di gruppo, ha evidenziato la dottoressa Laura Gavelli, tecnico della riabilitazione psichiatrica, offre un valore aggiunto: il confronto tra pari in un contesto protetto riduce il senso di isolamento e favorisce l’apprendimento reciproco.
Letizia: «Oggi mi definisco guarita»
In studio anche la testimonianza di Letizia, 26 anni, che ha raccontato il suo percorso iniziato a 16 anni con una marcata disregolazione emotiva. Negli anni l’ingresso in Neuropsichiatria infantile, il percorso DBT di gruppo, un ricovero di quattro mesi tra marzo e giugno, poi il passaggio ai servizi per adulti e un ricovero al Richiedei di Gussago per un disturbo alimentare, la bulimia. «Oggi mi definisco guarita – ha raccontato – i sintomi sono diminuiti. Ci sono state ricadute, ma ho imparato ad affrontarle».
Fondamentale per lei il percorso riabilitativo e il lavoro con strumenti come la Recovery Star, che responsabilizza il paziente nel prendersi cura della propria salute e nel monitorare i progressi. Oggi Letizia collabora con l’associazione Il Chiaro nel Bosco e partecipa a progetti come un laboratorio di scrittura al Liceo Leonardo, mettendo la propria esperienza al servizio degli altri.
«Non abbiate paura di chiedere aiuto», è il messaggio condiviso dagli specialisti. La disregolazione emotiva non è un fallimento educativo né una colpa del ragazzo. È un segnale di sofferenza che può essere compreso e trattato. Intervenire presto significa ridurre il rischio di cronicizzazione e offrire ai giovani strumenti per attraversare l’intensità emotiva senza esserne travolti.
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