Quaranta minuti sul fondo del lago, due ore di vani tentativi di rianimazione, poi il ricovero e la morte. Si è spento così Badr Ouajil, il sedicenne che sabato pomeriggio si era tuffato nel lago di Garda, senza riemergere. L’acqua gelida, il corpo a lungo riscaldato dalle alte temperature d’inizio maggio. Una combinazione che può essere fatale, proprio come in questo caso, e che ha un nome: sindrome da idrocuzione. Banalmente una congestione. Che in acqua, però, può avere conseguenze nefaste.
Abbiamo interpellato Sara Chiappa, pediatra del Pronto soccorso pediatrico degli Spedali Civili di Brescia, per fare luce sulle cause e le possibili conseguenze di questa sindrome, soffermandoci anche sulle buone prassi da seguire per minimizzare ogni rischio.



