La zebra Zeb parte per il campo estivo con una «scorta di baci». Nel libro di Michel Gay, ogni volta che sente nostalgia di casa apre una scatolina e avvicina al viso un bacio-caramella (foglietti con stampe di baci fatte con il rossetto) preparato da mamma e papà. Un piccolo rito che rende più dolce il distacco. Ma come si possono aiutare i bambini che a settembre inizieranno l’asilo nido? Ne abbiamo parlato con Giulia Franchini, assistente sanitaria che si occupa di promozione della salute nei primi mille giorni di vita al Consultorio di Salò (Asst Garda).
Esiste davvero un’età giusta per iniziare il nido o dipende dal bambino?
Dipende dal bambino, ma anche dal contesto familiare. Il primo elemento da considerare è se i genitori possa scegliere o se, per motivi organizzativi, il nido è una necessità. Il secondo riguarda lo sviluppo psicomotorio. Tra l’anno e l’anno e mezzo, in genere, il bambino comincia a cercare il rapporto con i coetanei, non soltanto con gli adulti o con i bambini più grandi. Quindi è più predisposto a iniziare il nido. Ad ogni modo il nido è un’ottima palestra di vita e di sviluppo motorio e relazionale anche prima dei 18 mesi.

Come si può preparare un bambino al primo distacco dai genitori?
Il modo migliore è abituarlo gradualmente a stare anche con altre figure di riferimento, come i nonni. Nei primi anni di vita il bambino non ha ancora pienamente acquisito il concetto che una persona continui a esistere anche quando non la vede. Per questo ogni separazione può essere vissuta come definitiva. Fare esperienza di piccoli distacchi e ritrovamenti lo aiuta a capire che mamma e papà si allontanano, ma poi tornano sempre. Inoltre si può iniziare una nuova routine del risveglio e del pranzo: i bambini sono abitudinari, prepararli ai ritmi futuri può essere d’aiuto.
Un consiglio su tutti?
Vivere l’avvicinamento al nido con serenità. I bambini percepiscono le emozioni degli adulti: se mamma e papà sono tranquilli, affronteranno il distacco con maggiore sicurezza; se invece avvertono ansia e tensione, tenderanno a farle proprie.
Quali sono gli errori più frequenti che fanno genitori e nonni nei primi giorni di nido?
In Consultorio non parliamo di errori: i genitori non devono sentirsi giudicati, ma accolti in uno spazio di condivisione. Possiamo, infatti, aiutarli a riflettere su alcuni atteggiamenti. In generale è importante accogliere le emozioni del bambino, anche quando piange o fatica a separarsi. Minimizzare, avere fretta o mostrarsi troppo preoccupati rischia di rendere il distacco più difficile.
Se piange all’ingresso, come bisogna reagire?
Non bisogna scappare né trattenersi troppo. Il pianto va accolto con un abbraccio e con poche parole rassicuranti: è importante spiegare al bambino che mamma o papà torneranno. Poi è possibile salutarlo e andare. Nella maggior parte dei casi, dopo pochi minuti il pianto si interrompe.
Quanto conta la gradualità dell’inserimento?
La letteratura non dà una risposta univoca. Per questo alcuni nidi prevedono un periodo di inserimento, altri no.
Perché alcuni bambini si adattano prima e altri dopo?
Le esperienze sono diverse per ogni bambino. Anche il modo in cui è avvenuta la nascita può avere un'influenza: il parto rappresenta il primo grande distacco e, in alcuni casi, se è stato particolarmente lungo o complesso può incidere sul modo in cui il bambino vive le separazioni successive e l’allattamento.

C’è un’età in cui l’ingresso al nido può essere più difficile?
Intorno agli otto-nove mesi può esserlo di più. È una fase di grande sviluppo psicomotorio: il bambino vorrebbe fare molte cose, ma non sempre ci riesce, e questo può generare frustrazione. Anche il sonno, in questo periodo, può diventare più faticoso.
Quali segnali indicano che il bambino si sta adattando bene? E quali, invece, dimostrano un disagio?
Se, quando lo si va a prendere al nido, il bambino continua a giocare come stava facendo e, a casa, mantiene le sue abitudini, è un buon segnale: significa che si sente al sicuro nel nuovo ambiente. Se invece appare insolitamente irrequieto o cambia comportamento senza una causa evidente, potrebbe vivere un momento di difficoltà. È normale, invece, che nei primi tempi si svegli più spesso durante la notte e cerchi la mamma o il papà: ha semplicemente bisogno di essere rassicurato.




