Salute e benessere

Cataratta: come riconoscerla e quando serve l’intervento chirurgico

Lo spiega il dottor Gatta, primario di Oculistica al Città di Brescia: «È l’operazione più eseguita in Italia e dura tra i 6 e i 12 minuti»
Una visita oculistica
Una visita oculistica

La cataratta è una delle principali cause di visione offuscata e, se non trattata, può compromettere in modo significativo la qualità della vita. È una malattia comune con l’avanzare dell'età e può essere trattata efficacemente con un intervento chirurgico che prevede la rimozione del cristallino opacizzato e la sua sostituzione con una lente artificiale. In Italia ogni anno vengono eseguiti circa 650mila interventi di questo tipo. Ne abbiamo parlato con il dottor Gianpaolo Gatta, responsabile dell’Unità operativa di Oculistica dell’Istituto Clinico Città di Brescia, che, in 41 anni di carriera, ha effettuato 32mila interventi.

Dottor Gatta, l’operazione alla cataratta è considerata un intervento di routine o presenta aspetti delicati?

Sebbene sia l’intervento chirurgico più eseguito in Italia, con un elevato livello di sicurezza e una durata che varia tra i 6 e i 12 minuti, non va mai sottovalutato. Le complicanze, per quanto molto rare, sono difficilmente correggibili. Per questo motivo, è fondamentale affidarsi a mani esperte e strutture ben organizzate.

Quando è il momento giusto per farsi operare?

Il momento giusto per sottoporsi all’intervento dipende molto dalla singola persona. In generale, quando la densità della cataratta comincia a interferire con le attività quotidiane, lavorative o ricreative, è il momento di prendere in considerazione l’operazione.

Dottor Gianpaolo Gatta, responsabile dell’Unità operativa di Oculistica dell’Istituto clinico Città di Brescia
Dottor Gianpaolo Gatta, responsabile dell’Unità operativa di Oculistica dell’Istituto clinico Città di Brescia

Quali segnali non vanno sottovalutati?

Un segnale importante da non ignorare è un cambiamento nella visione. In età avanzata, la cataratta può ridurre la miopia, migliorando la visione da vicino. Se un anziano inizia a togliere gli occhiali per leggere o vedere meglio da vicino, è molto probabile che soffra di cataratta.

Qual è l’età media delle persone che necessitano dell’intervento?

La maggior parte delle persone che si sottopone all’intervento ha più di ottant’anni. Tuttavia, mi capita di operare anche pazienti sui 30 anni che sviluppano la cataratta a causa di terapie farmacologiche o traumi. Rispetto al passato, è sempre più comune operare anche ultra novantenni, perché vederci bene è un bisogno prioritario a qualsiasi età.

Quante operazioni di questo tipo eseguite in un anno?

Io eseguo 1.300-1.500 interventi all’anno. Le strutture bresciane del Gruppo San Donato arrivano a 5.500.

Quanto tempo è necessario attendere col Servizio sanitario nazionale?

Le liste d’attesa variano da sei a quattordici mesi. Nel Bresciano la situazione è migliore rispetto a province e regioni vicine.

Quali benefici concreti può aspettarsi il paziente dopo l’intervento?

Rispetto al passato, gli obiettivi sono cambiati. Non si punta più solo a migliorare la vista, ma a migliorarla notevolmente. Durante l’intervento, infatti, è possibile risolvere anche problemi preesistenti come miopia, presbiopia o astigmatismo, grazie all’uso di lenti premium.

Quanto incide l’innovazione tecnologica sui risultati e sulla sicurezza dell’operazione?

L’innovazione ha un ruolo cruciale, poiché questo è l’intervento chirurgico, non solo in oculistica, più diffuso al mondo. La continua evoluzione tecnologica ha reso l’operazione sempre più sicura, precisa e affidabile, grazie all’uso di macchinari all’avanguardia e all’elaborazione di lenti premium, che migliorano ulteriormente la qualità della visione del paziente.

Quali accorgimenti sono fondamentali nel periodo post-operatorio per garantire un buon recupero?

Un breve riposo e il corretto uso della terapia antibiotica e antinfiammatoria sono essenziali. Nel tempo la possibilità che si manifestino infezioni si è ridotta tantissimo: ora siamo a un caso ogni 100mila.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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