«Cari genitori», chi sono gli Hikikomori e perché fuggono dalla realtà
Cari genitori, in quest’epoca difficile ed esplosiva che non promette nulla a nessuno, vien da dire: «Ma quali interessi può avere un giovane che vive il suo tempo?».
La fuga dal mondo reale
Un ragazzo che di recente ho seguito e «incontrato» a distanza perché rinchiuso nella sua prigione familiare, mi ha confessato: «A me non interessa uscire di casa, un po’ perché ho paura, ma prima di tutto perché non mi interessa quello che c’è fuori. Tanto non ho obiettivi nella vita, in fondo non studio, non lavoro e non ho una ragazza. Ma amici si! Tanti online che voi nemmeno ci credete!»
Avete capito si tratta di un ragazzo chiuso in casa, nella sua stanza e che non esce da tempo, che non incontra gli altri. Uno di quei 200 mila adolescenti che, secondo i dati ufficiali, ci racconta degli Hikikomori i ritirati sociali che io chiamo «fuggiaschi» perché ragazzi in fuga dal mondo per un manifesto sentimento di inadeguatezza.
Il rifugio nel virtuale
E’ uno dei fenomeni giovanili più preoccupanti di questo millennio, che mette in luce in modo esaltato paura e panico, come ingredienti consueti della crescita in adolescenza.
Oggi gli Hikikomori, che in giapponese significa «quelli che stanno in disparte» si ritirano nelle relazioni virtuali spaventati dal mondo reale e tentano di arrangiarsi da soli.
Trovano una soluzione: sostituire il virtuale al reale. Grazie a un pc collegato a internet rimangono attaccati al mondo giorno e notte mentre e se ne stanno lontani.
Un corpo vissuto come inadeguato
Hanno una relazione strana con il loro corpo che in adolescenza ha sempre portato scompigli. Oggi il corpo è vissuto come immagine, oggetto da esibire o da narrare in una infinità di immagini.
Perché la rete ti offre la possibilità di esistere anche senza un corpo che peraltro senti inadeguato e di cui ti vergogni. Ma anche perché la tecnologia ti permette di far vivere narcisisticamente un corpo nuovo e pulsante, anche se ingombrante o inadeguato.
Ritirarsi significa sottrarsi ai pericoli ed eliminare dalla realtà il corpo dolente o, almeno illusoriamente, tentare una via d’uscita per sopravvivere. Non sono malati, ma vanno aiutati perché il rischio di ammalarsi è elevato. In ogni caso il pericolo va prevenuto.
Come? Iniziamo con piccole cose
- Osservateli bene le loro reazioni soprattutto nel periodo dei passaggi importanti che sono dalle medie alle superiori ad esempio.
- Se trovate comportamenti confusi e disorientati, se mostrano e segni di distanza dagli amici reali, dallo sport, dalla scuola e dalla vita reale, cercate di capire o chiedete aiuto, ricordando che la scuola in genere conta solo in parte.
- Se li vedete dormire di giorno e star svegli di notte consultate un professionista della salute mentale.
- Approfondite con il dialogo i loro interessi e scoprite quali le passioni coltivano online.
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
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