«Cari genitori», parliamo con i figli del male e delle emozioni

Di fronte alla tragedia di La Spezia non possiamo restare in silenzio. Con adolescenti e bambini serve aprire un dialogo, ascoltare le emozioni e insegnare a riconoscerle
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«Cari genitori», il male e le emozioni
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Cari genitori, il delitto di La Spezia credo debba servirci a pensare al disagio giovanile e discuterne con i figli per non archiviare immediatamente un fatto così grave.

Come spiegare queste notizie

Parlatene in casa con loro. Aprite un dialogo con gli adolescenti e soprattutto domandate cos’hanno provato di fronte a questa notizia. Cercate di aprire però il versante dei sentimenti piuttosto che quello delle valutazioni, perché la violenza si affronta anche con le emozioni che suscita.

L’ingresso dell’Istituto Domenico Chiodo di La Spezia
L’ingresso dell’Istituto Domenico Chiodo di La Spezia

La prevenzione si fa con l’educazione ai sentimenti che deve iniziare presto e non elimina colpe o punizioni. Ma l’educare viene prima del punire.

Adolescenti e preadolescenti come pure i bambini, sanno cosa sono gli sbagli e le sanzioni, sono in grado di dire i pensieri della loro mente, ma esprimono poco cosa si prova dentro e hanno bisogno di adulti che facciano domande, anche difficili, con cui cogliere e validare le emozioni.

Affrontare l’argomento

Il male che questa storia atroce racconta, è intessuta di sentimenti come la gelosia, la perdita, la paura, il rancore e la rabbia feroce dell’assassino, forse già espressa e probabilmente trascurata e temuta oppure sottovalutata dagli adulti.

Parlatene e affrontate con i figli l’argomento del sentire dentro. Non puntate a richedere loro soluzioni al disagio di un’intera generazione, tocca a noi farlo.

Lasciate al margine le possibili spiegazioni, la ricerca della verità, non perché non sia importante, ma perché serve di più uscire dal binomio giusto/sbagliato, colpevole/innocente e anche dall’idea che solo le punizioni possono arginare la violenza dei comportamenti.

La chiave è l’ascolto

Con i figli è importante dare spazio alla prevenzione e all’ascolto loro del proprio sentire interno, aiutandoli a trovare un nome a quei movimenti interiori che chiamiamo emozioni.

A me colpisce molto ogni volta che, nei laboratori di comunicazione coi ragazzi, scopro la diffusa incapacità di verbalizzare la tristezza o la paura e dire del proprio dolore mentale.

Farli crescere significa fare in modo che siano responsabili e capaci di riconoscere, esprimere e governare i loro sentimenti, dare spazio a sfoghi sani e riconoscere i propri limiti ma anche chiedere aiuto quando ci si sente in difficoltà. Cominciate voi genitori a casa con l’educazione sentimentale e poi a gran voce chiedete alla scuola di continuare a tutti i livelli di formazione.

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