Salute e benessere

«Cari genitori», cos’è lo sharenting e perché può essere un rischio

Condividere immagini dei figli sui social è un’abitudine diffusa, ma può esporre i minori a rischi legati alla privacy, alla manipolazione delle immagini e persino all’adescamento online. Prima di pubblicare, serve riflettere sul rispetto e sulla protezione dei bambini
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«Cari genitori», parliamo di sharenting

Cari genitori, continuiamo a parlare di social e a riflettere sull’educare. Voglio soffermarmi sulla parola inglese sharenting. Parola un po’ difficile da pronunciare che è l’insieme di due parole «sharing» condividere e «parenting» genitori con la quale si indica l’abitudine di postare sui social foto e video dei propri figli.

I rischi dello sharenting

Si tratta di una pratica molto comune ma, secondo diverse ricerche, pericolosa per i bambini. Sappiamo già che il rischio maggiore sta nel fatto che in rete una foto rischia di restarci per sempre.

Ma il pericolo più grande è che oggi, grazie alla AI, è possibile e facile la manipolazione delle immagini che possono diventare materiale per il grande mercato della pedopornografia e favorire l’adescamento da parte di pedofili. Oltre a questi c’è anche il rischio di far subire a un minore il furto d’identità e la violazione della sua privacy.

Un gesto che interroga i genitori

Prima di tutto però c’è la violenza di un gesto irrispettoso nei confronti di un bambino in quanto lo si coinvolge in un’azione senza che lui lo voglia. Penso poi a quale modello di riferimento possa essere un genitore chi si comporta in questo modo mentre si dice preoccupato dei social, ne limita l’uso o li vieta mentre lui stesso ne abusa ampiamente.

Sul perché molti genitori si comportino così, possono esserci molte risposte. Ma di solito prevale un forte bisogno di approvazione sociale e l’idea che con queste foto si possano ricevere apprezzamenti in grado di mostrare una genitorialità perfetta. In realtà è un’abitudine che fa emergere il tratto di un adulto poco rispettoso del proprio figlio, povero sul piano educativo e con profonde insicurezze.

Come proteggere i figli online

Per contenere questo comportamento direi di ricordare che:

  • Ogni condivisione di materiale fotografico in internet non è mai da considerare sicura.
  • Prima di pubblicare una foto di un bambino sarebbe bene che ci si chiedesse cosa potrebbe pensare una decina di anni dopo il proprio figlio quando scoprirà di essere stato ritratto nella propria intimità, magari nudo a fare il bagnetto.
  • Volendo postare una foto del proprio figlio è opportuno prima parlarne con lui.
  • È possibile modificare le impostazioni sulla privacy per limitare l’accesso alle persone affidabili.
  • Andrebbe rispettata la sua privacy evitando di mostrarlo con il viso.
  • Andrebbero resi consapevoli parenti e amici a cui inviamo direttamente materiale fotografico di un minore perché non lo condividano con altri.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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