Salute e benessere

Ace, il golden retriever che avvisa Lorenzo quando cala la glicemia

Il 19enne convive con il diabete di tipo 1. Accanto a lui c’è Ace, il cane addestrato a riconoscere i cali di glicemia e ad avvisarlo in anticipo
Daniela Affinita
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Ace aiuta Lorenzo con il diabete

A volte l’aiuto arriva in forme che non ti aspetti. Per Lorenzo ha preso la forma di un golden retriever dal pelo bianco, Ace, compagno fedele e guardiano silenzioso. Ma prima di conoscere Ace, c’è stato un momento difficile: Lorenzo, allora diciannovenne, beveva moltissimo, dimagriva, andava in bagno di continuo. Qualcosa non andava. Le analisi del sangue hanno rivelato il diabete di tipo 1.

Accanto a lui, fin da subito, c’è stata la dottoressa Angela Girelli, direttore della Diabetologia dell’Asst Spedali Civili, che lo ha aiutato a capire cosa stava succedendo e a imparare a gestire insulina e sensori. All’inizio Lorenzo si faceva le punture sulla pancia e sul torace, poi è passato all’infusore automatico che regola la dose da solo, aumentando e diminuendo l’insulina in base al suo corpo. Ma nonostante la tecnologia, la vita con il diabete resta qualcosa da sentire, ascoltare, interpretare. È qui che entra in gioco Ace.

Addestrato a riconoscere quando scende la glicemia

Ace ha due anni e tre mesi e riconosce quando la glicemia di Lorenzo sta per scendere anche venti o trenta minuti prima. Lo avvisa con una zampata, un abbaio o agitandosi accanto a lui. E se Lorenzo dorme o non risponde, Ace va a chiamare i genitori, prende la loro mano e li guida fino a lui. Vive le emozioni del suo umano, le sente nella pelle. L’addestramento è iniziato quando Ace aveva quattro mesi.

Lorenzo, ospite a Obiettivo Salute, racconta: «Dovevo creare dei campioni masticando garze quando avevo l’ipoglicemia, così Ace imparava il mio odore in quei momenti. Poi lui doveva trovare quel campione su di me o nascosto per casa. Ogni volta che lo riconosceva, lo premiavamo. Un’altra parte si chiama triangolazione: significa che, se io non rispondo, Ace va a chiamare qualcuno e lo porta da me. Fa parte del Progetto Serena, che dura 18 mesi. Per lui non è un addestramento. È prendersi cura di me».

Domani sarà un altro giorno di attenzione, di segnali e di zampate. E loro due, come sempre, lo affronteranno insieme.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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