Il dolore cronico è una condizione che colpisce sempre più persone e che spesso finisce per compromettere non solo la salute fisica, ma anche il benessere psicologico e la qualità della vita. Dolori articolari, cervicalgie, lombalgie, cefalee e tensioni muscolari possono accompagnare i pazienti per mesi o addirittura anni, incidendo sulla quotidianità, sul sonno e perfino sulle relazioni sociali.
Negli ultimi anni, accanto alle terapie farmacologiche tradizionali, si è iniziato a parlare sempre più spesso anche di agopuntura come possibile supporto nella gestione del dolore cronico. Un tema approfondito durante la trasmissione Obiettivo Salute di Teletutto insieme al dottor Marco Abastanotti, anestesista dell’UO di Anestesia dell’Ospedale di Manerbio.
Dottore, quando si parla di agopuntura c’è ancora chi pensa si tratti di una pratica esclusivamente alternativa. È davvero così?
«No, oggi non è più corretto definirla semplicemente una pratica alternativa, l’agopuntura viene utilizzata anche in ambito medico e ospedaliero come terapia complementare, soprattutto all’interno dei percorsi dedicati alla terapia del dolore. Naturalmente non sostituisce le cure tradizionali, ma può affiancarle e integrarle in modo efficace in alcuni pazienti».
Quindi non parliamo di una terapia “miracolosa”, ma di uno strumento in più?
«Esattamente, è importante essere molto chiari su questo aspetto. Non esiste una terapia valida per tutti e non esistono soluzioni miracolose per il dolore cronico, ogni paziente ha una storia clinica diversa e necessita di un percorso personalizzato. L’agopuntura può rappresentare uno degli strumenti disponibili all’interno di un approccio multidisciplinare».
Per quali problematiche viene utilizzata più frequentemente?
«Principalmente nei dolori muscolo-scheletrici cronici, quindi cervicalgie, lombalgie, dolori articolari, tensioni muscolari, ma anche cefalee, emicranie e alcune sindromi dolorose come la fibromialgia. In alcuni casi può essere utile anche nel trattamento di dolori persistenti post-operatori o legati a patologie croniche».

Come funziona concretamente una seduta di agopuntura?
«L’agopuntura prevede l’inserimento di aghi molto sottili in punti specifici del corpo, si tratta di aghi sterili e monouso e generalmente il trattamento è ben tollerato dai pazienti. L’obiettivo è stimolare alcune risposte dell’organismo che possono aiutare a ridurre il dolore, migliorare il rilassamento muscolare e favorire il benessere generale».
Molte persone hanno paura degli aghi. È una terapia dolorosa?
«In realtà nella maggior parte dei casi no, gli aghi utilizzati sono estremamente sottili e spesso il fastidio è minimo o assente. Alcuni pazienti riferiscono una lieve sensazione di tensione o calore, ma generalmente il trattamento viene vissuto in modo molto tranquillo».
Quali benefici possono ottenere i pazienti che soffrono di dolore cronico?
«Il beneficio principale è la riduzione del dolore, ma non è l’unico aspetto, spesso chi convive con il dolore cronico ha difficoltà a dormire, è più stanco, più nervoso e tende a limitare le proprie attività quotidiane. Quando il dolore migliora, anche la qualità della vita può cambiare sensibilmente, in alcuni casi si riesce anche a ridurre l’utilizzo di farmaci antidolorifici».
Ci sono pazienti che arrivano all’agopuntura dopo aver provato molte altre terapie?
«Sì, succede frequentemente, molti pazienti arrivano dopo aver già affrontato diversi percorsi terapeutici senza ottenere risultati soddisfacenti. Il dolore cronico è una condizione complessa e spesso richiede tempo e un approccio integrato, l’agopuntura può essere un valido supporto proprio in queste situazioni».
Quanto conta l’aspetto psicologico quando si parla di dolore cronico?
«Conta moltissimo, il dolore cronico non coinvolge soltanto il corpo, ma anche la sfera emotiva e psicologica della persona. Ansia, stress, insonnia e stanchezza possono peggiorare ulteriormente la percezione del dolore. Per questo è importante considerare il paziente nella sua globalità».
C’è ancora diffidenza verso questa pratica?
«A volte sì, soprattutto perché per molti anni l’agopuntura è stata percepita come qualcosa di distante dalla medicina tradizionale, oggi però viene sempre più studiata e utilizzata anche in contesti ospedalieri. La cosa fondamentale è affidarsi sempre a professionisti qualificati e inserirla all’interno di un percorso medico serio».
Qual è il messaggio più importante che vuole lasciare ai nostri lettori?
«Che il dolore cronico non deve essere banalizzato o considerato qualcosa con cui convivere passivamente, oggi esistono diversi strumenti terapeutici che possono aiutare le persone a stare meglio e a recuperare qualità di vita. L’importante è rivolgersi agli specialisti e valutare insieme il percorso più adatto alle proprie esigenze».



